Targa nel quartiere Tamburi, immagine scattata nel 2017

Neanche una settimana fa scrivevamo della situazione Ilva e delle continue azioni di protesta dei cittadini e dei comitati di Taranto: oltre alla lettera al Presidente del Consiglio Conte, che settimanalmente l’Associazione Genitori Tarantini ETS invia al Premier in attesa di una risposta, abbiamo anche evidenziato l’ennesimo sit-in di protesta organizzato il 29 giugno da diverse associazioni davanti alla Prefettura.

Venerdì 3 luglio ne abbiamo discusso in diretta Facebook con Lina Ambrogi Melle del Comitato donne e futuro per Taranto Libera e con Cinzia Zaninelli di Genitori Tarantini ETS.
A questo link potete rivedere la diretta, si parla di Taranto dal min. 26:00. 

http://www.cittadinireattivi.it/2020/07/02/salute-vs-acciaio-a-taranto-bonifiche-e-riconversione-unica-soluzione/

L’eterno ricatto salute VS lavoro

Il ricatto che da anni Taranto deve subire è sempre lo stesso: possono coesistere due diritti fondamentali come quello della salute e le possibilità lavorative? 
L’Ilva, come più volte abbiamo potuto analizzare e verificare, è una fabbrica altamente inquinante e oramai di difficile gestione economica: perde più di 100 milioni di euro al mese e, a quanto pare, lo Stato italiano non prende in considerazione una sua chiusura, una riconversione e la possibilità di un nuovo sviluppo sostenibile per la città. Una città che non è solo Ilva e che di possibilità, come ci ricorda Rosy Battaglia nella sua inchiesta su Lifegate, ne avrebbe.
Una città che, solo per fare alcuni esempi, ha la più alta incidenza di malattie tumorali tra i bambini rispetto alla media regionale e un’elevata incidenza di problemi alla tiroide fra i giovani: infatti, lo Studio Sentieri 2019 rivela che in età giovanile (20-29 anni) si evidenzia un eccesso del 70% per l’incidenza dei tumori alla tiroide. Una città che allo stesso tempo non pensava di dover avere ancora paura dei famigerati Wind Days dopo la copertura dei parchi minerali.

4 luglio 2020: le coperture dei parchi minerari non fermano il vento, le polveri si diffondono per la città

La tromba d’aria, documentata con foto e video sulla rete (qui il link al video pubblicato dall’Associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti), che si è abbattuta sabato 4 luglio su Taranto e sullo stabilimento siderurgico ha però dimostrato ancora una volta il contrario: l’Ilva è sopravvissuta grazie a 12 Decreti governativi, denominati per l’appunto “salva Ilva”, e la nuova gestione ArcelorMittal va avanti fra minacce, opere incompiute e ritardi nell’espletamento degli obblighi dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Infatti, come spiega bene Alessandro Marescotti presidente di Peacelink, la tempesta di sabato 4 luglio ha depositato sulla città, in particolare sul Quartiere Tamburi e sul quartiere Paolo VI -circostanti alla fabbrica-, minerale di ferro proveniente dai parchi minerali secondari.

L’AIA prevedeva che venisse fatta la copertura di 8 parchi minerali ma ne sono stati coperti solamente due, i più grandi, lasciando scoperti 6 parchi secondari da cui la polvere rossiccia si è alzata sulla città, depositandosi sulle strade, sui balconi e sui terreni. Marescotti pubblica anche i dati delle polveri sottili raccolti dalle centraline Arpa proprio durante la tromba d’aria: vi è un forte picco di PM10
Come se non bastasse, bisogna ricordare che ArcelorMittal ha chiesto la proroga dell’AIA per completare la copertura dei 6 depositi da attuare nel 2023.

Dopo l’ennesimo episodio, i comitati e le associazioni non sono state in silenzio: Peacelink ha scritto una lettera al Ministro dell’Ambiente Costa, il Comitato Tamburi Combattenti si incontra con il Sindaco Rinaldo Melucci e con l’assessore all’ambiente Annalisa Adamo concordando di intraprendere azioni comuni di disobbedienza civile” e anche la Procura ha aperto un’inchiesta contro ignoti e senza ipotesi di reato, per il momento.

L’accordo tra il Comitato Tamburi Combattenti, il Sindaco e l’assessore all’ambiente di Taranto.

Il comitato cittadino per la salute e l’ambiente a Taranto

Fonte: tarantosociale.org

L’ennesimo episodio che ha sconvolto la città, ha reso rovente il clima tra le associazioni ambientaliste e i comitati di Taranto. Il 26 febbraio 2020 ci fu la seconda edizione della “Fiaccolata per tutte le vittime dell’inquinamento”: anche a quest’appuntamento la partecipazione era tanta, e la rabbia pure.
Tra i partecipanti e le varie associazioni si decise di dare vita ad un nuovo comitato: è così che il 6 luglio, dopo alcuni mesi di gestazione e di ritardi causati dal Coronavirus, nasce il “Comitato cittadino per la salute e l’ambiente”, un ente per la tutela di interessi collettivi con lo scopo di unire i cittadini e sei associazioni -ad oggi, 8 luglio, ndr.- sotto un’unica bandiera per convergere su finalità comuni.

La tutela della vita e della salute pubblica, la difesa dell’ambiente, la progettazione dello sviluppo sostenibile e dell’ecoriconversione, la promozione della cittadinanza attiva e della partecipazione democratica e la segnalazione alle autorità competenti delle situazioni lesive degli interessi collettivi tutelati dal Comitato stesso, sono solo alcune delle finalità generali, come si legge sul sito tarantosociale.org. Nello specifico il comitato si impegna per il fermo degli impianti Ilva sottoposti a sequestro, per la costituzione di un Osservatorio Mortalità in tempo reale e disaggregato per quartieri, per la bonifica e la riconversione, per un piano occupazionale e per essere in prima linea nella partecipazione ai processi decisionali in campo ambientale e civile della città.
La conferenza stampa di presentazione del Comitato, organizzata l’8 luglio, si è svolta proprio al Quartiere Tamburi davanti alla “Targa della maledizione”, e Marescotti ricorda al sindaco che:

ha tutti gli elementi in base ai dati di anagrafe per poter dire se in questo momento, in questo quartiere, si muore di più rispetto alla periferia. Da quelle che sono le analisi che abbiamo fatto noi con persone estremamente competenti in campo epidemiologico, nei tre quartieri più vicini all’area industriale c’è un eccesso di mortalità annuo di circa 78 unità”. 

La nascita di questo Comitato è un ulteriore esempio di come la partecipazione dal basso e la cittadinanza attiva siano fondamentali per la difesa di salute e ambiente e, come ci ricorda anche Alexander Langer, troppo spesso la politica istituzionale pensa a breve termine -per il consenso elettorale- provocando errori con ripercussioni, purtroppo, a lungo termine.

Fonte: Fondazione Alexander Langer Stiftung

 

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