Sentenza storica, Strasburgo condanna l’Italia: “Non ha protetto i cittadini dall’inquinamento delle Fonderie Pisano”

L’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per non aver protetto i cittadini di Salerno, Pellezzano e Baronissi dagli effetti dell’inquinamento prodotto dalle Fonderie Pisano, storica azienda metalmeccanica situata nella valle dell’Irno. 
La sentenza, è stata resa pubblica il 6 maggio 2025 e riconosce la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare.  Lo Stato italiano dovrà versare 8.700 euro a 151 abitanti di Baronissi, Pellezzano e Salerno. 

Secondo la Corte, “Nonostante gli effetti tangibili di misure adottate dopo il 2016, volte a ridurre al minimo gli effetti nocivi dell’attività della fonderia, le autorità, nell’autorizzare la prosecuzione dell’attività, non hanno considerato i precedenti effetti nocivi significativi sulla popolazione locale derivanti dall’esposizione prolungata all’inquinamento”.

Si tratta di un nuovo monito, dopo quelli già arrivati con la sentenza CEDU sull’Ilva di Taranto e sulla Terra dei Fuochi, che segnala ancora una volta la fragilità della tutela ambientale in Italia.

Un’area diventata residenziale, ma la fonderia è rimasta

La vicenda nasce nel 2006, quando il piano urbanistico comunale di Salerno trasformò la zona in cui sorge la fonderia da area industriale a residenziale, prevedendo la delocalizzazione dell’impianto. Ma il trasferimento non è mai avvenuto, mentre nel frattempo la zona è stata edificata e popolata.

Oggi oltre 150 cittadini  hanno ottenuto giustizia a Strasburgo. “La forte combinazione di prove indirette e presunzioni — scrivono i giudici — permette di concludere che l’esposizione all’inquinamento abbia reso i ricorrenti più vulnerabili a varie malattie, e che inoltre, non c’è dubbio che abbia influito negativamente sulla loro qualità di vita”.

Nel motivare la condanna, la Corte ha riconosciuto che, dopo il 2016, le autorità italiane avevano introdotto misure per ridurre gli effetti nocivi dell’impianto, ma ciò non è bastato. La CEDU sottolinea che le istituzioni italiane “erano consapevoli del rischio” e che, per anni, “non è stata garantita un’informazione chiara e accessibile ai residenti sui potenziali pericoli derivanti dalle emissioni”.

Livelli di mercurio cinque volte superiori

Il giudizio di Strasburgo si basa anche su un complesso di studi scientifici, tra cui lo studio SPES (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile), condotto dalle autorità sanitarie regionali e nazionali a partire dal 2017. Le analisi hanno rivelato che “i livelli medi di mercurio nei campioni sierici prelevati nei cluster della Valle dell’Irno erano circa cinque volte maggiori rispetto alla popolazione di controllo”.

Secondo la Corte, ad una relazione finale del 31 dicembre 2021 dimostra che “dal 2008 al 2016 la fonderia ha causato un grave inquinamento ambientale senza che venissero fornite informazioni chiare alle persone interessate sui potenziali rischi a cui erano esposte continuando a vivere a pochi chilometri dall’impianto”.

Risarcimenti e monito a Roma

Lo Stato italiano dovrà corrispondere ai ricorrenti un risarcimento per le spese legali e l’accertamento della violazione costituisce di per sé “una soddisfazione equa” per i danni morali subiti.

Ma per la Corte la questione va oltre il singolo caso: la decisione “richiama le autorità nazionali a garantire un sistema normativo e amministrativo efficace nella prevenzione dei danni ambientali e nella protezione dei cittadini esposti”.

Tutelare la salute in pandemia. Anche dall’inquinamento industriale, pure in Campania.

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