Dalla chiusura delle Fonderie Pisano, alla proposta di un grande parco urbano: la sfida della bonifica e della rinascita per il quartiere Fratte di Salerno e per i Comuni limitrofi. Articolo coprodotto con Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita nell’ambito del progetto No Zone di Sacrificio sostenuto da Journalism Fund Europe
La vicenda delle Fonderie Pisano segna uno spartiacque per la città di Salerno e per tutta la Valle dell’Irno. Non è solo la chiusura di un impianto industriale. È la fine di una lunga stagione segnata da tensioni, paure, tante battaglie e richieste di verità. Il mancato rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte della Regione Campania ha sancito ciò che per anni abbiamo denunciato come comitato Salute e Vita: l’impossibilità di proseguire un’attività incompatibile con la tutela della salute e dell’ambiente. Una verità che oggi trova conferma anche nelle sedi più alte. La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto la correlazione tra l’attività dell’impianto e i danni alla salute dei cittadini certificando una responsabilità che per troppo tempo è stata colpevolmente sottovalutata o, peggio ancora, volontariamente ignorata.Per quasi vent’anni la nostra comunità ha vissuto una ferita aperta. Ha respirato preoccupazione, ha chiesto ascolto, ha costruito una mobilitazione costante. Ha visto tanti suoi figli ammalarsi, tanti morire.
Va riconosciuto che la chiusura è arrivata anche grazie a una scelta chiara da parte del nuovo governo della Regione Campania che ha avuto il coraggio di applicare le norme senza cedere a pressioni e senza abitare le ambiguità. Un atto dovuto, certo, ma non scontato.
Oggi, dunque, la nostra battaglia trova un punto fermo. Ma non può essere un punto finale. È, al contrario, un punto di partenza. Perché adesso si apre una responsabilità nuova. E riguarda tutti.
Innanzitutto, la partita non è ancora definitivamente chiusa. La proprietà dello stabilimento ha presentato ricorso prima al Tar che lo ha bloccato e ora al Consiglio di Stato che dovrà pronunciarsi. In queste settimane abbiamo raccolto oltre trecento sottoscrizioni – il doppio di quelle presentate alla Corte dei Diritti dell’Uomo – da parte di famiglie che vivono nelle immediate vicinanze della fabbrica: una voce chiara, netta, che chiede di non tornare indietro. Poi, va detto con altrettanta chiarezza che quell’area, prima di ogni progetto, dovrà essere bonificata. È il primo passo, necessario e non rinviabile, per restituire sicurezza, dignità e futuro a un territorio che per troppo tempo ha pagato un prezzo altissimo.
Diciamoci la verità: quell’area non può diventare l’ennesimo spazio sospeso, simbolo di abbandono e dell’ennesima occasione mancata. Deve trasformarsi. Deve cambiare segno. Deve restituire ciò che per anni è stato sottratto. Da questo punto di vista la nostra proposta è chiara: realizzare un grande parco verde urbano. Un polmone verde, finalmente. E proprio lì dove per anni i polmoni delle persone hanno dovuto fare i conti con un’aria che feriva, che preoccupava, che faceva paura. Che avvelenava. È una responsabilità a cui non ci si può sottrarre. È una direzione necessaria, una strada maestra. Significa trasformare un luogo che ha inciso sulla salute in uno spazio che la protegge. Significa restituire respiro, nel senso più concreto e nel senso più profondo. Significa dire, con un gesto visibile, che una comunità può cambiare destino.
Un parco significa salute. Significa qualità della vita. Significa immaginare un futuro diverso per le nuove generazioni. Significa anche compiere un atto simbolico potente: trasformare un luogo di conflitto in uno spazio di riconciliazione. Non è solo una scelta urbanistica. È una scelta politica, nel senso più alto del termine. È il modo in cui una città decide di guardare avanti senza dimenticare ciò che è accaduto.
La storia delle Fonderie Pisano non deve essere rimossa. Deve essere riconosciuta. E proprio per questo trasformata. Quel suolo può diventare il segno concreto di una rinascita. Un abbraccio alla comunità che per anni ha resistito. Un impegno verso chi verrà dopo. Dalla chiusura di una ferita può nascere un futuro migliore. Sta a noi decidere come scriverlo. Questa volta non possiamo permetterci di sbagliare. Salerno non può perdere questa occasione.
Lorenzo Forte presidente associazione e comitato Salute e Vita.
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