Il 29 novembre Taranto torna in piazza “per dire basta ai ricatti e chiedere un futuro di salute, lavoro vero, ricerca e bellezza”. La marcia partirà alle ore 9 da Piazza della Vittoria per raggiungere il Varco Est. Un corteo che non è solo protesta, ma proposta: è l’appuntamento de “L’Ora di Taranto”, a cui aderiscono decine di associazioni, collettivi, realtà sociali e culturali del territorio.
La città ionica torna a dire basta ai ricatti occupazionali, basta alla retorica dell’emergenza permanente che da decenni tenta di schiacciare ogni possibilità di cambiamento. Taranto reclama un futuro sano, sostenibile, un modello che – ricordano gli organizzatori – in molte città d’Europa e del mondo è già realtà grazie a processi di riconversione equa, partecipata e capace di creare lavoro.
Un territorio che dal basso lavora alle soluzioni
Taranto non è mai rimasta ferma e “da anni le realtà del territorio hanno dovuto colmare l’enorme vuoto politico, andando oltre alla denuncia ma promuovendo analisi e proposte di altissima valenza”. Come ricordano gli organizzatori, tra i principali strumenti nati dal basso e oggi al centro del confronto pubblico troviamo:
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“Un Piano B per Taranto”
Un documento curato da Peacelink, ricco di analisi e proposte operative per una riconversione giusta, fondata su salute, tecnologia pulita, ricerca e innovazione. -
“Piano Taranto”
Elaborato da una rete di associazioni e cittadini, è un progetto articolato che incrocia dimensione sociale, ambientale, culturale ed economica e propone un percorso di superamento dell’attuale modello industriale. -
T.R.A.C.C.E. – Taranto Rigenerata Attraverso Cultura, Comunità ed Ecologia
Un framework comunitario che indica nella cultura, nella rigenerazione urbana e nella cura ambientale i motori di una rinascita condivisa.
Questi documenti meritano di essere letti, discussi e – come ripetono le realtà promotrici – meritano finalmente una possibilità.
Un messaggio chiaro: Taranto può essere altro. Taranto deve essere altro
Da anni – ricordano gli organizzatori – chi denuncia l’insostenibilità del modello industriale si scontra con silenzi istituzionali, leggi “salva Ilva”, deroghe e commissariamenti. Ma Taranto non si arrende: la manifestazione del 29 novembre è un appello collettivo alla responsabilità e alla politica.


