“Oggi è stata una giornata importantissima, la giornata della sentenza Ilva e abbiamo toccato con mano quanto è stato importante organizzarci con gli strumenti della cittadinanza attiva. Con una buona documentazione e soprattutto tanta passione. Ricordo tutti questi anni con una grande fatica Le fatiche sono messe sullo sfondo, la soddisfazione è quella di aver dato un contributo, insieme a tanti amici, al futuro di questa città”.

Così commenta per Cittadini Reattivi Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, quella che per Taranto rimarrà una giornata speciale, indimenticabile per tutti i cittadini, le associazioni e i comitati che da moltissimi anni si battono contro l’inquinamento dell’ex-Ilva che ha martoriato un’intera città e nel ricordo delle tante vite spezzate, troppo spesso prematuramente, dalle sostanze cancerogene.

Si è infatti concluso il 31 maggio 2021 il primo grado del più grande processo ambientale tenutosi in Italia: “Ambiente Svenduto”, con 47 imputati di cui 3 società di cui 26 sono stati condannati per un totale di oltre 180 anni di pena. Per le prime condanne si sono aspettati ben 5 anni ma il lavoro di ‘chi non accettava’ questa situazione cominciò ben prima: nel 2005 i cittadini di Taranto scoprono che in città è presente la diossina, ma mai nessuno ne aveva documentato la presenza e, tantomeno, la quantità.

Grazie all’attivismo della cittadinanza e, in particolare di Peacelink, si scopre che la diossina emessa dall’Ilva è equivalente a quella di 10 mila inceneritori e tocca il 90,3% del totale industriale nazionale.

Alessandro Marescotti commenta per Cittadini Reattivi la sentenza storica del 31 maggio 2021

Proseguono le analisi ‘indipendenti’ e si scopre che la diossina, a Taranto, è presente nel sangue dei cittadini, nel latte materno e risulta contaminato anche il pecorino, tanto che nel 2008 vennero abbattuti più di 600 ovini che pascolavano nelle zone circostanti lo stabilimento perché anch’essi risultarono contaminati da diossina.
Oramai la diossina è presente anche nella catena alimentare.

Dopo che Emilio Riva denuncia per ‘procurato allarme’ e per ‘diffamazione’ Marescotti e altri cittadini (denuncia poi archiviata dalla Magistratura), la battaglia non si ferma.
Le proteste non si arrestano, ma neppure l’inquinamento.

Tornando, invece, alla sentenza di primo grado: vengono condannati a 22 e 20 anni gli ex proprietari Fabio e Nicola Riva per concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, per avvelenamento di sostanze alimentari e per omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. 

Giustizia per Taranto. Come è nata l’inchiesta “Ambiente Svenduto”

Anche l’ex Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, viene condannato a 3 anni e mezzo con l’accusa di concussione aggravata in concorso per aver esercitato pressioni per ‘nascondere’ le emissioni nocive prodotte dall’Ilva al direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, anche lui condannato a 2 anni per favoreggiamento.

Condannato anche Girolamo Archinà, “faccendiere” Ilva, a 21 anni e mezzo per disastro ambientale. La Magistratura è riuscita, così, a smontare un vero e proprio sistema criminale legato a corruzione e reati ambientali.

Viene disposta anche la confisca degli impianti dell’area a caldo che, però, al momento non ha alcun effetto immediato sulla produzione: sarà in un secondo momento la Corte di Cassazione a dare il giudizio definitivo.

Ad ogni modo oggi, a Taranto, è una giornata di festa, per cittadini e comitati:

Siamo indubbiamente soddisfatti dopo una lunga lotta di resistenza cominciata nel 2005 e, arrivare al 2021 – dopo 16 anni – ammetto che è stata una resistenza lunga e terribile perchè dovevamo sopportare anche le accuse di chi ci definiva allarmisti. I PM hanno cominciato a smontare tutto il castello di bugie che c’era intorno a questa città, in forte pericolo per la presenza di inquinanti cancerogeni (benzoapirene e diossina) e perchè tante sostanze che sono state poste al centro delle perizie hanno dimostrato la loro pericolosità e la loro persistenza.”, conclude Marescotti.

I cittadini di Taranto in presidio a Montecitorio. Foto Marco Balestra per Cittadini Reattivi

Tantissimi i cittadini, ex operai e associazioni che presidiavano alla sentenza: da Tamburi Combattenti, a Giustizia per Taranto, Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, fino a Genitori Tarantini ETS:

“Lo sappiamo che non è finita, che domattina al nostro risveglio ritroveremo la coltre giallognola pesante, sulle nostre teste, che l’acciaieria continuerà a produrre, per adesso. Ma le sensazioni che abbiamo provato stamattina nel sentire con le nostre orecchie che quelle persone sono state condannate pesantemente, ci hanno ricompensato parzialmente degli anni di lotta, non ci siamo mai fermati, mai.Anche quando sembrava che tutto fosse finito, che era inutile qualsiasi azione organizzassimo, noi abbiamo lottato e ancora lo faremo”.

E anche per qusto la vittoria dei cittadini di Taranto è di tutti quelli che si battono per la giustizia ambientale e per la salute nel nostro Paese.

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