E’ paAmianto_Eternit_Comitato_per_la_Salvaguardia_Salute_Territorio_Sesto_San_Giovannissato più di un anno (13 febbraio 2012) dalla sentenza di primo  grado che ha condannato i vertici di Eternit, l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny  (il secondo, il barone belga Louis De Cartier, è morto alcuni giorni fa)  a sedici anni di carcere per disastro ambientale doloso.

Intorno al tribunale di Torino migliaia di persone si stanno radunando in queste ore e oggi pomeriggio dalle 14.30 la provincia di Torino renderà visibile in streaming il momento della lettura della sentenza.

Il processo Eternit è il simbolo del risarcimento necessario alle migliaia di vittime dell’esposizione all’amianto, che ha colpito non solo Casale ma centinaia di luoghi, fabbriche e città in tutta Italia. Tra ammalati e deceduti ci sono 2.889 parti lese: lavoratori degli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli), i loro familiari, i loro concittadini che abitavano vicino alle fabbriche e respiravano le fibre. Una vera e propria emergenza che non è finita, visto che secondo i dati dello stesso Ministero della Salute, oltre  il dramma di 15.845 casi di mesotelioma maligno dal 1993 al 2008, una media di 2000 morti l’anno, ed il picco di mortalità previsto tra il 2020 e il 2025, l’amianto a 20 anni dalla sua messa al bando insiste ancora in ben 34.148 siti da bonificare (rapporto Legambiente Liberi dall’amianto, 2012) in tutto lo stivale (tra cui edifici pubblici, scuole, ospedali e in 6 dei Siti di Interesse Nazionale: Casale Monferrato, Balangero, Emarese, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla). E sono oltre 300 i siti nel Paese che necessiterebbero di una bonifica immediata.

Una situazione drammatica che però vede in prima fila proprio gli stessi esposti ad organizzarsi in associazioni e comitati per richiedere  sia l’applicazione del protocollo sanitario di sorveglianza non ancora applicato in tutta Italia, sia il ricorso al risarcimento danni attraverso i procedimenti giudiziari, di cui appunto il maxi processo Eternit è l’esempio di riferimento.

Nel viaggio in giro per l’Italia per realizzare l’inchiesta di Cittadini Reattivi  ci siamo scontrati spesso con il “problema amianto” ma  abbiamo incontrato anche tante persone che stanno lottando per ottenere giustizia e cercare di salvaguardare la propria salute. Da Casale Monferrato, sito di interesse nazionale e dove è avvenuta la maggiore mobilitazione partita dai familiari delle vittime e dalla comunità, (dove però sui resti di Eternit abbiamo trovato il Parco Eternot non ancora completato) a Sesto San Giovanni, dove i lavoratori della Ex Breda Fucine si sono riuniti nel Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio ed assistono i loro ex-colleghi nei processi e per indirizzarli ai centri di sorveglianza sanitaria.

Fino a Turbigo, dove si è appena aperto il procedimento giudiziario contro Enel, in merito alla morte di 8 lavoratori della Centrale Termoelettrica. E dove come ci racconta Valentino Gritta, il vice presidente di A.I.E.A. la mobilitazione ha portato all’istituzione della legge della regione Lombardia a tutela del primo registro degli esposti all’amianto, allargato non solo ai lavoratori ma a tutti coloro che sono stati a contatto direttamente o indirettamente con l’asbesto.

Altra prova di mobilitazione è anche la petizione del Comitato Esposti Amianto del Lazio che chiede al Parlamento Italiano l’obbligo di bonifica dell’amianto. Per fare ciò è necessario ampliare la legge n. 257/’92 che ha messo al bando sì l’amianto nel nostro paese, ma pur essendo una buona legge, non ha  stabilito espressamente il divieto di utilizzo dell’amianto né un termine preciso alla sua dismissione.

Tutte testimonianze che ci ricordano una cosa sola. Solo dall’iniziativa delle stesse persone e comunità che hanno pagato il prezzo altissimo della convivenza con l’amianto è partita la mobilitazione per ottenere giustizia e tutela della salute. Ed è certo. Oggi saranno tutti stretti intorno al Tribunale di Torino. Noi con loro.