Da dodici a nove (otto? ndr) inceneritori.  Ma i conti non tornano se nella macroarea del nord Italia si “dovranno” bruciare un milione di tonnellate in più di rifiuti ogni anno.  Questa l’ipotesi tra i contenuti della bozza di decreto attuativo proposta dalla Presidenza del Consiglio alla Conferenza Stato-Regioni il cosiddetto“Sblocca Italia” vedi l’articolo 35 del D.L. 133/2014, che già era stata respinta a settembre grazie alla mobilitazione delle Associazioni e a un vasto fronte di Regioni che ne rigettarono l’impostazione e il disegno del Governo. E come abbiamo documentato nella nostra inchiesta partecipata “on the road” da #riciclozero a #rifiutizero.

Ma nella seduta del 20 gennaio la maggioranza delle Regioni, quindici per l’esattezza, hanno espresso un primo parere favorevole anche se “vincolato all’accoglimento delle osservazioni e degli emendamenti presentati dalle regioni, conferma all’agenzia Dire, Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni. Contrarie Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Umbria e Abruzzo. I motivi della spaccatura? “Quindici Regioni dicono sì, ma condizionando l’ok all’accoglimento di un emendamento che stabilisca nel DCPM che possano essere le Regioni a decidere in base all’evoluzione dei piani regionali di raccolta differenziata, nel senso: la necessità dell’impianto si verifichi dopo una proiezione sui fabbisogni futuri e in relazione ai piani regionali”.

Se appunto il numero dei nuovi inceneritori imposti dal governo cala, in realtà “nell’individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale” nel testo del decreto appare una colonna di dati che in precedenza non era stata indicata, sulle “capacità di trattamento autorizzate”, che ci dà modo di scoprire, intanto, quali sono gli impianti che trattano non solamente RSU (rifiuti solidi urbani) ma anche i RS, i rifiuti speciali ed ospedalieri, ad esempio.

Ora non è chiaro se tale indicazione sia un messaggio “subliminale” alle Regioni per indicare neppure tanto velatamente la “capacità potenziale” di trattamento nazionale, riferita agli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati autorizzati. Fatto sta che lo schema di decreto attuativo vede ancora l’incenerimento come l’unica strada verso “un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantendo la sicurezza nazionale nell’autosufficienza del ciclo di gestione integrato dei rifiuti, così come richiesto dall’articolo 16 della direttiva 2008/98/CE” come riporta l’articolo 6 della bozza del DCPM.

Ma i nodi vengono al pettine e soprattutto dalla Lombardia, dove l’Assessore all’Ambiente, Claudia Maria Terzi ha contestato duramente lo schema di decreto alla vigilia della presentazione. Il sospetto, neppure velato è quello che la spinta del governo per le politiche di incenerimento sia la strada per portare i rifiuti del sud all’incenerimento al nord (abbiamo ancora il problema “ecoballe” da smaltire) spingendo al massimo gli impianti del Nord al limite della stessa portata e dell’effettivo potere calorifico possibile, così come è possibile verificare nella nostra mappa, interrogandola impianto per impianto.

Il destino è che ad esempio l’inceneritore di Brescia passi dalle 636 mila tonnellate ad oltre 981 mila? Che a Busto Arsizio, impianto obsoleto che dovrebbe andare verso la chiusura, si vada da 93 mila tonnellate/anno a 116 mila e via così,  arrivando nel nord oltre 5 milioni di tonnellate quando come avevamo già rappresentato nell’infografica sul “fabbisogno di incenerimento” del precedente schema di decreto, ad esempio, la sola Lombardia aveva già un  sovradimensionamento di 547.402 tonnellate?

“Quando invece gli inceneritori stanno morendo di fame– precisa Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – vedi il Piano Regionale dei Rifiuti e l’incremento della raccolta differenziata in tutta la Regione.

Eppure è lo stesso governo a mettere in premessa che “l’individuazione di un fabbisogno basato su percentuali di raccolta differenziata minori rispetto al 65 per cento e senza tener conto degli obiettivi di ulteriore riduzione di rifiuti urbani e assimilati, determinerebbe una capacità impiantistica sovradimensionata rispetto alle esigenze nazionali”.

Secondo Zero Waste Italy, Fare Verde, Greenpeace, Legambiente e WWF Italia “la nuova Bozza di Decreto, pur riducendo gli inceneritori strategici da 12 a 9 conferma gli assunti erronei pro-inceneritori di quello precedente, a partire da quello principale e più marcatamente sbagliato: pretrattamento dei rifiuti urbani residui (RUR) = incenerimento”, spiegano le Associazioni che hanno scritto al Ministero dell’Ambiente . “Si continua a puntare sull’incenerimento quando l’andamento della produzione di rifiuti solidi urbani è da anni in calo. E la bozza di decreto presuppone che per corrispondere alle necessità di trattamento del rifiuto, obbligo previsto dalla Direttiva 99/31 sulle discariche, sia necessario far passare il RUR attraverso sistemi di trattamento termico. Ma non è così, e lo ribadiamo al Ministro dell’Ambiente Galletti, che con questo assunto testimonia il suo sbilanciamento a favore dell’incenerimento, in contrasto con le sue dichiarazioni pubbliche”.

Le associazioni ricordano che nella recente approvazione del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità 2014 da parte del Parlamento italiano si prevede una serie di interventi che vanno in assoluta controtendenza rispetto a questa bozza di DPCM, con ulteriori misure sulla prevenzione, il ritorno del vuoto a rendere, la promozione del compostaggio di comunità, lo stop al divieto del conferimento in discarica dei rifiuti ad alto potere calorifico ecc., misure che rendono ancor più macroscopici gli errori di impostazione della Bozza – hanno concluso i rappresentanti delle Associazioni.

Intanto la Conferenza Stato Regioni sarà riaggiornata al 29 gennaio 2016. Nel frattempo continuate a inviarci testimonianze, dati e informazioni su cosa succede nei territori. Continueremo a documentarli con l’inchiesta da #riciclozero a #rifiutizero.

A cura di Rosy Battaglia (infografiche di Riccardo Saporiti e Mara CinquePalmi)

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Da #riciclozero a #rifiutizero è un’inchiesta civica aperta alla partecipazione dei cittadini realizzata a partire da un’idea di Rosy Battaglia in collaborazione con i data journalists Riccardo Saporiti e Mara Cinquepalmi, i video giornalisti Gloria Schiavi e Vince Cammarata, Federica Mazzei, tirocinante proveniente dal Master in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione dell’Università di Pisa e l’art director Antonella Carnicelli, tra i fondatori dell’associazione di promozione sociale Cittadini Reattivi.

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4 Comment

  1. alessandro, 25 gennaio 2016 alle 12:52

    Ancora troppo bassa la quota inceneribile in Italia… molti degli inceneritori potrebbero bruciare una porzione maggiore che ridurrebbe drasticamente l’ impatto dell’ indifferenziato. I signori ambientalisti quando dicono che non c’ é bisogno di inceneritori perchè la produzione di rifiuti sta calando dovrebbero guardare quanto indifferenziato rimane dalle varie assurde raccolte differenziate. Con una differenziata che aumenta di meno del 2% all’ anno su scala nazionale, l’ incenerimento é l’ unica soluzione attuabile. Personalmente ne auspico l’ utilizzo anche per parte della quota attualmente differenziata, ma rimarrà un’ utopia.

  2. Andrea, 14 febbraio 2016 alle 02:06

    Che bello trovare l’associazione destrorsa Fare Verde tra i firmatari dell’appello ! Quando si parla di inceneritori tutti d’accordo, in coro, senza distinzione tra gli impianti e senza chiedere ed offrire soluzioni di concertazione e di aggiornamento. In Italia si vive male perché le leggi sono scritte male, con assenza di profondità e di specificazioni. Così tutto finisce nel settarismo e nel dogma. Che bello applaudire l’assessora Terzi, nella regione dove si campa in autostrada !

  3. battaglia, 14 febbraio 2016 alle 16:41

    Grazie ad entrambi per aver commentato. Come giornalisti stiamo cercando di esporrere fatti e dati e non di prendere posizioni politiche, non è questo il nostro ruolo, semmai quello di informare e far capire gli interessi in ballo. Che sembrano tutto tranne che la tutela dell’ambiente, della salute e della legalità quando parliamo di gestione dei rifiuti in Italia.

  4. Cittadini reattivi: Basta veleni: a Brescia stato di emergenza e moratoria su discariche ed emissioni – Solletica, 9 marzo 2016 alle 07:11

    […] tutto questo si aggiungono le emissioni atmosferiche oltre il più grande inceneritore d’Europa, per cui si sta ipotizzando il potenziamento della terz…nella petizione al Sindaco Emilio del Bono),  ci sono due acciaierie dai cui camini possono uscire […]

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