Turbigo, amena cittadina tra il Naviglio e il Parco del Ticino Ostaggio però dei voli del vicino Aeroporto di Malpensa e della presenza della Centrale Termoelettrica Ex Enel, oggi EdiPower (che in passato funzionava ad olio combustibile). Una pesante eredità, quella della centrale,  che oltre l’inquinamento atmosferico ha colpito gli stessi lavoratori esposti alla polvere d’amianto fino agli novanta che veniva utilizzato come isolante termico. Per alcuni di essi, otto persone decedute per mesotelioma, si è aperto un processo lo scorso 15 maggio, su segnalazione dell’ASL di Castano Primo al Sostituto procuratore della Repubblica Dott. Ascione. L’ultimo passo di una mobilitazione dei lavoratori che è partita da lontano, già  nel 1989, ancora prima che l’amianto venisse bandito nel 1992 come ci racconta Valentino Gritta, lavoratore in cassaintegrazione della centrale. Anch’esso esposto all’amianto, è presidente della sezione locale dell’AIEA, dedicata a Oscar Misin, (Associazione Italiana Esposti Amianto) vicepresidente dell’associazione nazionale, l’unica che in Lombardia è riuscita ad ottenere  l’unico Registro per gli esposti all’amianto aperto a tutti coloro che possono essere venuti a contatto con la fibra killer. Inoltre con le altre associazioni hanno sollecitato il protocollo per il piano di sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini esposti all’amianto in Lombardia, previsto dalla legge nazionale 257 del 1992 ma non ancora attuato in tutte le regioni italiane. Ricordando che entro il 2016 in Lombardia l’amianto dovrebbe essere completamente bandito. Sarà  anche per questo che i cittadini turbighesi, appena hanno visto le ruspe al lavoro, una mattina di ottobre dello scorso anno si sono immediatamente mobilitati. Sul  territorio stava per essere insediata un’altra centrale, questa volta a biomasse, a loro insaputa, come ci racconta Davide Gritti, portavoce del Comitato “Io amo il mio Paese, No alla Bio Balle”. Dopo immediate mobilitazioni e raccolte firme, l’istituzione di un tavolo tecnico con l’azienda committente la Ely Pavia, il Comune e i rappresentanti di associazioni da Legambiente ai Comitati. Il risultato non si è fatto attendere: e  i cittadini sono riusciti  a dimostrare che, questa volta, la città di Turbigo non ha bisogno di un’altra centrale. L’azienda entro 8 mesi dovrà abbandonare e riprestinare il sito, così come l’aveva trovato. Da Turbigo il messaggio è chiaro, i cittadini chiedono di essere partecipi ed informati su tutto ciò che riguarda la tutela del territorio e la tutela della salute.