È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo del Decreto Semplificazione (decreto legge 16 luglio 2020, n. 76), al via ora la discussione in Senato.

L’obiettivo annunciato è semplificare le norme per rilanciare gli investimenti pubblici e favorire lo sviluppo economico. Ma semplificare quali norme, e soprattutto, che fine fanno le garanzie? Sono molte infatti le criticità individuate da comitati e cittadini monitoranti, in molti degli ambiti toccati dal decreto legge, dalle bonifiche dei SIN (siti di interesse nazionale) alla riduzione della partecipazione pubblica all’aumento della soglia per appalti senza bando.

Che poi il dilemma rimane: è questo lo sviluppo economico che vogliamo? Più opere pubbliche, maggior consumo di suolo e di risorse, cantieri inquinanti. Possibile che il rilancio debba per forza avvenire seguendo questa strada? Illustriamo di seguito alcuni dei punti più critici.

SIN e bonifiche

Secondo quanto sottolineato da una coalizione di associazioni ambientaliste, il nuovo decreto indebolisce la legislazione specifica per le bonifiche dei siti gravemente inquinati in Italia (41 di competenza del Ministero dell’Ambiente e 17 di competenza regionale). Sembra che si propenda per una bonifica parziale e certamente meno costosa.

Si annullano le procedure già approvate nel 2014 che semplificavano davvero la bonifica in profondità dei siti inquinati. Non importa quindi che stiamo parlando di SIN, dei luoghi riconosciuti come i più inquinati d’Italia, ma il dl prevede che si agisca come se si trattasse di un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese. Infatti, con il nuovo dl è possibile che chi ha inquinato presenti, invece della caratterizzazione, approfondita e puntuale, dell’area, una più semplice e blanda “indagine preliminare”, con un campionamento a maglie larghe per valutare i livelli di contaminazione.

Leggi anche un approfondimento sul tema della nostra Rosy Battaglia:

Siti contaminati, bonifiche al palo: il popolo inquinato torna in piazza

Inoltre, una volta bonificato il suolo, l’azienda ottiene il certificato di avvenuta bonifica e lo svincolo delle garanzie finanziarie senza che si sia richiesta anche la bonifica delle acque. In caso di fallimento quindi si rischia che sia lo Stato a doversi accollare i costi. Che ne sarebbe quindi del principio “chi inquina paga”?

D’altra parte Augusto De Sanctis, del Forum per l’Acqua, ha commentato che già nel 2013 con il Decreto del Fare c’era stato un tentativo di introdurre una norma simile. “Ai tempi, con il ministro Orlando, siamo riusciti a scongiurarla”, commenta. “Speriamo di fare altrettanto questa volta”.

Intanto il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa si dice soddisfatto di questo dl e dichiarare, come si legge in un suo post pubblico su Facebook, che permetterà bonifiche più veloci. Forse, ma per chi sa leggere tra le righe, queste non saranno vere bonifiche.

Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e consultazioni pubbliche

Un’altra grave criticità di questo decreto legge è la consistente riduzione degli spazi di partecipazione pubblica dovuta alla riduzione dei termini temporali per presentare le osservazioni da parte dei cittadini e comitati. Tempi anche dimezzati, da 60 a 30 giorni ad esempio, nel caso della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nazionale tramite conferenza dei servizi simultanea, per analizzare e commentare documenti lunghi e complessi, da parte di cittadini che devono trovare tempo, competenze e un’organizzazione per intraprendere quast’attività.

In ogni caso i cittadini monitoranti non si tirano indietro e anche questa volta Raffaella Giubellini, attivista della zona di Brescia per il gruppo Le mamme di Castenedolo e Basta Veleni, ribadisce: “L’apporto dei comitati in sede di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) è sempre stato importantissimo per contenere lo scempio ambientale ed è davvero deprecabile ridurre gli spazi di partecipazione”.

Dovrebbe essere chiaro che la partecipazione delle comunità che vivono sulle aree interessate dagli interventi, garantita tra l’altro dall’articolo 118 della costituzione, non è un ostacolo alla realizzazione delle grandi opere ma un passaggio fondamentale anche per la sostenibilità delle stesse.

E non dimentichiamo, un esempio su tutti, quanto ha detto anche Luca Giunti, della commissione tecnica TAV Torino-Lione, come riportato in un nostro articolo: lievitazione di costi e ritardi nella realizzazione dell’opera non sono dovuti alle proteste dei cittadini ma al gestore dei lavori. Aggiungiamo che grazie alle insistenti proteste dei cittadini è emersa la criticità dell’opera, che ultimamente sta ricevendo sempre più pareri negativi.

D’altra parte il decreto legge ha reso potenzialmente non necessarie anche valutazioni di impatto ambientale per “interventi urgenti finalizzati al potenziamento o all’adeguamento della sicurezza delle infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche esistenti”, che verranno individuati con decreto del Presidente del Consiglio su proposta di Ministri dell’Ambiente e delel Infrastrutture. E sappiamo quali tensioni scatenino questo tipo di lavori sulle comunità locali. Per assurdo, una volta che siano autorizzati determinati lavori, saranno poi i cittadini a dover eventualmente dimostrare l’impatto ambientale ambientale e fare ricorso al TAR.

Ma che mezzi dovrebbero mettere in campo? Non è forse dovere dell’amministrazione pubblica procedere a studi e analisi così complessi?

A questo link, per informazione, la sezione del sito del Ministero dell’Ambiente dedicato alle valutazioni e autorizzazioni ambientali VIA, VAS, AIA.

Inoltre, per le opere contenute nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima , interventi legati ad attività o progetti strategici legati al clima e al green new deal il decreto legge stabilisce una seconda commissione dedicata. È bene ricordare però, che tra questi rientrano anche progetti come quelli dei gasdotti o alcune cosiddette “bio-raffinerie” di dubbia pertinenza, difficili da giustificare come opere di green economy.

Nel dl c’è anche una parte dedicata ai Parchi. Il direttore del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo, Michele Da Pozzo, ha commentato che una fonte di preoccupazione è che questo decreto possa agevolare i tentativi di costruire centraline idroelettriche su torrenti di montagna – interventi che, ancora oggi, godono di incentivazioni economiche assolutamente ingiustificate rispetto alla loro produttività e alla riduzione dell’impatto ecologico complessivo.

Altro punto vulnerabile, sempre legato ai fiumi, è quello dei lavori di assestamento idrogeologico, che fanno gola ai costruttori e alle ditte di movimentazione terra anche perché producono materia di scavo di ottima qualità. C’è il rischio che anche in questo caso il dl agevoli lavori non necessari, per quanto possano apparire tali, che vengano approvati come opere di interesse pubblico con la giustificazione nobile della messa in sicurezza, bypassando filtri ambientali attualmente vigenti.

Semplificazione della procedura degli appalti

Il dl Semplificazione porta molte modifiche al codice degli appalti, situazione che genera sempre più confusione visto che il codice viene continuamente rivisto.

L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) già aveva criticato le prime misure del dl. “Ben vengano tutte le semplificazioni necessarie, ma non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio; al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione, i rup e le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa”, ha commentato Francesco Merloni, presidente facente funzioni (dopo le dimissioni di Raffaele Cantone nove mesi fa), nella relazione annuale alla Camera. “Dopo il provvedimento del 2019, vi è ora il rischio di uno sblocca cantieri-bis, con le stesse problematiche”.

Entrando nel merito delle modifiche, il decreto legge stabilisce corsie preferenziali per i settori dell’edilizia scolastica, universitaria, sanitaria e carceraria, delle infrastrutture per la sicurezza pubblica, per gli interventi funzionali alla realizzazione della transizione energetica ma anche quelli dei trasporti e delle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, lacuali e idriche, anche quando sopra soglia, con ampie deroghe fatte ad eccezione delle norme penali e antimafia e le disposizioni europee.

Sappiamo quanto delicati siano questi settori per i conflitti ambientali che generano e l’impatto sul territorio e sulle comunità che lo abitano.

Le grandi opere da tenere sott’occhio interessate da questa misura, sono quelle contenute nell‘Allegato Infrastrutture #Italiaveloce al Documento di Economia e Finanza (DEF)

Il decreto legge è anche un’occasione per aumento della soglia per appalti senza bando con i conseguenti rischi di corruzione che ben conosciamo.

Rimandiamo a una lucida analisi di Leonardo Ferrante, referente anticorruzione civica di Gruppo Abele e Libera, a questo link.

Come spiega un comunicato stampa del governo, le nuove norme prevedono:

  • l’affidamento diretto per prestazioni di importo inferiore a 150.000 euro;
  • una procedura negoziata, senza bando, previa consultazione di un numero di operatori variabile sulla base dell’importo complessivo, per tutte le prestazioni di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria.

E anche sopra soglia, per gli interventi urgenti e con corsia preferenziale, si autorizza una procedura ristretta a inviti senza gara aperta.

Soglie di rilevanza comunitaria che arrivano fino a 5.35 milioni di euro per gli appalti pubblici di lavori e per le concessioni.

Si parla quindi di cifre importanti.

Ci aspetta un lungo lavoro di monitoraggio.