A Novara prosegue il dibattimento del processo giudiziario detto “Eternit Bis”. E l’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto di Casale Monferrato (AFEVA), con la sua presidente Giuliana Busto, puntale, presidia l’entrata dell’aula magna dell’Università di Novara, trasformata in aula giudiziaria. Le cronache dal dibattimento in corso di Silvana Mossano, storica cronista de La Stampa (a cui vi rimandiamo per approfondire e comprendere ciò che sta accadendo), ci riportano a un periodo oscuro della storia del nostro Paese, che non si è ancora dissolto, come le tante, troppe drammatiche morti sul lavoro, ci rammentano.

Quello in cui il diritto alla salute e il diritto ad un ambiente salubre non sono stati riconosciuti come tali e sacrificati sull’altare del profitto e degli interessi economici. Un baratto drammatico e fallimentare per lo Stato Italiano e per le comunità, costato centinaia di migliaia di morti e malati, come le mille Eternit d’Italia ci ricordano. Danno che ricade totalmente sulle spalle dei cittadini e soprattutto, come attesta il V rapporto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità, sul benessere e la salute delle nuove generazioni.

Ecco perché non bisogna lasciare sola la comunità di Casale Monferrato, nell’aula magna dell’Università del Piemonte Orientale di Novara, trasformata in aula per le udienze del processo Eternit Bis, contro l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, patron di Eternit, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di 392 casalesi morti a causa dell’esposizione all’amianto prodotto nello stabilimento.

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9 giugno 2021 su Cittadini Reattivi

L’amianto è nocivo, è cangerogeno certo. Utilizzato per ogni tipo di manufatto per oltre 50 anni, messo al bando nel 1992 in Italia, con la legge 257, solo nella cittadina piemontese ha causato migliaia di morti. Le fibre inalate provocano il mesotelioma, tumore raro che ha una latenza lunghissima. Dal momento dell’inalazione possono passare oltre 20 anni dalla sua manifestazione. Eppure, solo nel nostro Paese esistono ancora centinaia di migliaia di siti contaminati. Mentre proprio Casale Monferrato è divenuta, grazie alla persistenza dei suoi cittadini e amministratori nel reclamare bonifiche, la prima città in Italia e in Europa, se non al mondo, che ha ripulito efficacemente il suo territorio dalle fibre di amianto.

Una città e una comunità che non si arrende all’ingiustizia ambientale determinata dall’inquinamento di amianto che ha causato migliaia di vittime, ma anche a una macchina della giustizia che, in punta di diritto, nel 2014 ha prescritto il reato di disastro innominato nel primo processo Eternit, imbastito allora dalla Procura della Repubblica di Torino, guidata da Raffaele Guariniello. 

Ecco perché non possiamo dimenticare.

Per approfondire vedi la sezione amianto sul nostro sito

Qui il link al nostro documentario “La rivincita di Casale Monferrato” e qui il link del video in occasione dell’Earth Day su One People One Planet.

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