chiedi_dirittodisapere“Basta chiedere”.  Purtroppo come sanno bene i cittadini che vivono in zone contaminate, e come abbiamo constatato durante le nostre inchieste, non è assolutamente semplice accedere ai dati ambientali e sanitari che ci riguardano. Problema irrisolto, al centro molto spesso dei conflitti ambientali e sociali nel nostro Paese ma bisogno fondamentale che va soddisfatto per attivare trasparenza e sostenere il monitoraggio civico.

Con Chiedi l’associazione Diritto di Sapere, dopo il manuale per cittadini e giornalisti per diffondere il diritto all’accesso civico, LegalLeaks e gli esiti disastrosi del rapporto “Lo Stato Silenzioso“   ha deciso di trasformare il proprio blog in una vera e propria piattaforma dedicata alle richieste di accesso alle amministrazione pubbliche italiane, da parte dei cittadini e di tracciarne il loro esito.

Online dal 16 febbraio con la versione beta, permette per ora di inoltrare richieste esclusivamente a Ministeri e Regioni, ma assicurano da Diritto di Sapere- “nelle prossime settimane la arricchiremo dei riferimenti di Province, Comuni, società partecipate e, a termine, tutto ciò che è previsto dal decreto 33/13 (il decreto trasparenza varato da Mario Monti) e dalla legge 241/90 (la legge di accesso agli atti)“.

Chiedi è un adattamento per l’Italia del sistema open source Alaveteli sviluppato dall’ong britannica MySociety (che ha sostenuto il progetto italiano e collaborato allo sviluppo del nuovo codice) e che vanta già installazioni in altri 17 paesi dove ha aiutato più di 200mila persone a inviare richieste di accesso ai governi. Tra le piattaforme già attive in Europa ci sono Whatdotheyknow , lanciato direttamente da MySociety in Gran Bretagna, AsktheEU lanciato da Access-Info Europe, Tuderechoasaber della spagnola Civio.

L’invito che è quello di provarla, segnalare i problemi e suggerire modifiche scrivendo a info (at) dirittodisapere.i, senza dimenticare che “fare e aiutare a fare trasparenza sarebbe molto più semplice se in Italia esistesse un Freedom of Information Act sul modello di quello americano”.

Purtroppo non c’è ancora e per questo sosteniamo la proposta di legge avanzata da Foia4Italy.

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