“Le tecnologie digitali dovrebbero essere progettate per promuovere la democrazia e l’inclusione”: è questo il primo punto del Manifesto di Vienna per l’Umanesimo digitale, sottoscritto lo scorso maggio da un gruppo di intellettuali provenienti da ogni parte del mondo.

Siamo immersi nel digitale, ma molto meno consapevoli di quanto questi strumenti possano davvero cambiare, in meglio o in peggio le nostre vite.
Anche se lo hanno già fatto. Se ne sta parlando troppo poco e male. Un occasione è stata, lo scorso a Trento per InVisibili Connessioni > (Rob)etica evento promosso da Delta Informatica, all’interno del Muse, con Hannes Werthner, preside della Facolta di Informatica dall’Università di Vienna, TU Wien, uno dei promotori del Manifesto e Oliviero Stock della Fondazione Bruno Kessler, già presidente dell’Associazione Italiana Intelligenza Artificiale.

I temi dell’etica e dell’intelligenza artificiale dovrebbero essere affrontati dalle istituzioni pubbliche, così come la ricerca su questi temi dovrebbe rimanere patrimonio collettivo. Ce lo ricordano Tim Berners Lee, il padre di Internet, e il sociologo Eugeny Morozov. Ci sono cambiamenti fortissimi, in corso, con molti benefici e tante presunte libertà. Fissiamo schermi, fotografiamo, chattiamo, condividiamo su gigantesche piattaforme private, che hanno risposto a nostri bisogni sociali, ma senza sapere e comprendere appieno, quanto questi sistemi ci controllano e guidano nelle nostre scelte quotidiane.

E’ l’epoca del capitalismo di sorveglianza, dei deep fake: tutti abbiamo in mano uno smartphone e forniamo in continuazione dati, senza sapere esattamente dove finiranno. Riceviamo benefici quotidiani in cambio del controllo sulle nostre vite. La consapevolezza è che il tema della cittadinanza digitale, (che non è solo data dalla nostra identità elettronica, ma dall’insieme delle nostre conoscenze), della Carta dei Diritti di Internet, o del principio dell’autodeterminazione informativa hanno pari dignità come gli altri diritti umani. Pena la perdita del controllo sulle nostre vite e sulla nostra democrazia.

Cosi come bisognerebbe parlare di più e meglio di intelligenza artificiale, delle sue innumerevoli e positive applicazioni, ma anche dei processi etici necessari, computazionali o no, che non possono essere delegati agli algoritmi. Come vengono filtrati e censurati i nostri contenuti? Anche perché ricordando le parole di Oliviero Stock, già presidente dell’Associazione Italiana Intelligenza Artificiale, gli algoritmi non possono eliminare l’odio e la cattiveria insita nell’uomo.

E che il tema della banche dati aperte a cui tutti possono o non possono accedere, noi per primi, rimane un grande nodo, insieme al tema della privacy e del diritto di sapere. Non a caso Cittadini Reattivi APS ha deciso di aderire all’OpenGov Partnership Forum, proprio per vigilare su questi processi. Che vanno collegati al grandissimo tema della transizione ecologica prefigurata da Alex Langer, che deve essere, sempre più “socialmente desiderabile” come ha ricordato Michele Lanzigher, direttore del MUSE di Trento.

Per questi motivi, come presidente di Cittadini Reattivi e come giornalista dedicata ai temi di interesse pubblico e alla trasparenza sottoscrivo il Manifesto per l’Umanesimo digitale proposto dal prof. Hannes Werthner, preside della Facoltà di Informatica della TU di Vienna. Vi invito a leggerlo e a farlo.

È un primo passo per conoscere meglio i temi su cui finora, nel nostro Paese, si è battuta solo una minoranza di persone, a partire da Valigia Blu e singoli giornalisti come Carola Frediani, Fabio Chiusi, Philip Di Salvo e giuristi come Ernesto Belisario, Bruno Saetta e Fulvio Sarzana. Ma che già quattro anni fa, con la spinta di Stefano Rodotà e la presidenza della Camera dei Deputati, ci aveva portato ad approvare la Carta per i Diritti di Internet. Anche per questo occorre riprendere tanti fili e percorsi che si sono interrotti, a mio modesto avviso.

[Intanto grazie alle Invisibili Connessioni, a Delta Informatica e a Media Civici, che mi hanno riportato a Trento che per prima, con Fondazione Ahref ha riconosciuto il mio lavoro visionario, ormai sei anni fa, che ha dato il via proprio a Cittadini Reattivi. Nulla accade davvero per caso nelle nostre vite]

Qui il link al testo del Manifesto

Qui il link alla raccolta firme

Per saperne di più ▶️ bit.ly/DigHum_Vienna