Ci sono persone che non incontri mai abbastanza. Con cui continui a dirti: ci vediamo presto, ci prendiamo un momento, una cena, un tempo vero.

Con Carola Frediani era così.

Carola è stata la voce più autorevole in Italia sui temi della cybersicurezza, della sorveglianza, della privacy, dei diritti digitali. Ma dire solo questo non basta. 

Perché Carola non spiegava solo la tecnologia e il deep web. Li attraversava, li smontava, li rendeva comprensibili, ne mostrava i rischi politici e democratici. Ci aiutava a capire quanto le reti, i dati, gli algoritmi, la sicurezza digitale non fossero questioni per specialisti, ma terreno concreto di libertà, diritti, potere, informazione.

Con il progetto editoriale Guerre di Rete, lanciato proprio mentre sceglieva di lasciarsi alle spalle la precarietà giornalistica, ha costruito uno spazio indipendente e necessario. Un luogo in cui il giornalismo tornava a fare ciò che dovrebbe sempre fare: dare strumenti, ricostruire contesti, risalire alle fonti, non semplificare ciò che è complesso, ma renderlo accessibile senza banalizzarlo. Ciò che troppo spesso il sistema editoriale italiano ha ignorato.

Avremmo voluto averla anche nella nostra ReattiviX School. Ne avevamo parlato, ma non eravamo riusciti a incastrare i tempi, i suoi impegni, le urgenze di un lavoro che lei portava avanti con una competenza rara e una generosità ancora più rara.

Vogliamo ricordarla con un suo stesso articolo che sentiamo molto vicino al metodo di Cittadini Reattivi: “In tempi di AI, ogni contenuto informativo è re”, pubblicato su Guerre di Rete nel febbraio 2024. In quel testo Carola scriveva della necessità, in un tempo dominato dall’intelligenza artificiale generativa, di rendere riconoscibile la filiera dell’informazione: chi ha prodotto un contenuto, con quali fonti, con quali passaggi, con quali verifiche.

È un principio che condividiamo da sempre. Perché il giornalismo civico e investigativo vive di tracciabilità, trasparenza, accesso alle informazioni, cura delle fonti, responsabilità verso le comunità.

E poi c’è il “Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti”, curato sempre da lei e dalla redazione di Guerre di Rete: uno strumento prezioso, concreto, necessario e gratuito, realizzato grazie al crowdfunding, che vi invitiamo a leggere. Perché chi racconta poteri opachi, conflitti ambientali, sorveglianza e diritti violati deve anche imparare a proteggere le proprie comunicazioni, i propri dati, le proprie fonti.

Carola ci lascia libri, articoli, newsletter, strumenti. Ma ci lascia anche un vuoto umano enorme: quello di chi sapeva ascoltare, incoraggiare, spiegare con pazienza, ridere, abbracciare.  Il modo migliore per volerle bene è continuare a leggere e diffondere ciò che ha scritto. E portare avanti il suo metodo: competenza, indipendenza, cura, libertà.

Da Cittadini Reattivi, il nostro abbraccio va alla sua famiglia, a Guerre di Rete, alle colleghe e ai colleghi, alla comunità del giornalismo indipendente che oggi la piange.

Grazie Carola.

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