Oltre 15 mila persone hanno manifestato lo scorso 27 ottobre a Brescia. Una manifestazione imponente, la seconda in tre anni in Lombardia, simbolo di impegno civico che dura nel tempo. Un movimento civile, che significativamente, ha deciso di rinominarsi “Basta Veleni“, chiedendo bonifiche, tutela della salute, una moratoria contro le discariche, provvedimenti decisivi contro le fonti inquinanti del passato e del presente. Che fanno di Brescia una delle città più inquinate d’Italia.

foto di Rosy Battaglia – Cittadini Reattivi

Oltre a essere uno dei 58 Siti di Interesse Nazionale (SIN) per via dell’industria Caffaro, a oggi, ancora fonte inquinante, la città convive con acque e terre fortemente contaminate da PCB, diossine, metalli pesanti e cromo VI. I suoi abitanti respirano una delle arie peggiori di Lombardia e d’Italia, tra industrie, l’inceneritore più grande d’Italia, centrali a carbone e traffico viario. Il tutto sommato a un cattivo stato di salute dei suoi abitanti, a partire dai bambini e uno dei tassi più alti di mortalità per tumore in Italia.

Proprio lo scorso 28 ottobre la Procura di Brescia ha rilasciato otto avvisi di garanzia che hanno coinvolto, tra gli altri, anche il Commissario Straordinario del Sito di Interesse Nazionale. Come è emerso già nella Conferenza dei Servizi di luglio e denunciato dalla stampa ad ottobre, il SIN Caffaro rilascia ancora veleni nell’ambiente. A questo proposito è intervenuto anche il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. “Brescia è una ferita aperta per l’Italia. Ora questa indagine apre una voragine ulteriore e le responsabilità, se dovessero essere confermate, sarebbero gravissime. La sua bonifica non può e non deve aspettare oltre”.

L’industria Caffaro, Brescia 2019 – foto di Rosy Battaglia – Cittadini Reattivi

Da tempo, dal 2013 ad oggi, seguiamo le vicende di questa comunità in lotta, a partire dai genitori della Scuola Elementare Grazia Deledda. I loro figli, per dieci anni non hanno potuto giocare nel giardino scolastico, contaminato da PCB. Da qui, parte la seconda storia resiliente che racconteremo, dopo “La rivincita di Casale Monferrato nel documentario-inchiesta “Io non faccio finta di niente“. Le cui riprese sono terminate proprio con le immagini delle manifestazione di domenica 27 ottobre. #Storieresilienti, progetto di narrazione finanziato dal basso, grazie al crowdfunding su Produzioni dal Basso e Banca Etica, che verrà lanciato proprio in collaborazione con il coordinamento Basta Veleni.

Intanto, il 30 novembre sempre a Brescia si terrà un’altra assemblea pubblica, proprio per capire come sollecitare le istituzioni e proseguire le lotte per l’ambiente e la salute attive sul territorio bresciano e provincia, soggetto a una fortissima pressione ambientale anche per discariche, cave e grandi opere come il TAV.

A cura di Rosy Battaglia

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