A qualche mese dal lancio della nostra ReattiviX School, in vista della scadenza del recepimento della direttiva europea sul Whistleblowing previsto proprio per venerdi 17 dicembre 2021, riproponiamo una serie di interviste e approfondimenti con i nostri relatori. Oggi l’intervista a Giorgio Fraschini, responsabile Whistleblowing e Advocacy per Transparency International Italia e coordinatore del servizio ALAC.

“Perché abbiamo attivato un servizio come quello di ALAC, “Allerta anticorruzione? Perché ci siamo resi conto che in Italia mancava un supporto di questo tipo: quindi una forma di aiuto per una persona che si accorge che c’è qualcosa che non va, ma non sa cosa fare e come comportarsi”.

Esordisce così Giorgio Fraschini, coordinatore del servizio ALAC di Transparency International Italia. Una collaborazione che prosegue dal 2009 con lo scopo di essere utili a chi si trova in posizione di pregiudizio di fronte a casi di malaffare sul posto di lavoro, un aiuto diretto sia per il soggetto che per l’ente stessa per cui quella persona lavora.

Fraschini prosegue ammettendo che “era una mancanza che ravvisavamo da sempre e devo dire la verità: man mano che l’associazione cresceva con nuovi collaboratori e nuovi progetti, è aumentata anche la visibilità di Transparency e ciò ha fatto sì che molte persone iniziassero a farci delle segnalazioni. Segnalazioni a volte ancora un po’ scoordinate: ad esempio, ricevevamo telefonate lunghissime o centinaia di pagine di documenti difficilmente processabili per vati motivi, tra cui il fatto che a volte erano segnalazioni contenenti dati personali di persone, e non sapevamo come gestire tutta la situazione. Ne fummo quasi travolti. Siccome Transparency fa parte di un network internazionale, in altri paesi esistevano già delle forme di ALAC (in Italia “Allerta anticorruzione” ma l’acronimo sarebbe Advocacy and legal advice service), ci siamo attivati per risolvere i primi inghippi, rapportandoci con altre realtà”

Specifica il lavoro che fa Transparency: “di fatto si cerca di dare un supporto di tipo giuridico e para-giuridico – a volte sono semplici consigli – alle persone che vogliono fare una segnalazione. Noi abbiamo cercato di creare un sistema che facilitasse il più possibile il dialogo tra i segnalanti e i soggetti che potessero in qualche modo rispondere alle esigenze del segnalante. Noi siamo un ente che fa un pò da mediazione, non siamo un’istituzione, perciò non facciamo azioni specifiche per risolvere un problema perchè non ne abbiamo l’autorità”.

Ricevere una segnalazione, analizzarne i contenuti, comprendere a fondo quali possono essere le ragioni e, soprattutto, capire se è possibile offrire il proprio supporto, sono i primi passi che Transparency deve fare per recepire una segnalazione.
Lo stesso Fraschini ci spiega che “quello che facciamo noi con il nostro servizio è di ragionare insieme al segnalante, perché non è detto che la sua segnalazione debba diventare una segnalazione vera e propria. Nel suo interesse, nell’interesse del soggetto ricevente, nella sicurezza sua e del sistema stesso. Abbiamo ipotetici whistleblower che fanno segnalazioni che sono veramente di qualsiasi tipo e a volte li dobbiamo fermare: non ci sono prove, oppure è troppo pericoloso per loro o, a volte, può essere difficile trovare un ente che sulla base degli indizi possa procedere a verificare la segnalazione. A volte li dobbiamo quasi “scoraggiare”. Noi offriamo un servizio ma non vogliamo creare aspettative sbagliate. La nostra e, l’esperienza di altri, ci fa vedere come sono veramente pochi i casi in cui a una segnalazione corrisponde poi la reazione che il segnalante si aspetta”. 

L’intervistato è ben consapevole che gli obiettivi di questo servizio sono vari: “il nostro lavoro è quello di educare la persona che ci contatta a quello che si troverà a dover affrontare. Per noi è più complicato se le persone si interfacciano con noi se hanno già segnalato o addirittura ricevuto già ripercussioni.”

E’ fondamentale, quindi, la collaborazione ma soprattutto ampliare l’aspetto culturale del whistleblowing, in senso lato. 
Tra gli obiettivi della ReattiviX School, l’aspetto culturale era sicuramente quello su cui, con tutti i relatori, ci siamo più soffermati. Il whistleblowing e il senso di legalità, in Italia, devono crescere, tanto quanto diminuiranno i casi di illeciti. Questa è la nostra speranza come lo è per i colleghi di Transparency: “è la tanta micro criminalità amministrativa che è quella più riportata e quella più difficile da approcciare perché, è inutile nascondersi, anche ANAC ad esempio concentra i propri controlli, quelli standard e non provenienti da segnalazioni, sui grandi enti. E’ fondamentale quindi incentivare le segnalazioni sugli enti più piccoli perchè sono quelli meno presidiati ed è più complicato trovare un supporto. Chi fa la segnalazione è più esposto, non si può nascondere tra tanti colleghi ma tra pochi, è il contesto in cui c’è più bisogno di aiuto ed è qui gran parte del nostro lavoro. Sono enti in cui anche la Pubblica Amministrazione fornisce ‘meno armi’ per difendersi ai propri dipendenti: pochi strumenti adeguati, scarsa conoscenza di come fare una segnalazione… così la persona spesso è smarrita. I nostri numeri, il nostro successo, lo testimonia.”

Quello di Transparency è quindi un lavoro difficile, complicato, al fianco del cittadino: “la maggior parte delle segnalazioni che riceviamo non sono delle cosiddette ‘bombe’, non fanno notizia. Ci sarà successo 3-4 volte, non di più. La maggior parte delle segnalazioni che riceviamo si riferisce a casi molto piccoli e così difficilmente trovi un media interessato a questo tipo di storie, né quelli locali né tantomeno le grandi redazioni. Anche da parte nostra, difficilmente proviamo a portare le storie sui media: la maggior parte dei casi li proviamo a risolvere istituzionalmente o, almeno, ci si prova”.

Whistleblowing e cultura. Quali i problemi e quali le soluzioni?

“Dove vedo io un problema culturale quando si parla di whistleblowing? Proprio negli enti che non hanno ancora capito quanto il dialogo interno con i propri dipendenti – o le amministrazioni locali con i cittadini – sia utile e importante per prevenire possibili illeciti. Questo strumento è fondamentale. Mi occupo anche di assistenza agli enti con il progetto WhistleblowingPA: mettiamo a disposizione delle pubbliche amministrazioni delle piattaforme informatiche gratuite utilizzando il software Globaleaks, con un format standard per incentivare le segnalazioni. E’ un progetto importante perché la stanno usando più di mille enti in Italia. Numeri enormi. Spesso però, purtroppo ancora oggi, ci capita di dialogare con il ‘Responsabile anti Corruzione’ di enti piccolissimi che non sanno neanche dove mettere il link per fare una segnalazione. Notiamo anche che a volte c’è una certa reticenza ad aprirsi. Ad esempio, nel nostro report annuale abbiamo deciso di analizzare, capire e addirittura provare a contare quanti ‘click’ servono prima di arrivare alla pagina delle segnalazioni studiando i siti di circa 600 enti: in alcuni 3 o 4, in altri siti addirittura 6. Il cittadino, così, rischia di non trovare ciò che cerca”.

E’, come abbiamo imparato anche nei Laboratori per (re)agenti civici, un problema non solo per il whistleblower ma anche per chi esige trasparenza: a volte, per alcuni enti, è difficile trovare anche la documentazione per fare un accesso civico o un FOIA. Spesso sono troppi gli ostacoli che un cittadino si trova davanti quando vuole far valere i propri diritti di cittadino.
Fraschini sottolinea un’altra criticità: “un altro aspetto per cui mi scontro spesso con gli enti riguarda l’anonimato: in molti pensano ancora che se una segnalazione è anonima serva esclusivamente per diffamare qualcuno, che è una calunnia. Riscontro ancora molta paura, va perciò creato un rapporto di fiducia con chi segnala e con chi la riceve in particolare negli enti piccoli.” 

Rimangono troppi dubbi e tante questioni riguardanti l’anonimato, la qualità della segnalazione e la scarsità di importanza che molti enti danno ai fatti segnalati. Lo conferma lo stesso Fraschini: “noto che ci si concentra sempre troppo sul segnalante e poco sui fatti segnalati. Bene o male le segnalazioni sono tutte fatte nello stesso modo… la tratti che sia anonima o no. L’idea sarebbe di non procedere sulla base della testimonianza del segnalante ma che, attraverso la segnalazione, riesci a recuperare informazioni o documenti ulteriori, o evidenze di altro tipo che ti permettono di provare i fatti segnalati in altro modo. Non solo quindi con la parola del segnalante, altrimenti  sarebbe la parola di uno contro l’altro. Quanto valore ha una segnalazione che non ha qualcosa sotto a livello documentale o di evidenza? La qualità della segnalazione, allora, è fondamentale”.

Il 2020 è stato, sicuramente, un anno particolare anche per le segnalazioni soprattutto su illeciti legati al mondo della sanità. I numeri, obiettivamente, sono in ribasso perchè come spiega lo stesso Fraschini: “per via del lavoro da remoto, per cui all’interno degli enti era evidentemente più difficile assistere a illeciti, noi di Transparency, ma come provato dalla stessa ANAC, ne abbiamo ricevute meno. Me ne aspettavo molte di più legate al Covid e, invece, ne abbiamo ricevute soltanto due: una delle quali -della cui gestione ne vado orgogliosamente fiero- riguardava delle mascherine consegnate ai dipendenti ospedalieri senza il timbro dell’Unione Europea, quindi probabilmente non in regola. Ho contattato immediatamente il responsabile della corruzione: dopo un breve scambio, il giorno stesso hanno fatto ritirare l’intero lotto di mascherine. Dalla segnalazione al ritiro delle mascherine sono passate massimo 24 ore. Mi è piaciuto molto questo dialogo tra un’associazione e un ente sanitario, un ente pubblico, per di più perché Transparency non è neanche un ente istituzionalizzato. Le relazioni quindi sono davvero importanti.” 

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ReattiviX School è un progetto di Cittadini Reattivi APS realizzato grazie al sostegno del Digital Whistleblowing Fund: se ti sei perso gli incontri precedenti li puoi rivedere sul nostro canale YouTube dove abbiamo creato una play-list con tutte le nostre interviste ai relatori.

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