No, non vogliamo dimenticare le mille Eternit d’Italia, le mille pandemie silenziose di chi è morto a causa del profitto a discapito della salute e dell’ambiente. Oggi è la Giornata Internazionale dedicata alle vittime dell’amianto. E la morte di decine di migliaia di persone in Italia, non ha ancora trovato giustizia. Il prezzo dell’amianto, ormai sappiamo, è incalcolabile.

L’amianto non è un problema del passato. E’ causa della morte di almeno 10 persone al giorno, in Italia, si sono contate più di 30mila vittime, dati sottostimati. Secondo il monitoraggio di Legambiente, così come ricordato nel nostro documentario inchiesta “La rivincita di Casale Monferrato” prodotto grazie al contributo straordinario dell’Associazione Familiari e Vittime dell’amianto, sono oltre 370 mila i siti ancora contaminati in Italia. Tra cui case, scuole e ospedali. E proprio dalle scuole eravamo ripartiti con le nostre proiezioni nel 2018 per raccontare una storia di resilienza come quella della comunità casalese. Che seppure ferita a morte resta esemplare per la sua lotta per un presente e un futuro senza amianto, per una ricerca medica sul mesotelioma, il terribile tumore che colpisce i polmoni di chi è stato esposto, anche inconsapevolmente, alle fibre killer.

Sono tante le iniziative da segnalare. Da Casale Monferrato scrive Silvana Mossano, l’invito a portare i ragazzi al processo in Assise. Perché è così, a oggi nessuno ha ancora pagato penalmente per i morti causati dalla Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli . Cosi come per le Officine Grandi Riparazioni di Bologna, diventate sito di interesse nazionale ancora da bonificare, per la Breda di Sesto San Giovanni, per i Cantieri Navali di Palermo, per l’ex Isochimica di Avellino. Mille cause giudiziarie, tanti processi che hanno visto prescrizioni e assoluzioni in questi anni. Troppi non colpevoli. E una sete di giustizia non si può arrestare.

Da qui parte l’appello del Coordinamento Nazionale Associazioni Amianto, che riunisce quasi tutte le associazioni sia di livello nazionale che locale impegnate nella lotta all’amianto e in difesa delle vittime, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, ai Ministri, ai Presidenti di Senato e Camera e ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari.

“C’è un’emergenza sanitaria, ambientale e sociale da affrontare e risolvere il prima possibile con impegni precisi e urgenti da mettere al centro dell’agenda di Governo”, scrivono. Le richieste sono semplici e indispensabili: “Accelerare le bonifiche, potenziare le strutture sanitarie, investire nella ricerca e per le cure sono le principali richieste che mirano a garantire un futuro più sereno alle prossime generazioni“.

Come ricorda Cinzia Manzoni, presidente del Gruppo Aiuto Mesotelioma, nessuno può essere escluso dalla lotta contro la fibra: “La lettera è stata anche firmata dai sindaci di Lecco e Como. Due città splendide che hanno il triste primato di essere tra i 100 comuni con più morti per malattie asbesto correlate. Lecco è al 41esimo posto”. La Lombardia è la prima regione italiana per vittime dell’amianto professionali, seguita dal Piemonte e dall’Emilia Romagna.

Proprio un anno fa, durante il lockdown, mentre noi adulti eravamo frastornati dalla gravissima crisi covid e dalla perdità di un amico caro, Giovanni Cappa, il vicepresidente di Afeva, che tanto ha lottato contro l’amianto e la sua malattia sempre con il sorriso, i ragazzi e le ragazze di Fridays for future ci chiedevano di fare memoria e ricordare.

Proprio loro ci hanno rammentato come tutte le crisi, quella sanitaria, quella ambientale e quella climatica abbiano un’unica matrice: lo sviluppo insostenibile che ha lasciato e lascia tutt’ora, come ci ricordano da Taranto, tracce indelebili su più generazioni. E lo abbiamo ripetuto in occasione dell’Earth Day, quattro giorni fa.

Senza memoria non c’è futuro.

Rosy Battaglia, giornalista e documentarista civica, presidente di Cittadini Reattivi APS

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