Taranto chiama a Genova per la terza volta: Cornigliano al centro del dibattito sul futuro industriale

Come Taranto, anche “Genova chiama”, e lo fa a partire da Cornigliano, uno dei quartieri che più hanno pagato il prezzo di un modello di sviluppo industriale oggi sempre più contestato. È qui che Taranto chiama è tornato per terza volta, trovando ancora una volta una comunità attenta e partecipe.

La proiezione al Centro Civico di Cornigliano ha rappresentato un momento di forte coinvolgimento collettivo. L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’impegno della consigliera municipale Giorgia Parodi e di Selene Candia, con il sostegno di AVS Genova ed Europa Verde Liguria. Un appuntamento inserito in una giornata significativa per la città: al mattino, infatti, Genova era attraversata dallo sciopero generale, con Cornigliano bloccata dai presìdi degli operai dell’ex ILVA, segnale di una tensione sociale che da settimane attraversa il territorio.

Nel documentario trovano spazio anche le voci dei lavoratori e dei loro rappresentanti di Taranto. La sera, in sala, erano presenti molte donne e madri di Cornigliano, protagoniste quindici anni fa della mobilitazione contro il forno a caldo dell’ILVA. Un legame, il loro, già consolidato con Taranto grazie a esperienze condivise come Uno Maggio Taranto Libero E Pensante alle attività dell’Associazione  Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e dell’Associazione “Genitori tarantini”: due città geograficamente distanti ma accomunate dalle stesse contraddizioni industriali.

Alla proiezione hanno partecipato anche il presidente del Municipio VI Medio Ponente, Fabio Ceraudo, e il consigliere comunale Massimo Romeo, che hanno espresso apprezzamento per il lavoro cinematografico e per il dibattito che ne è seguito. Presente anche Maurizio Reggiardo, che per primo, attraverso il Circolo Arci Barabini di Trasta, ha sostenuto il documentario.

Da Genova emerge con forza una riflessione che va oltre i confini locali. La vicenda ILVA–Acciaierie d’Italia si conferma una questione nazionale, capace di interrogare il modello di sviluppo del Paese in un’epoca segnata da crisi climatiche, instabilità geopolitiche e crescenti disuguaglianze sociali. Quale futuro industriale è possibile? Quale prezzo siamo disposti a far pagare alle nuove generazioni?

In questo contesto si collocano le parole di Giorgia Parodi, che richiamano alla centralità dei territori e delle loro competenze: «Quando si parla di ILVA, il nodo resta Taranto: da lì dobbiamo partire per comprendere fino in fondo un disastro ambientale, sanitario, sociale ed economico che riguarda l’intero Paese». Una riflessione che, a Cornigliano, trova un’eco profonda e ancora attuale.

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