Dopo il decreto che dispone la sospensione dell’area a caldo dal 24 agosto 2026, il Tribunale torna a esaminare la causa per la tutela della salute e dell’ambiente. Sullo sfondo, la procedura d’infrazione UE e la stretta europea sull’acciaio.
Il prossimo 8 luglio il Tribunale di Milano tornerà a esaminare la causa civile promossa dai Genitori Tarantini ETS nei confronti di Acciaierie d’Italia, dopo il decreto con cui la Sezione Imprese ha disposto la sospensione dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto dal 24 agosto 2026, salvo integrazioni dell’AIA con prescrizioni e tempi certi.
La causa punta alla tutela del diritto alla salute e dell’ambiente e alla chiusura dell’area a caldo dell’ex ILVA. Il 23 giugno i Genitori Tarantini hanno inoltre inviato una PEC al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiedendo di essere auditi, anche alla luce dell’intervento ad adiuvandum promosso dalla Regione nel procedimento milanese.
L’udienza arriva mentre resta aperta la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea nel 2013 sul rispetto della Direttiva sulle emissioni industriali da parte dell’Italia. Sul fronte siderurgico, Bruxelles è intervenuta anche sul mercato dell’acciaio: dal 1° luglio sono entrate in vigore nuove misure sulle importazioni, con il dimezzamento delle quote esenti da dazi e una tariffa al 50% sulle quantità eccedenti.
Per comprendere il quadro giudiziario, sanitario, ambientale ed economico della vicenda, abbiamo aggiornato la nostra inchiesta:
Taranto. La zona di sacrificio che l’Europa non può più ignorare
https://nozonesacrificio.cittadinireattivi.it/storia/taranto-zona-sacrificio-europa/
Il 9 luglio, a Bari, Extinction Rebellion Puglia e Bread & Roses organizzano la proiezione del documentario-inchiesta Taranto chiama, un’occasione pubblica per approfondire una vicenda che continua a interrogare giustizia italiana, istituzioni europee e diritto alla salute.


