Michele Albanese come ha ricordato Maria Pia, sua figlia, che ne ha raccolto l’eredità, è un Giornalista, uno dei migliori del nostro Paese, e lo sarà per sempre.

Non possiamo parlare che al presente, perché il suo esempio, il suo coraggio, la sua determinazione, la sua dignità e caparbietà ci sono stati di ispirazione.

Siamo stati in pena per lui  e la sua splendida famiglia,  in questi mesi, la moglie Melania, le figlie Maria Pia e  Michela che abbracciamo forte. Abbiamo sperato e pregato per un epilogo diverso.

Ma come ha scritto nella sua preghiera, Don Pino Demasi, amico e compagno di cammino

“Oggi, Michele,

quando ti sei presentato al tuo Signore,

non eri solo.

Molti volti ti sono venuti incontro:

la gente che hai amato,

gli amici che, come te,

hanno creduto in una terra più giusta”.

 

Sappiamo quindi di essere stati fortunati di averlo incontrato, di averlo avuto come amico e maestro, nell’aiutarci a capire come tanto, molto della nostra Italia, politica, economie, mafie, ma anche antimafia, bellezza e libertà parta e torni dalla sua amata Calabria, terra ferita e meravigliosa al contempo.

Ringraziamo gli amici di Libera, grazie ai quali lo abbiamo conosciuto nell’estate nel 2016, in un campo di Estate Liberi a Polistena, insieme a Antonio Napoli e a Don Pino Demasi. Da allora si è stabilita una connessione che abbiamo cercato, a distanza e nel tempo di mantenere. E Michele quando lo abbiamo chiamato, c’è sempre stato.

Ma con lui e Don Pino, la memoria non è mai andata in vacanza. Il pensiero va a una bellissima estate, quella del 2017.  Qui si apre il piano personale di una giornalista e una donna ai minimi termini in quei mesi. Non posso dimenticare come lui e Melania mi abbiano accolto nella loro casa in uno dei momenti più fragili della mia vita.

Lui,  che era costretto a lavorare oramai dal 2014 nel suo studio e ha muoversi solo con la scorta, dopo le minacce di morte della ndrangheta, in quell’estate mi fece comprendere la responsabilità profonda del nostro lavoro, che quando fatto con professionalità è sacrificio personale, il senso di una missione civile e, insieme alla sua meravigliosa famiglia, la forza vera dell’amore. 

A febbraio del 2018, insieme a Contromafie a Roma, con Le buone pratiche del giornalismo contro le mafie e i bavagli all’informazione, dove avevamo chiesto al movimento antimafia di non abbandonare i giornalisti “scomodi”, lui per primo.

Con Michele ci sono state altre occasioni e come collega ma anche amica, sono orgogliosa che abbia sempre risposto ai miei appelli e sostenuto l’attività investigativa di Cittadini Reattivi, come nell’incontro a Lamezia Terme insieme a Trame, nel 2019, in cui aveva espresso la sua rabbia per una terra difficile ma bisognosa di riscatto.

Tornando a Taranto con la prima a porte chiuse del film, lo avevo invitato e ci eravamo sentiti. “Che si dice, Rosy..”, rimarrà per me sempre uno sprone, per continuare a battermi contro l’ingiustizia e per un mondo più giusto.

Grazie Michele per il dono della tua amicizia, ti vogliamo bene e sei sempre con noi. 

 

A MICHELE ALBANESE

di don Pino Demasi

Ne hai fatta di strada, Michele.

Strada vera, polverosa e ferita,

strada di cronaca e di coscienza,

percorsa con i piedi stanchi

ma mai piegati,

con le mani nude

e lo sguardo limpido.

Hai attraversato paure e minacce,

ombre lunghe e silenzi pesanti,

ma il tuo passo è rimasto diritto,

come diritto è stato il tuo dire.

Oggi ti sei presentato

al tuo Signore,

in cui hai sempre creduto,

con le mani bianche:

non bianche di resa,

ma di verità custodita.

Non hai portato ricchezze,

ma ceste colme di dolore raccolto,

storie ascoltate, lacrime annotate,

ingiustizie raccontate senza tremare.

Hai portato frutti maturati

nel vento duro del Sud,

grappoli d’amore per la tua terra,

per la Calabria ferita e bellissima,

amata non con parole leggere

ma con il coraggio quotidiano.

Ogni tuo articolo è stato un seme,

ogni denuncia un germoglio,

ogni scelta scomoda

un raccolto offerto al bene comune.

Oggi, Michele,

quando ti sei presentato al tuo Signore,

non eri solo.

Molti volti ti sono venuti incontro:

la gente che hai amato,

gli amici che, come te,

hanno creduto in una terra più giusta.

E voglio pensare

che tu abbia incontrato anche i nemici

per i quali, su questa terra,

hai pregato in silenzio.

Perché chi cerca la verità

non odia,

ma spera nella conversione dei cuori.

Con te, nel Regno dei Cieli,

sono entrate le tue parole,

la tua coerenza,

il tuo esempio.

A noi rimane

il dovere di continuare il cammino

con la stessa schiena dritta,

con lo stesso amore per la verità,

con la stessa fede nella giustizia.

Goditi il tuo Signore, Michele.

E che la tua voce

continui a insegnarci

che il coraggio può essere mite

e che la verità,

anche sotto scorta,

non cammina mai da sola.

Polistena 15 febbraio 2026

don Pino Demasi

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