Lo avevamo preannunciato la scorsa settimana, in diretta live, insieme all’avvocata Paola Ferrari. Abbiamo ricevuto lo scorso 29 maggio 2020, dal Difensore Civico della Lombardia, il dott. Carlo Lio, una prima risposta alla nostra prima richiesta di intervento del 20 maggio.

Risposta che abbiamo ritenuto, però, insoddisfacente e alla quale abbiamo replicato ufficialmente oggi, chiedendo un ulteriore intervento del Difensore Civico che, ricordiamo, è anche Garante per la salute dei cittadini lombardi.

Non è “accanimento civico”, il nostro, ma semplicemente l’esercizio di un diritto fondamentale, garantito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, come il diritto alla salute. Anche noi abbiamo scelto di raccogliere le richieste di aiuto che ci sono pervenute da parte di cittadini spaesati, a fronte di una situazione epidemiologica che non è trasparente, con una medicina territoriale allo stremo, come hanno denunciato gli stessi medici di base.

Situazione che vede, in questa regione, centinaia se non migliaia di persone in attesa di tamponi e esami diagnostici, come denunciato da Medicina Democratica.  Impossibile rimanere impassibili a fronte di una possibile recrudescenza del virus. A differenza di altre regioni, come Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, infatti, regione Lombardia non ha aperto le proprie banche dati. E non c’è ancora chiarezza sulla dislocazione dei focolai di infezione ancora attivi, nè tantomento sui tamponi rinofaringei effettuati in prima diagnosi Covid-19 e quelli di controllo.

Ad oggi, manca un piano pandemico aggiornato, dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario negli ospedali e negli ambulatori. Nella regione con il più alto tasso di letalità da Covid-19 al mondo.

Anche per questo la nostra associazione, da sempre apartitica ma che ha basato il proprio Statuto sulla Costituzione Italiana, ha aderito alla manifestazione del 20 giugno prossimo a Milano, #SalviamoLaLombardia.