Il 10 luglio 1976, dall’ICMESA di Meda, stabilimento chimico controllato dalla svizzera Givaudan, a sua volta parte del gruppo Hoffmann-La Roche, fuoriuscì una nube tossica contenente diossina TCDD. La contaminazione investì Seveso, Meda, Cesano Maderno e altri comuni della Brianza. Per giorni la popolazione non seppe con chiarezza cosa fosse accaduto, a quali rischi fosse esposta, quali conseguenze potessero esserci per la salute, per gli animali, per il cibo, per il territorio. La gestione dell’emergenza fu segnata da ritardi, reticenze e minimizzazioni.

Fu Laura Conti, allora consigliera regionale in Lombardia, a leggere Seveso per quello che era: non un semplice incidente industriale, ma un disastro ambientale e sanitario. Medica, partigiana, scrittrice e poi parlamentare, Conti seguì da vicino la popolazione colpita, raccolse testimonianze, studiò gli effetti della contaminazione e trasformò quella vicenda in una questione pubblica. In Visto da Seveso, pubblicato nel 1977, e poi in Una lepre con la faccia di bambina, restituì il punto di vista di una comunità esposta alla diossina, alla paura, al silenzio e alle decisioni prese sopra la testa delle persone.

Anche grazie a quella lettura, e alla pressione internazionale che seguì il disastro, l’Europa arrivò alla prima Direttiva Seveso, la 82/501/CEE, adottata nel 1982 per il controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi alle attività industriali pericolose per l’ambiente e la salute. 

Ma in Italia, ci sono voluti decenni perché il nesso tra ambiente e salute trovasse riconoscimento anche nella Costituzione italiana, come del resto il caso dell’ILVA di Taranto ci racconta tutt’oggi. Con la legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, sono stati modificati gli articoli 9 e 41: la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è entrata tra i principi fondamentali, anche nell’interesse delle future generazioni e l’iniziativa economica privata non può più svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente.

L’ambiente in Costituzione non è “solo” una buona notizia

Il 10 luglio 2013, quando questo sito era online da circa un mese, pubblicammo “L’altra faccia di Seveso. Per non dimenticare”. Tornammo sul territorio per guardare non solo al disastro del 1976, ma a ciò che restava quasi quarant’anni dopo. Mappammo il Bosco delle Querce, nato sulle aree più contaminate dalla diossina e poi bonificate, e ricostruimmo il rischio rappresentato dal passaggio della Pedemontana.

Già allora, mentre in Lombardia quasi tutto taceva, un servizio della RSI Svizzera aveva mostrato come proprio il Bosco delle Querce rischiasse di essere interessato dal tracciato autostradale. Il problema non era soltanto il passaggio di una nuova infrastruttura. Riguardava il destino di un luogo nato dalla bonifica del disastro e diventato, nel tempo, spazio pubblico, memoria ambientale, educazione e partecipazione civica.

Tredici anni dopo, quel nodo è ancora aperto. In occasione della presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla commemorazione del cinquantesimo anniversario del disastro dell’ICMESA, il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e Sinistra e Ambiente di Meda gli hanno inviato una lettera, rilanciata anche dalla Radio Svizzera Italiana, per richiamare l’attenzione sul futuro del Bosco delle Querce.

Le due realtà segnalano che il passaggio della Pedemontana sottrarrebbe al Bosco circa due ettari di terreno e comporterebbe l’eradicazione di circa 3.200 alberi. Al centro delle preoccupazioni c’è anche la movimentazione dei suoli: per la realizzazione dell’opera è infatti in corso una bonifica di terreni ancora contaminati da TCDD, la diossina del disastro del 1976.

L’altra faccia di Seveso, per non dimenticare

Nella lettera si evidenzia inoltre che una parte delle compensazioni ambientali previste rischia di essere occupata da opere complementari all’autostrada, riducendo il valore degli interventi annunciati e aumentando il consumo di suolo.

Il tema è ancora più rilevante perché nel 2025 il Bosco delle Querce ha ottenuto il riconoscimento European Heritage Label, il marchio del patrimonio europeo. Nella scheda ufficiale della Commissione europea, il parco viene indicato come un luogo di memoria e responsabilità ambientale, nato dalla trasformazione dell’area contaminata dal disastro ICMESA in spazio pubblico, naturale e storico.

Le associazioni chiedono che il Bosco delle Querce venga riconosciuto come bene comune da custodire e inserito in un progetto più ampio di riqualificazione ambientale: il Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, pensato per collegare le aree verdi rimaste, restituire spazio ai corsi d’acqua e tutelare ecosistemi e biodiversità in una Brianza già fortemente segnata dal consumo di suolo.

Nel frattempo, la Direttiva Seveso non appartiene solo alla storia, ma è realtà. Stabilisce le misure di prevenzione e risposta per ridurre il rischio di incidenti rilevanti negli impianti industriali che manipolano sostanze pericolose. Lo scopo principale è proteggere la salute pubblica, l’ambiente e i beni materiali da potenziali incidenti industriali, garantendo che le aziende adottino precauzioni adeguate e piani di emergenza efficaci.

Distribuzione regionale delle imprese soggette alla Direttiva Seveso in Italia, fonte ISPRA Luglio 2026

La normativa europea è stata aggiornata più volte, fino alla Seveso III, recepita in Italia con il D.Lgs. 105/2015. Secondo ISPRA, al 30 novembre 2025 in Italia risultano 971 stabilimenti con pericolo di incidente rilevante, in aumento rispetto ai 932 censiti a giugno 2025. Sono impianti soggetti alla normativa Seveso, distribuiti in aree industriali, territori urbanizzati, zone agricole, aree fragili e contesti già sottoposti ad altre pressioni ambientali.

Queste sono le “Seveso” ancora presenti nel Paese: stabilimenti in cui la prevenzione del rischio industriale, l’informazione alla popolazione, i piani di emergenza, il controllo pubblico e l’accesso ai dati non possono essere considerati questioni tecniche riservate agli addetti ai lavori.

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