Oltre 16 mila morti in Lombardia per l’epidemia da COVID-19 a oggi, più della metà del totale in tutta Italia, non sono, purtroppo una tragica fatalità. Cosa non ha funzionato e cosa occorre fare per uscire dall’emergenza sanitaria? Come ci prepariamo per il futuro?

Le organizzazioni di cittadinanza attiva non stanno a guardare e hanno deciso di scendere in piazza con #SalviamoLaLombardia , sabato 20 giugno, dalle ore 15, in Piazza Duomo. Organizzano Milano 2030, Medicina Democratica, Arci Milano, AiutArci a Milano, Arci Lombardia, I sentinelli di Milano, Casa Comune, iCoinvolti, Cittadini reattivi, ACLI Milanesi. Con l’adesione di decine e decine di associazioni, rappresentanti della società civile e non solo.

#SalviamoLaLombardia è una manifestazione necessaria, in difesa della salute e della sanità pubblica che, nella nostra regione, sono state, più che altrove profondamente indebolite dalla privatizzatione. Con tagli drastici al servizio sanitario regionale e alla medicina territoriale.

A tutto ciò, già ampiamente documentato in numerose inchieste giornalistiche, a cui si sommano quelle della magistratura in corso, si aggiungono le pesanti responsabilità di chi amministra. Cosa non ha funzionato nell’assistenza sanitaria e domiciliare nell’emergenza COVID-19? Cosa bisogna cambiare per far tornare la salute un diritto fondamentale?

Perché c’è ancora la massima incertezza sui dati epidemiologici. Perché i tamponi rino-faringei e gli esami sierologici sono a pagamento? Chi ci segue sa che Cittadini Reattivi ha posto queste domande anche al Difensore Civico regionale, in qualità di Garante della Salute. A oggi attendiamo risposte.

Nel frattempo, di tutto ciò parleremo, alla vigilia di #SalviamoLaLombardia venerdì 19 giugno dalle ore 18, con Luca Paladini dei Sentinelli di Milano e la nostra Rosy Battaglia, in diretta streaming dalla nostra pagina Facebook dalle ore 18.00.

Questo il testo del comunicato stampa dei promotori dell’evento

Oltre 60 organizzazioni, oltre 100 volontari mobilitati per garantire il il distanziamento personale. Lavoratori della sanità, ex-pazienti e familiari, intellettuali, artisti, insieme per una vera svolta nelle politiche sanitarie della Regione Lombardia, per la revisione della legge Maroni, per mandare a casa chi non ha saputo gestire la pandemia

Cresce la mobilitazione intorno all’iniziativa organizzata da Arci Milano, ACLI Milanesi, AiutArci a Milano, Arci Lombardia, Casa Comune, Cittadini reattivi, iCoinvolti, I sentinelli di Milano, Medicina Democratica e Milano 2030.

Sono oltre 60 le organizzazioni aderenti, tra cui la Casa della Carità di Don Colmegna, Non Uno di Meno, Legambiente, Mediterranea, i Giovani Democratici, le Sardine di Brescia, Como e Salò, CNCA Lombardia, il Forum per il diritto alla salute, Costituzione Beni comuni e tante altre (qui l’elenco completo in aggiornamento).
E poi Claudio Bisio, Cecilia Sarti Strada, Giulio Cavalli, Alessandro Robecchi, Lella Costa, Francesco Laforgia, Susanna Camusso, Pierfrancesco Majorino, tanti sindaci e consiglieri comunali di Milano, della provincia e della Lombardia, tutta la segreteria della Camera del Lavoro di Milano e quella della CGIL regionale, la segretaria della Fiom (qui l’elenco completo in aggiornamento).

Dal cuore della città per andare al cuore del problema: in piazza con i nostri cartelli e rispettando il distanziamento personale perché la Lombardia nella gestione della pandemia è stata un disastro totale.
La metà delle persone morte a causa del Covid-19 in Italia vivevano in Lombardia.
Sprechi di denaro enormi, nessuna assistenza territoriale, giornate di attesa al telefono e settimane o mesi per avere un tampone o un sierologico a meno di pagare: la gestione della pandemia in Lombardia è stata un disastro.
Abbiamo pagato sulla nostra pelle e su quella delle persone a noi care, decenni di scelte scellerate che hanno privilegiato l’ospedalizzazione e la centralizzazione delle strutture sanitarie, che hanno smantellato i servizi socio-assistenziali e ridotto la salute delle persone a merce.
Le scelte fatte in questi mesi sono state devastanti e hanno dimostrato l’insipienza di chi avrebbe dovuto proteggere la nostra regione dalla pandemia.
Per questo chiediamo al governo di intervenire, commissariando la sanità lombarda, e alla vigilia della scadenza della cosiddetta sperimentazione Maroni – la legge regionale n. 23 del 2015 che ha costruito di fatto il sistema che si è dimostrato fallimentare anche e soprattutto durante la pandemia – ne chiediamo la completa revisione.
Vogliamo una vera svolta.
Chiediamo di realizzare quello che non è accaduto in tutti questi anni: il radicale potenziamento del welfare e del Servizio Sanitario Nazionale, a partire da una svolta nel riconoscimento professionale del personale sanitario, medico, infermieristico, lavoratrici e lavoratori e dal sostegno alle e agli specializzandi.
Abbiamo diritto a un sistema di salute che ci protegga.

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