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L’assemblea civica di #agendatrasparente al Teatro Quirinetta di Roma il 5 dicembre 2015

Tredici associazioni, cinque tematiche, un solo intento: programmare una strategia comune di lotta alla corruzione. La giornata romana di sabato 12 dicembre organizzata da Trasparency International Italia, ha avuto il merito di riunire le maggiori realtà che da anni si preoccupano di individuare azioni su dei temi controversi dal punto di vista della trasparenza e della lotta alla corruzione: Diritto di Sapere, CILD, Cittadini Reattivi, IRPI, Hermes Center for Digital Human Rights, Openpolis, RiSSC, Associazione Antigone, NeXt Nuova Economia per Tutti, Riparte il futuro (Campagna promossa da Libera e Gruppo Abele), Cittadinanzattiva e Progetto Rena.

Ciascuna associazione ha dato il proprio contributo per fissare le azioni prioritarie da rivolgere al governo o al parlamento su cinque temi chiave: integrità finanziaria, whistleblowing, lobbying, accesso alle informazioni, pena e confisca.

Tutti argomenti in cui la trasparenza ancora non si vede a causa di mancanza di leggi appropriate o presenza di leggi parziali che non riescono a regolamentare la realtà. Cittadini Reattivi ha prestato il proprio contributo ai tavoli sul whistleblowing (tematica centrale per noi soprattuto ora con la presenza nel sito web della sezione Segnala in modo anonimo) e Accesso alle informazioni, tema che ci vede coinvolti come parte in causa di #Foia4Italy, la campagna che comprende oltre 30 associazioni per la richiesta di una legge sul diritto dei cittadini di accedere alle informazioni della pubblica amministrazione nei modi individuati da dieci punti descritti dalla  petizione.

Quali le principali proposte dai diversi gruppi?

Per raggiungere un livello di trasparenza adeguato in ambito finanziario, si deve partire dal mappare gli spostamenti dei profitti. Pertanto, una misura chiave è la rendicontazione paese per paese (country by country reporting), che obbligherebbe le grandi multinazionali ad adottare il regime fiscale del paese di residenza di ciascuna sussidiaria senza poter sceglire il luogo più conveniente per l’erario. Ha invece destinatari diretti i cittadini la proposta di creare dei percorsi di alfebetizzazione finanziaria, fondamentale per riuscire a orientarsi nel mare magnum dei prodotti esistenti.

“Troppo spesso si dimentica che il whistleblower è una persona”, ha introdotto così Leonardo Ferrante, referente della campagna contro la corruzione di Libera e Gruppo Abele, il tema di quello che ancora non sappiamo come definire in italiano. Al posto dell’espressione inglese (che letteralmente significa “soffiare nel fischietto”), troviamo spesso formule come “spia” o “delatore” con evidente accezione negativa. È un problema innanzitutto culturale. Nel nostro Paese, chi ha assistito a un episiodio corruttivo non sa dove rivolgersi anche perchè manca il riconoscimento del ruolo fondamentale della società civile, capace di accompagnare il segnalante nel percorso di denuncia. Anche per questo ci sembra interessante una delle proposte emersa dal tavolo per definire i whistleblower italiani “agenti civici”.

Altra traduzione controversa è quella della parola “lobbista” a cui associamo una figura oscura che trama nell’ombra. Ma è veramente così? Il problema non è consentire che le lobby esistano, ma che siano regolamentate. In Italia purtroppo non si ha un’idea chiara di chi siano questi soggetti perchè non è ancora disponibile un registro dei rappresentanti di interessi. Attualmente chiunque può permettersi di influenzare le decisioni pubbliche. Per questo è importante una legge sul lobbying ma al  momento per il nostro Paese  non sembra essere una priorità. All’attivo abbiamo alcune leggi regionali (della Toscana, del Molise e dell’Abruzzo) che devono però essere migliorate e implementate.

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Il team di Cittadini Reattivi con i ragazzi dell’Associazione Sottoterra Movimento Antimafie da Frattamaggiore

Si è parlato anche di pena e confisca dei beni alla criminalità organizzata, per cui si chiede che la possibilità di patteggiamento sia subordinata al risarcimento del danno erariale così che i proventi sottratti illegalmente ritornino alla comunità. Rimane centrale il tema dei dati: devono essere messe a punto regole vincolanti per la gestione armonica e coordinata dei dati in tutto l’iter che parte dalle procure fino ad arrivare alle associazioni che ottengono il riuso sociale dei beni.

La disponibilità di informazioni è un requisito imprescindibile per una democrazia partecipata. Un filone che seguiamo attentamente e di cui stiamo documentando i casi di mancato accesso alle informazioni richieste dai cittadini e puntualmente negate dalla pubblica amministrazione. Per questo bisogna richiedere che venga adottato un FOIA (Freedoom of information Act, legge che consenta il diritto di accesso alle informazioni detenute dalla pubblica amministrazione). Nei prossimi mesi non solo sarà ribadita con forza la necessità di applicare una legge contenente i dieci punti individuati dalla campagna #Foia4Italy, ma verrà chiesta l’attivazione di un osservatorio che metta insieme i rappresentanti di ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), magistratura e società civile, al fine di analizzare e monitorare le segnalazioni.

Una giornata in cui le buone pratiche sono state messe in rete. Tocca adesso a ognuno di noi richiedere l’applicazione dei principi di trasparenza che possono innalzare il livello di democrazia nel nostro Paese. Un ringraziamento speciale ai Cittadini Reattivi di La Spezia e Frattamaggiore che hanno voluto condividere con noi un sabato pomeriggio di formazione e informazione.

Qui il video dell’intero incontro andato in diretta su Radio Radicale.

Il racconto per immagini e tweet su Storify.