A qualche mese dal lancio della nostra ReattiviX School, in vista della scadenza del recepimento della direttiva europea sul Whistleblowing previsto per venerdi 17 dicembre 2021, riproponiamo una serie di interviste e approfondimenti con i nostri relatori. Oggi l’intervista a Davide Del Monte, presidente di Info.Nodes e già direttore nazionale di Transparency International Italia.

Come poter, non dico sconfiggere, ma almeno contrastare, la criminalità? La parola chiave è partecipazione”.

Davide del Monte, presidente di info.nodes – organizzazione che si batte per i diritti civili, per la giustizia climatica e in totale contrasto a mafia e corruzione -, è consapevole di quanto siano importanti la partecipazione, l’inclusione della società civile e l’attivismo civico nel monitorare determinate situazioni, già a partire dall’ingente flusso di denaro che presto arriverà con il Recovery Plan. Ospite alla ReattiviX School – Coscienze civiche contro l’illegalità, ha chiarito alcuni aspetti chiave del suo lavoro d’inchiesta per info.nodes collegandoli a quanto il cittadino comune può fare per contrastare la criminalità. 

Per il periodo storico in cui viviamo, tra pandemia e risorse economiche da sfruttare al meglio, l’attivismo non si può fermare alla sola passione: “ci vuole tanta passione per la res pubblica intesa come l’interesse a voler partecipare, a voler essere un soggetto attivo nella nostra società, un soggetto che prova quantomeno a promuovere dei cambiamenti e a migliorare la situazione in cui si trova. Sono sempre stato una di quelle persone che si lamentava delle situazioni ma con gli anni ho imparato ad attivarmi per cambiare determinate situazioni. Sembra banale, ma ci si può riuscire”. 

Dunque, non solo parole ma fatti: “il nostro deve essere un attivismo concreto, fatto di richieste da parte della società civile a chi ci governa: ad esempio, negli anni, abbiamo sostenuto campagne per l’accesso alle informazioni, realizzatasi poi con il FOIA (Freedom of Information Act), richieste per le tutele dei whistleblower (la prima legge in Italia è del 2017), e diverse altre richieste per la quale ancora non abbiamo avuto risultati, ma siamo ancora qua, anche per questo… è un tipo di lavoro fatto di professionalità e passione.

Del Monte, suggerì anche il titolo per il suo intervento: “guarda, ascolta e parla. Uniamo le nostre voci contro i criminali”. Abbiamo, così, voluto capire cosa significasse unire le voci dei cittadini e quanto, ad esempio, il giornalismo d’inchiesta possa essere un ‘megafono’ per la prevenzione a fenomeni di criminalità e se la stampa o l’opinione pubblica possano diventare un supporto esterno a un potenziale whistleblower.

“In questi anni ho preso consapevolezza di un fatto, fondamentale: l’illegalità non la si sconfigge solamente attraverso le leggi e le normative, o solo attraverso l’applicazione delle stesse oppure attraverso organi giudiziari o grazie alla Guardia di Finanza. Per riuscire a incidere in questo senso – non sconfiggere, ma almeno contrastare criminali e mafie – è necessario che si uniscano tutti i cittadini o almeno gran parte. Non si può pensare di esercitare una sorta di delega sulla legalità nei confronti delle autorità o delle leggi. Non funzionerebbe perché la criminalità ha delle forti radici culturali. Non solo nel Sud Italia ma anche al Nord, dove le radici sono già ben radicate. In tutte le regioni settentrionali, non si salva nessuno. Per salvarci, tutti si devono attivare, tutti devono partecipare. La parola chiave secondo me è partecipazione.” 

Continua il ragionamento su quanto l’unione sia fondamentale in una battaglia così difficile, complicata e a volte pericolosa: “affinché il contrasto alla criminalità diventi efficace, uno dei modi secondo me più utili è proprio il parlare, il farsi avanti, il non avere paura se si è testimoni o se si viene a contatto con situazioni potenzialmente criminali…bisogna segnalarlo! E qui, di conseguenza, si apre il tema sul whistleblowing: il cittadino si deve rendere conto che non può subire passivamente o aspettare che sia qualcun altro a risolvere i problemi di cui è testimone. Deve farsi avanti! Sono consapevole che possa essere un problema per diverse ragioni, tra cui perchè l’esposizione (denunciare alla polizia ad esempio) non è facile, anche a livello psicologico”.

Anche per questo il ruolo di organizzazioni e associazioni indipendenti deve essere il trait d’union tra il cittadino e le autorità: “con la nostra esperienza abbiamo messo a disposizione delle sorta di ‘cuscinetti’ tra le autorità e il cittadino bisognoso. ‘Cuscinetti’ che sono la società civile: organizzazioni come la nostra, come Cittadini Reattivi, finanche il giornalismo d’inchiesta. Associazioni e giornalisti possono riuscire ad essere il ‘megafono’ di quelle voci che rimarrebbero silenziate per paura e per una difficoltà a farsi sentire. Devono però allo stesso tempo ricevere tutele legali. Questo perché nel momento in cui un cittadino prende la decisione di andare contro la criminalità deve essere tutelato: le istituzioni devono incentivarlo e proteggerlo!”. 

Sarà quindi fondamentale per l’Italia agire subito e iniziare il processo di recepimento della direttiva europea (n. 1937/2019) per implementare al meglio la normativa attuale sul whistleblowing (legge n. 179/2017) e per apportare le migliorie richieste dall’Europa, infatti, lo stesso del Monte è fiducioso che: “la nuova direttiva europea permetterà l’ampliamento delle tutele non solo ai dipendenti pubblici ma anche ai privati e riconoscerà un ruolo anche alla società civile, quindi il ruolo di giornalisti e associazioni nel ricevere queste segnalazioni diventerà importante: a cominciare dall’iter di tutela e, se poi i fatti sono appurati, potranno dar loro voce ed esporre i crimini riportati. Sarà un passo molto importante perché dà modo alla cittadinanza di rendersi ancora più attiva contro la corruzione, il riciclaggio, oppure gli eco-reati”.

Il ‘cancro’ della corruzione e del malaffare oramai si è espanso in tutta la penisola, da nord a sud. Sembrano finiti i tempi della lupara e delle valigette di denaro, oggi i nuovi mafiosi si travestono da ‘signori’ e le loro attività si sono spostate nell’economia legale. Del Monte, da anni attivista ed ex direttore di Transparency Italia, ha le idee chiare su come la criminalità si stia muovendo agilmente anche in Lombardia: “tornando al discorso di quanto le mafie al nord si siano ben radicate, vorrei aggiungere che neanche Milano o la Lombardia ne sono esenti. In pochi, forse, ricordano che la giunta Formigoni non cadde per gli scandali in sanità ma per un reato altrettanto grave: la compravendita di voti da parte della ‘ndrangheta. Una cosa che forse passò anche sotto-traccia, ma personalmente ne rimasi sconvolto perché significò che le elezioni regionali furono comprate grazie all’attività pro-attiva degli ‘ndranghetisti. Anche questa cosa avrebbe dovuto aver ben altro impatto nell’opinione pubblica.

L’esempio viene da Milano.Oppure, ancora a Milano: la commissione antimafia del comune di Milano sta da tempo mettendo in guardia tutti sul come la criminalità organizzata stia sfruttando questo periodo di crisi per diventare ancora più potente. Ad esempio, uno degli ambiti in cui la criminalità investe di più, e quando dico investe intendo ricicla, è il settore della ristorazione: locali e bar sono quelli più ‘in ginocchio’ dopo un anno di chiusura e sono quelli più a rischio. La paura più volte reiterata dalla commissione antimafia è quella che i clan passino all’incasso comprando le tante società che stanno fallendo: ora più che mai, dobbiamo mantenere un livello di attenzione ancora più alto!”.

Non nasconde neanche le sue preoccupazioni sul futuro flusso di denaro in arrivo con il Recovery Plan ed esorta tutti alla massima attenzione: “come singoli cittadini magari non possiamo fare molto se aprono un nuovo bar sotto casa, ma sono tanti gli stimoli per farci tenere alta l’attenzione. Il periodo che andremo ad affrontare prossimamente sarà ancora più complesso nella prevenzione e nel contrasto alla criminalità organizzata, quindi ‘occhi aperti’ anche sui fondi del Recovery Plan che probabilmente è già sotto attacco dalle mafie, è naturale. Saremmo naif a pensare il contrario. Bisogna creare le misure giuste per tutelare queste risorse: l’unica misura possibile per mettere in salvaguardia tale mole di risorse pubbliche è incentivare la partecipazione e l’inclusione della cittadinanza nell’attività di monitoraggio. ANAC e ad esempio la Guardia di Finanza non possono rimanere da sole in questo e, anzi, ho trovato deludente l’approccio del Governo rispetto al ruolo della società civile: me lo aspettavo più inclusivo e partecipativo. Una richiesta di supporto a realtà come le nostre, che sono tante e ben radicate nei territori, che hanno esperienze pluriennali molto positive, insieme al valore aggiunto che la società civile potrebbe dare, è stato un po’ sottovalutato.” 

Un approccio deludente del Governo è stato notato anche su altre campagne pubbliche, che hanno visto Cittadini Reattivi, info.nodes e diverse altre associazioni, collaborare insieme, per il bene comune. E lo spiega bene quando parla della campagna #datibenecomune: “i dati sono essenziali. I dati sono nostri! I dati pubblici sono dei cittadini, non dovremmo neanche chiederli. Sono fondamentali sia per chi come noi è interessato ad aiutare e a collaborare con le autorità nell’attività di monitoraggio, sia per i giornalisti. In questo anno e mezzo di pandemia tantissime inchieste sono state fatte con grandissima difficoltà per la carenza di dati. Il lavoro dei giornalisti è fondamentale, sono la parte sana e attiva della società, non sono i nemici. Grazie alla loro professionalità riescono a reindirizzare nella giusta direzione alcune politiche che sono state prese in maniera errata.

Ma non è l’unica lotta civica a cui prende parte del Monte, anzi. Ricorda anche quanto sia importante la campagna #ripartenzaporteaperte, sottolineando come: “le porte aperte simboleggiano la volontà delle associazioni che partecipano all’Opengov Forum di prendere parte ed essere incluse nel processo decisionale, anche se oramai troppo tardi. Ma la battaglia non è finita, ora si giocherà tutta la partita sul processo di monitoraggio delle attività del Piano e dell’utilizzo delle risorse del Recovery Plan.”

Affinché si possano ottenere dei risultati, bisogna stimolare e aiutare le comunità a crescere, in particolare facendo rete. Invidie, gelosie bisogna metterle da parte e perseguire insieme il grande obiettivo della partecipazione e dell’inclusione, per un obiettivo comune, per il bene comune. E le reti possono essere composte non solo da associazioni o da cittadini, ma anche da giornalisti, infatti del Monte sprona tutti alla collaborazione: “attivismo e giornalismo d’inchiesta devono camminare insieme dal principio. L’inchiesta deve sviluppare attività di advocacy e le attività di advocacy devono sviluppare nuove inchieste, è un modello vincente ed è quello che seguiamo a info.nodes. In italia manca – o è sottofinanziata e poco valorizzata – ancora questa collaborazione tra attivisti e giornalisti che però è fondamentale per associazioni come le nostre. Bisogna saldare queste due anime: giornalismo e attivismo.”

Nel fare questo, si può anche aiutare i cittadini semplificando innanzitutto il linguaggio. E’ un tentativo che si sono prefissati a info.nodes e sulla rivista che pubblicano online, Marla. Del Monte racconta cosa vuol dire semplificare il linguaggio quando si parla di concetti complicati come quelli legati al whistleblowing, a mafia o corruzione: “approccio linguistico “pop” serve a tradurre dei problemi, dei concetti complessi in parole semplici. Ad esempio quando su Marla vogliamo parlare di corruzione cerchiamo anche articoli stranieri ‘quasi spiritosi’ perché vogliamo creare un legame tra il lettore e la tematica che possa portarlo ad approfondire il tema. A quel punto magari si chiede se nella situazione in cui si trova lui non ci sia un problema simile a quelli raccontati. E’ evidente che va nella direzione di un miglioramento anche del sistema di segnalazioni in Italia perché uno dei problemi che in pochi si pongono è che, puoi anche avere il miglior sistema di tutela del whistleblower o la miglior piattaforma di whistleblowing del mondo, ma se una persona non è neanche in grado di riconoscere un atto illegale quando se lo trova davanti (e succede spesso, anche perché i sistemi di corruzione sono molto più sofisticati rispetto al passato), per poterli segnalare la prima cosa è essere in grado di riconoscerli. Anche per questo abbiamo scelto un linguaggio semplice e colorato per queste problematiche, ma anche per le ingiustizie climatiche e sociali che, poi, vanno di pari passo: non puoi risolverne una, senza risolvere anche l’altra.

Conclude il suo intervento sottolineando quanto la formazione sia fondamentale e, quanto progetti come ReattiviX School, possano essere d’aiuto per i cittadini: “formazione, sensibilizzazione, informazione: è necessario stimolare la partecipazione di più cittadini possibili alla ‘cosa pubblica’. Ma prima di tutto bisogna renderli consapevoli delle tematiche, delle problematiche e delle soluzioni di cui stiamo parlando. Quindi la formazione è essenziale e la intendo in tutte le direzioni: rivolta a cittadini, studenti, attivisti e funzionari pubblici. Non è mai abbastanza la formazione ed è fondamentale anche formare, ad esempio, sulla qualità delle segnalazioni, su come farle e anche su come fare le richieste di accesso.”

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ReattiviX School è un progetto di Cittadini Reattivi APS realizzato grazie al sostegno del Digital Whistleblowing Fund: se ti sei perso gli incontri precedenti li puoi rivedere sul nostro canale YouTube dove abbiamo creato una play-list con tutte le nostre interviste ai relatori.

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