Vignetta di Zaza Leonardo

Siderugia o vite umane? Acciaio o salute? Quali sono le priorità di sviluppo sostenibile che coinvolgono gli abitanti della città di Taranto? Proseguiamo a tenere il nostro faro acceso sulla questione Ilva-ArcelorMittal che non riguarda solo il benessere economico del Paese ma anche la salute dei suoi abitanti.

Ce lo ha rammentato il 24 gennaio 2019 la Corte Europea per i Diritti Umani che ha condannato l’Italia per non aver difeso i diritti umani più elementari avendo violato gli articoli 8 (diritto al rispetto della vita privata) e 13 (diritto ad un rimedio effettivo) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La sentenza è divenuta definitiva il 24 giugno 2019 e i ricorrenti sono stati riconosciuti come vittime. Grazie alle istanze presentate alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (CEDU) nel 2013, da Daniela Spera del “Comitato LegamJonici” e da 52 cittadini e, successivamente, nel 2015 da 130 tarantini e dall’ex consigliere comunale Lina Ambrogi Melle, come prima firmataria.

La Corte ha esortato lo Stato italiano a mettere in atto le misure necessarie ad assicurare la protezione dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto. Nei mesi successivi, tra Governo e ArcelorMittal, si sono cercati accordi per continuare la produzione e ben poco è stato fatto per migliorare la situazione ambientale a Taranto e, tantomeno, dopo la gravità della sentenza, si è cercato di raggiungere una composizione amichevole della controversia con i cittadini, cosicché la Corte di Strasburgo ha fissato al 23 aprile 2020 il termine massimo per il Governo per presentare le proprie osservazioni replicando alle violazioni perpetuate negli anni.

La lettera al Presidente del Consiglio Conte

Non è l’unica risposta che i tarantini stanno aspettando. Il 18 giugno è stata inviata al Presidente del Consiglio Conte una prima lettera sottoscritta da 123 cittadini e da 6 associazioni. Successivamente è stata rispedita quando le firme raccolte, al 27 giugno, erano più di 1000 e le associazioni firmatarie 14.
La lettera sarà consegnata al premier a cadenza settimanale, finché cittadini e attivisti non riceveranno risposta. Purtroppo, come spesso accade, i media e la stampa nazionale non danno risalto a questa iniziativa organizzata dall’associazione Genitori Taranti ETS, perdendo un’ulteriore occasione per seguire questa vicenda, che coinvolge indirettamente un pò tutti.

“Bonifiche e riconversione, unica soluzione”

Lo scorso 29 giugno davanti alla Prefettura di Taranto si è svolto un sit-in per chiedere ancora una volta la chiusura della fabbrica e la riconversione, per dare speranze e futuro ai giovani e ai lavoratori pugliesi.
Giustizia per Taranto, Tamburi Combattenti, Legamjonici, Peacelink sono state solo alcune delle associazioni e dei movimenti presenti al presidio, insieme come sempre a un folto gruppo di cittadini sempre più delusi e scontenti dell’operato del Governo. Ora che sembra imminente l’ingresso della controllata di Stato (Invitalia) nel capitale sociale dell’Ilva, alle richieste dei cittadini si aggiunge anche quella di non salvare lo stabilimento con i soldi pubblici, dato che le perdite si aggirano intorno ai 100 milioni al mese e, come sostiene Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink:

“se lo Stato ritiene che sia utile salvare la produzione gettando ulteriori miliardi di soldi pubblici in un’azienda che cade a pezzi e senza futuro, allora è necessario che le organizzazioni tarantine e la cittadinanza scendano in strada per raccontare le alternative sostenibili e gli interventi di riconversione che si potrebbero attivare con tali investimenti pubblici.”

A questo link, invece, potete riguardare l’intervento di Alessandro Marescotti, durante il sit-in

Flyer del sit-in a Taranto, Peacelink

Oltre il danno la beffa

Avranno pensato così, sicuramente gli abitanti di Taranto, quando hanno saputo che, proprio in questi giorni, a Trieste è stata chiusa la ferriera di Servola grazie anche all’intervento della politica. La ferriera di Servola, specializzata nella produzione di ghisa e soprannominata “l’Ilva del nord-est” inquinava e il vento anche qui spargeva polveri, idrocarburi cancerogeni e PM10 sopra i limiti nei quartieri circostanti dove si è studiata l’incidenza del cancro e di altre malattie tra i lavoratori e gli abitanti del quartiere. Oltre alla bonifica dell’area, è prevista un’attività di riconversione industriale centrata sull’attività siderurgica a freddo e anche il porto, nella quale sorgerà un polo logistico, avrà nuova vita. 
Stando alle ultime dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo, il triestino Patuanelli, per Taranto le cose andranno diversamente, infatti:

“l’ingresso dello Stato dovrà tutelare ambiente e occupazione, accompagnando il privato in un percorso che dovrà trasformare l’Ilva nell’acciaieria più all’avanguardia d’Europa, in un processo di decarbonizzazione che deve iniziare subito. E qui sì che dovremo sfruttare ogni singolo centesimo messo a disposizione dall’Europa, come i fondi del Just Transition Fund”

Di tutto ciò parleremo nella nostra live settimanale #LiberaeCivica, venerdì 3 luglio 2020, dedicata alle voci delle comunità, con Lina Ambrogi Melle e Cinzia Zaninelli dei Genitori Tarantini.

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