Dal confronto al Circolo Gagarin di Busto Arsizio alla memoria custodita da Radio Popolare, Indymedia, PeaceLink, 26×1 e Cittadini Reattivi.
Nota – Sul BatBlog sarà pubblicata il 21 luglio 2026 la versione completa, con la cronaca integrale e il racconto personale.
La fotografia di copertina della nostra newsletter Libera e Civica, in cui verrà pubblicato questo articolo è del dicembre 2025: un’immagine scattata agli operai dell’ILVA di Genova, tra sindacati, bandiere e fumogeni. Ero tornata in città per la terza volta in pochi mesi, per presentare Taranto chiama, il documentario su Taranto, quando durante la manifestazione mi sono ritrovata in una galleria, tra petardi e fumo, e ho avuto una crisi di panico.
Sapevo che non stava accadendo nulla di paragonabile a venticinque anni prima, ma il corpo aveva riconosciuto quel trauma. Dare oggi una lettura politica a ritroso della storia dei movimenti, quando quella Storia la si è vissuta dall’interno, non è semplice: allora non avevamo la distanza necessaria per capire.
La radio all’orecchio
Il 21 luglio 2001 arrivai a Genova con quasi cento persone del Coordinamento territoriale contro il G8 di Busto Arsizio: associazioni, ambientalisti e attivisti della Rete Lilliput. Avevo una radio all’orecchio: Radio Lanterna Rossa ritrasmetteva Radio Popolare e io ripetevo le notizie che arrivavano dalle diverse parti della città. Eravamo partiti all’indomani dell’uccisione di Carlo Giuliani.
Dentro il corteo vedevamo soltanto ciò che accadeva intorno a noi; attraverso la radio capimmo che erano iniziate le cariche e che il corteo era stato spezzato. Quelle voci sono oggi conservate nell’archivio Genova 2001 – Cronache di Radio Popolare, che raccoglie il racconto in diretta realizzato dalle decine di cronisti delle radio del Popolare Network e dai fotografi presenti nelle strade.
Insieme a quella di tanti altri quella testimonianza venne citata nello speciale di Diario e, a mia insaputa, dalla neonata VareseNews.
Raccontare la ferita
Il 18 luglio 2026 siamo tornati a parlare di Genova al Circolo Gagarin di Busto Arsizio, nella serata intitolata “Cara Genova, ti odio”, insieme a Carolina Crespi, Alice Cucchetti e Ilaria Mantegazza, socie fondatrici dell’associazione 26per1. Nel 2011 26×1 aveva raccolto cronache, immagini, poesie e racconti di fiction nell’ebook Per Genova, dieci anni dopo, diventato il libro, oggi dopo 25 anni.
Avevo affidato al progetto la cronaca del 2001 e un testo scritto dieci anni dopo, sul trauma rimasto nel corpo e su un movimento «annientato a bastonate». La mia come ho spiegato nella serata, non era stato un racconto di fantasia ma, volutamente di precisa e meticolosa cronaca, per non dimenticare. E’ nata poca narrativa intorno ai fatti di Genova: la mia interpretazione è stata che prima di trasformare quella storia in racconto abbiamo dovuto salvare le immagini, raccogliere le testimonianze, contrastare le menzogne e attendere i processi. Prima di poter raccontare la ferita, abbiamo dovuto dimostrare che la ferita esisteva.
Quella memoria è ancora accessibile sul sito di 26×1 e sul mio BatBlog. Siti autonomi, radio e media civici hanno conservato ciò che i social tendono a disperdere.
La battaglia sulle immagini
Un passaggio che, insieme ad Alice Cucchetti, ho ritenuto fondamentale ricordare riguarda il lavoro svolto nel media center del Genoa Social Forum, la rete promotrice delle mobilitazioni di cui Vittorio Agnoletto era portavoce.
Nelle scuole Diaz-Pertini e Pascoli lavoravano Indymedia, Radio Gap, Carta e altre realtà indipendenti, impegnate a documentare e conservare in archivi differenti la memoria del movimento e delle manifestazioni. Videomaker, fotografi e registi raccolsero filmati, registrazioni e testimonianze dei cortei e delle violenze.
Da quella straordinaria produzione audiovisiva nacquero Aggiornamento 0.1 e I diritti negati, il film collettivo Un altro mondo è possibile, ideato e coordinato da Francesco “Citto” Maselli con trentatré registi, e documentari come Genova. Per noi, diretto da Roberto Giannarelli, Wilma Labate, Francesco Ranieri Martinotti e Paolo Pietrangeli.
Quelle immagini non furono soltanto memoria: permisero di ricostruire i fatti e di smentire molte versioni ufficiali. La storia di Indymedia Italia è ricostruita da Chiara Rancati in Il punto su Indymedia Italia, pubblicato da PeaceLink; una parte dell’archivio di Indymedia Italia è stata recuperata e rimessa online nel 2021, in occasione del ventennale, dal collettivo Autistici.org.
Genova ci ha insegnato che la democrazia non si difende soltanto nelle piazze: si difende pretendendo documenti, verificando il potere, ricostruendo i fatti e rendendo pubbliche informazioni altrimenti invisibili. Da lì che anche questo piccolo progetto è stato ideato, nel 2013 e abbia poi realizzato inchieste e documentari che raccontano e custodiscono la storia dei movimenti civili impegnati contro l’ingiustizia ambientale.
Il compito dei media civici
Dopo la pandemia, tra guerre, crisi climatica e impoverimento sociale, viviamo ormai in una società della sorveglianza dominata dallo strapotere delle piattaforme. Non a caso abbiamo ricordato Carola Frediani, giornalista genovese e nostra amica prematuramente scomparsa, attraverso il suo Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti, un lavoro collettivo dedicato anche alla protezione delle fonti e della vita digitale.
Oggi non possiamo tacere che la legge 80 del 2025 e la legge 54 del 2026 hanno ulteriormente irrigidito l’impianto securitario e ristretto gli spazi del dissenso e della protesta, come denunciato anche da Amnesty International.
Nello stesso tempo, l’Italia è scesa dal 49º al 56º posto su 180 Paesi nell’Indice 2026 di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa.
Non basta quindi commemorare Genova 2001 né ripeterci che avevamo ragione.
Occorre continuare a costruire strumenti permanenti di monitoraggio civico: ottenere informazioni, rendere accessibili i dati pubblici, verificare le decisioni delle istituzioni e delle imprese, proteggere le fonti e custodire archivi indipendenti.
È questo il compito di Cittadini Reattivi: trasformare l’informazione in partecipazione, l’accesso ai documenti in potere civico e la memoria in capacità collettiva di agire nel presente. Una democrazia si misura anche dalla possibilità concreta dei cittadini di conoscere, verificare e contestare il potere.
Rosy Battaglia, giornalista e fondatrice di Cittadini Reattivi ETS


