Falconara Marittima rappresenta una delle tante realtà italiane segnate da un’eredità industriale pesante. È qui che Taranto chiama ha fatto tappa, incontrando una comunità che da decenni si batte contro l’ingiustizia ambientale e sanitaria, riconoscendosi nel percorso e nelle battaglie della città pugliese.
Falconara è uno dei circa 60 SIN/SIR italiani, siti di interesse nazionale o regionale altamente contaminati, con un impatto sulla salute dei cittadini. Il territorio è segnato dalla presenza di un polo industriale che comprende l’ex Montedison, mai bonificato, e una raffineria tuttora operativa.
In questo contesto, la proiezione del documentario presso la Galleria delle Idee, ha assunto un valore ancora più forte. L’esperienza della comunità tarantina è risuonata con particolare intensità, anche alla luce delle recenti sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea e della Corte europea dei diritti umani, che hanno stabilito precedenti importanti per tutti gli impianti inquinanti e per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
Il confronto con il pubblico ha visto interventi puntuali e documentati, come quello di Roberto Cenci, impegnato da anni nella difesa del territorio con la sinergia di Ondaverde Odv, Comitato Mal’aria – Falconara M. e Falkatraz – Csa Kontatto. Un dialogo che ha evidenziato quanto sia centrale il ruolo delle comunità informate e della competenza scientifica nella battaglia per la salute e l’ambiente.
Fondamentale, in questo scenario, anche il supporto dei giuristi ambientali. La presenza dell’avvocata Monia Mancini ha sottolineato quanto sia oggi necessario che i cittadini possano contare su esperti in grado di affrontare contenziosi complessi, spesso contro decisioni o inerzie delle stesse istituzioni chiamate a tutelare l’interesse pubblico.
La tappa di Falconara si inserisce in un percorso più ampio che, negli ultimi mesi, ha portato Taranto chiama da Torino a Taranto, da Bruxelles fino a Genova, passando per festival e rassegne nazionali in diverse città. Un viaggio che si intreccia con una fase cruciale della vicenda ex-ILVA, mentre si discute della possibile cessione del più grande impianto siderurgico italiano.
Il documentario si propone così come uno strumento di conoscenza e consapevolezza, capace di restituire ciò che spesso resta ai margini del dibattito pubblico. Un invito rivolto alle comunità, alle istituzioni, alle scuole e alle università a “chiamare”, a creare occasioni di visione e confronto. Perché la questione ambientale non riguarda solo singoli territori, ma il diritto collettivo a un ambiente salubre e a un futuro realmente sostenibile.


