Dopo aver documentato il sit-in di protesta organizzato dalla cittadinanza reattiva di Taranto a Roma, dopo aver seguito da vicino l’esito del processo “Ambiente Svenduto” contro la gestione Riva delle acciaierie Ilva. Dopo aver presenziato al processo “Eternit bis” a Novara, sabato 12 giugno 2021 non potevamo non seguire la marcia popolare No Tav in Val di Susa e la manifestazione degli Ammnistratori locali della Valle a Bussoleno che si oppongono all’ennesimo scempio nel comune di San Didero, dove è stata prevista la costruzione di un altro autoporto, oltre quello già esistente a Susa.

I valsusini da oltre 30 anni chiedono una mobilità davvero sostenibile oltre che la tutela del territorio e si oppongono per questo alla costruzione della tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, la grande opera più costosa d’Europa, a forte impatto ambientale e climalterante. In una valle dove la ferrovia esiste già (percorsa da treni ad alta velocità come il TGV francese e Freccia Rossa italiana), esistono due statali e un’autostrada. Ma in cui passa la Via Francigena e la pista ciclopedonale da Avigliana al Passo del Moncenisio.

Tra i partecipanti, al presidio di Bussoleno, molti amministratori locali della valle a partire dall’Unione Montana. Proprio il presidente dell’Unione Montana, Pacifico Banchieri ha chiesto “l’interruzione delle attività finalizzate alla realizzazione del nuovo autoporto, che consideriamo sbagliate nel metodo e nel merito“. Con lui i sindaci e gli amministratori dei comuni di  Avigliana, Bruzolo, San Didero e molti altri.

Una manifestazione pacifica e partecipata che ha seguito il percorso verso l’area del cantiere a San Didero. Oltre gli attivisti NoTav, erano presenti semplici cittadini di tutte le età, associazioni e comitati e il movimento cattolico della valle. Tutti chiedono che in questo gravissimo momento di crisi economica, sociale, sanitaria e ambientale la grande opera più costosa d’Europa, con costi lievitati dell’85% e con un gravissimo impatto proprio sulle emissioni climalteranti venga fermata. La ferrovia in Val di Susa esiste già.

Proprio la scorsa estate avevamo intervistato l’ing. Alberto Poggio della Commissione Tecnica Torino Lione, il 3 luglio 2020, data significativa per il popolo valsusino, all’indomani delle forti criticità all’opera sollevate dalla stessa Corte dei Conti europea. Dieci anni fa, il 3 luglio 2011, ci fu un’altra grande mobilitazione civica contro l’avanzamento del Tav Torino Lione.

Un’altra delle Storie Resilienti che non smetteremo di raccontare. Insieme a voi.

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