Dopo la denuncia del presidente di Peacelink dei giorni scorsi, che ha reso noto il dato di 8961 malati di cancro a Taranto, anche a La Spezia e a Brindisi associazioni, comitati e cittadini vogliono esercitare il loro diritto di sapere.

Ne dà notizia sempre Alessandro Marescotti dal sito di Peacelink  e Taranto Sociale :

“Altre città stanno riproponendo la ricerca di PeaceLink sui codici 048 (codice di esenzione dal ticket per malattie tumorali attribuito dalle banche dati ASL ndr) al fine di conteggiare i malati di tumore in vita e di capire le dimensioni del fenomeno. A La Spezia i medici dell’ISDE hanno compiuto un conteggio simile a quello di PeaceLink e ora anche a Brindisi è stata eseguita una ricerca per portare alla luce il totale dei malati di tumore. Con esiti clamorosi.

Da La Spezia,  infatti,  arrivano le elaborazioni rese note da Marco Rivieri, presidente  AIMPA-ISDE: “A Spezia provincia contiamo, nel 2011, 12288 esenzioni per neoplasie (1 ogni 17.8 abitanti) e che nel’area del golfo (distretto 1 formato dal comune capoluogo, Lerici e Portovenere) tale rapporto raggiunge il ben più grave record rispetto ai quartieri peggiori di Taranto di 1 caso ogni 16.2 abitanti “.

Dati drammatici, ricorda sempre Alessandro Marescotti che si ripetono a Brindisi, dove gli attivisti di Brindisi bene comune, sempre conteggiando i codici  “o48” hanno scoperto che nella loro provincia i malati sono passati dai 4.601 del 1998 ai 4.994 del 1999 ai 5.347 del 2000 ai 9.167 del 2006 per arrivare ai 10.025 del 2008 ultimo aggiornamento disponibile. Percentuali, continua il presidente di PeaceLinkche dovrebbero allarmare i responsabili dell’ASL e tutti i decisori politici ed indurli ad avviare indagini più approfondite che ancora stentano a partire“.

Situazione che in ogni caso, ricordiamo, giustifica la richiesta di una nuova indagine epidemiologica, dopo che lo stesso rapporto Sentieri, curato  nelle considerazioni conclusive sul SIN Brindisi, (pagina 61) raccomanda che sia necessario acquisire nuovi dati sullo stato attuale dell’inquinamento ambientale e avviare uno studio di biomonitoraggio sulla popolazione brindisina. 

Già, perchè, ed è questo il punto, al di là del buon senso scientifico che deve porre necessariamente questi dati “grezzi” ad un’attenta analisi e confronto con studi epidemiologici già effettuati e sequenze storiche, alla fine ci si dovrebbe ricordare,tutti, che stiamo parlando di persone, non di numeri. E proprio al bisogno di informazione delle popolazioni, che stanno vivendo “sulla pelle” l’emergenza sanitaria intorno ai siti di interesse nazionale e industriali d’Italia, bisognerebbe dare ascolto. Fornendo non solo i dati sulla morte per tumore, ma anche analizzando le varie patologie e cause di malattia.

Di certo, il presidente di PeaceLink denuncia un bisogno reale e tangibile, oltre che un diritto, come ricordato dalla campagna “Diritto di Sapere, quello dei dati aperti (open data)  e liberamente consultabili dai cittadini su temi “scottanti” come salute e ambiente. “Avere in tempo reale i dati delle malattie, della mortalità, dei ricoveri e delle diagnosi è possibile e va preteso come diritto fondamentale di efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione, specie in città così a rischio come Taranto, Brindisi e La Spezia- sottolinea Marescotti.

Come abbiamo raccontato su Cittadini reattivi, avviare campagne di biomonitoraggio, coinvolgere la popolazione, informarla sui dati epidemiologici e sui rischi per la salute (vedi ad esempio il SIN ora SIR di Colleferro), fornire “informazione come prevenzione”,  non può che aumentare il dialogo e la trasparenza tra cittadini ed istituzioni e ricreare quella fiducia che, di questi tempi, pare davvero dispersa.