All’inizio della scorsa estate avevamo pubblicato un’inchiesta in due puntate sui dati ambientali reperibili o irreperibili sul sito dell’ARPAB, l’Agenzia Regionale Per l’Ambiente della Basilicata. Carenze gravi visto lo stato di inquinamento di un territorio ricco di petrolio, ma con sempre più problemi dal punto di vista ambientale e sanitario. E’ così che abbiamo deciso di approfondire e stimolare alla proattività la PA con cinque richieste di accesso ai dati mancanti. A più di un mese di distanza dalle richieste prendiamo atto che solo quella sul centro di ricerca nucleare ITREC è stata soddisfatta. L’ARPAB per quasi due anni non ha pubblicato dati in suo possesso che mostrano il perdurare di alti livelli di inquinamento in un’area che, come da essa stabilito, deve essere sottoposta a procedura di bonifica.

Monitoraggio ambientale: cosa succede in Basilicata? (II parte)

Le ARPA sono le agenzie preposte al monitoraggio ambientale e per legge (a partire dalla legge 195/2005 recepimento della Convenzione di Aahrus, rafforzata dal decreto trasparenza 33/2013) sono tenute alla pubblicazione dei dati che ne emergono. Nel recente passato in Basilicata sono però emerse diverse criticità sull’attività dell’ARPAB con cittadini e associazioni ambientali che spesso sono arrivati a diffidare apertamente dell’ente. In effetti anche se la regione è poco popolata e ha un basso livello di industrializzazione, il suo ambiente è al centro di numerose pressioni a cominciare dall’attività estrattiva del più grande giacimento di petrolio onshore d’Europa per arrivare alle scorie nucleari (per maggiori dettagli vi rinviamo all’inchiesta che abbiamo fatto). Un modo per far luce sulla mancanza di trasparenza, che suggeriamo a chi ci legge, è quello di iniziare a verificare i dati pubblicati dalle PA.

Così abbiamo fatto, attivandoci nel monitoraggio del sito dell’ARPAB per capire cosa c’è e cosa manca dal punto di vista dei dati.  Attività civica che può essere effettuata da tutti i cittadini per controllare cosa sta avvendo nei nostri territori. Ed è così che abbiamo appreso come i dati vengono pubblicati e mostrano effettivamente la presenza di inquinamento, ma non venendo pubblicizzati non diventano di dominio pubblico. Quando invece mancano, si possono richiedere visto che gli enti in loro possesso sono tenuti pubblicarli e se non ottemperano potrebbero essere costretti a farlo, visto che i dati ambientali, sono in obbligo di pubblicazione.

Accesso civico semplice per la composizione delle acque di processo reiniettate nel pozzo di Costa Molina 2
Richiesta di accesso civico ai dati del piano di monitoraggio ambientale del centro oli di Tempa Rossa

Così dopo aver indagato e verificato i dati mancanti abbiamo inviato ad ARPAB cinque richieste di accesso ai dati che non eravamo riusciti a trovare. Poiché si tratta di dati la cui pubblicazione è obbligatoria abbiamo scelto di fare la richiesta tramite l’accesso civico semplice previsto proprio per questi casi. Abbiamo così richiesto la pubblicazione: dei dati sulle acque degli invasi ad uso potabile fermi al 2018 per il Pertusillo e più vecchi ancora per gli altri laghi; dei dati sulle acque di strato reiniettate a Costa Molina 2 che avevano portato nel 2017 alla sospensione delle attività a causa della presenza di sostanze illecite; dei dati previsti dal piano di monitoraggio ambientale di Tempa Rossa; dei dati del monitoraggio previsto dall’AIA del Termovalorizzatore Rendina Ambiente di Melfi; dei dati aggiornati sullo stato delle falde nell’area del centro di ricerca nucleare ITREC, un’area che deve essere sottoposta a un procedimento di bonifica a seguito dell’esteso inquinamento accertato negli anni scorsi.

Richiesta accesso civico ai dati del piano di monitoraggio del Termovalorizzatore di Melfi

Passati ormai da tempo i 30 giorni per adempiere alle richieste, ARPAB non ha risposto né ha pubblicato i dati richiesti tranne che per l’ultimo caso. Ci ha dato infatti comunicazione di aver caricato sul sito gli esiti del monitoraggio del 2018-2019 e i nuovi dati di settembre 2020 delle acque di falda nell’area del centro ITREC. L’agenzia quindi era in possesso di dati che risalivano fino a novembre 2018 e che ha tenuto nei suoi cassetti per quasi 2 anni venendo meno al suo mandato e violando la legge. Quanto ai dati pubblicati, prodotti da ARPAB in contraddittorio con le società Enea e Sogin che gestiscono il sito, sono incompleti e allo stesso tempo allarmanti. Più della metà dei piezometri disponibili non viene analizzata e come spesso succede  le analisi non sono sottoscritte. I dati pubblicati inoltre sembrano riguardare esclusivamente le sostanze e i punti di campionamento in cui vi è uno sforamento dei limiti di legge (e sono comunque molti). Oltre queste scarne informazioni nulla si sa perciò di quante e quali altre sostanze siano state analizzate, né i loro valori misurati nei vari piezometri.

Richiesta di accesso civico ai dati sull’acqua di falda nell’area del centro ITREC

I pochi dati a disposizione bastano però a delineare una situazione di grave compromissione delle falde. Tricloroetilene e cromo esavalente fanno una loro comparsa diffusa con valori che per il primo sono arrivati addirittura fino a un migliaio di volte oltre il limite di legge. Si tratta di quella che viene volgarmente chiamata trielina, un solvente chimico cancerogeno che ha numerosi effetti, tra cui disturbi del sistema nervoso, e la cui intossicazione acuta può portare anche alla morte. Il cromo esavalente, anch’esso gravemente tossico e cancerogeno e tristemente noto per il film “Erin Brockovich”, raggiunge invece valori più vicini ai limiti di legge. Altri sforamenti meno diffusi riguardano ferro, manganese, dicloroetilene, triclorometano e in alcuni campionamenti selenio, arsenico e boro.

Fortunatamente le ultime analisi dello scorso settembre mostrano dei livelli di inquinamento più contenuti, non sappiamo se per merito di lavori di messa in sicurezza del sito. Di sicuro il sito deve continuare ad essere monitorato e i dati ricavati devono essere pubblicati con continuità come chiesto anche dal comune di Rotondella, pesantemente interessato dall’inquinamento, all’incontro convocato dall’Assessore all’Ambiente Rosa a seguito della pubblicazione dei dati.

Inquinamento falda Itrec, Rosa convoca una Conferenza di servizi

Nel frattempo però un’ennesima tegola è caduta sull’ambiente lucano. Il 31 ottobre è stata infatti accertata una perdita di acqua di processo al Centro Oli di Viggiano. Ma di questo parleremo a parte perché si tratta di una vicenda che merita di essere approfondita. Intanto vi inviatiamo al prossimo appuntamento online insieme ai colleghi di Re-Common, Libera Viggiano e l’Osservatorio popolare della Val d’Agri, il prossimo 2 dicembre.  Continuate a seguirci.

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2 commenti

  1. Buongiorno, leggo dati allarmanti sull’inquinamento in valdagri,cosa d’altronde tristemente nota a tutti da anni.
    Ma cosa si può fare per costringere i responsabili e la stessa ARPAB,SOSPETTATA DA SEMPRE DI FORTI CONNIVENZE,a porre fine agli abusi? e coinvolgere governo,parlamento,ministero della cosiddetta Salute?

  2. Buongiorno Maria. Proprio stasera c’è un incontro online organizzato da Libera Val d’Agri in cui discuteremo di questo. Scriva a noi e a loro per partecipare liberavaldagri[@]gmail.com e cittadinireattivi[@]gmail.com

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