195 Paesi che dicono sì al più grande accordo di sempre sul clima mondiale.

Bene, ottimo risultato….o no?

Certo, è ottimo che tutte queste nazioni si siano accordate per quel grado e mezzo di massima crescita della temperatura tanto declamato, ma il percorso segnato è troppo lento, troppo in là con gli anni e con troppe poche sicurezza.

Non si è votato per un calo delle emissioni, ma bensì perchè l’ aumento ci sia (…) ma non sia maggiore di un grado e mezzo (calcolato dai livelli dell’ era pre-industriale, e qui si potrebbe discutere parecchio su quale sia la temperatura iniziale sulla quale si baseranno questi calcoli).

Quindi si potrà continuare ad inquinare, ed ogni stato dovrà autodelimitare questi aumenti, ed il controllo su queste limitazioni lo farà lui stesso, senza esterni.

Difatti ognuno è lasciato a sè, non ci sarà un “autorità” che vigilerà su questi aumenti, ma ogni 5 anni ogni stato dovrà presentare quanto fatto, o non fatto, e presentare quanto intenderà fare nei 5 anni successivi; questo accordo non è vincolante, bensì volontario, e perciò non ci saranno pressioni di alcun tipo per farlo rispettare, solo “timidi consigli”; dovranno essere le singole nazioni, con i loro governanti, ad avere tanta buona volontà per cercare di rientrare nei parametri discussi a Parigi.

E questa sarà perciò una vicenda da seguire ogni volta che ci saranno nuove elezioni, visto che ad ogni cambio di governo le politiche ambientali ed ecologiche variano, e non poco, e gli interessi delle aziende legate alla politica sono sempre forti, e non sempre queste aziende pensano al bene della terra….

Il fatto che i vari governi, al termine di ogni 5 anni, non verranno sanzionati in alcun modo, lascia campo aperto a qualsiasi malsana azione.

Per parlare di casa nostra, voglio proprio vedere come Renzi ed il suo governo spiegheranno ora l’art. 38 del famoso “Sblocca Italia”, articolo nel quale si dà via libera ad ogni tipo di trivellazioni in ogni parte del Bel Paese, trivellazioni con le quali si cercherà di sfamare le compagnie petrolifere con ancora più combustibili fossili di quanti già ne abbiano, combustili che vanno nella direzione esattamente opposta di quanto approvato a Parigi, visto che, così dicono, un calo, minimo, della temperatura può essere concretizzato solo con la diminuzione dell’ uso di petrolio & c.
Quanti interessi deve avere il governo italiano per volere che queste trivellazioni avvengano ed anzi aumentino a dismisura sul nostro suolo, e nelle nostre acque? Chi di dovere deve entrare nel merito della questione, e spiegare le motivazioni del perchè questa decisione non possa essere rivista, in funzione soprattutto di quanto discusso al COP21.

Un accordo del genere, molto ben scritto (e quindi ottimamente vendibile), ma assolutamente non vincolante, sembra fatto su misura per nazioni come Usa, Cina, India, Arabia, visto che sono loro i paesi maggiormente inquinanti al mondo, e poco o niente hanno fatto finora per limitare l’avvelenamento dello stesso; il fatto, gravissimo, che questo accordo inizierà ad avere vigore solo nel 2020, ed o primi “controlli” avverranno nel 2023, lascia campo aperto nei prossimi 5/8 anni a chiunque voglia continuare ad approfittare del bene che la terra ci dà.
In questi prossimi 5 anni, infatti, resteranno attuali gli impegni ora in vigore, che danno 3 gradi come temperatura massima in più da cercare di non raggiungere, e tantomeno superare; possiamo solo immaginare cosa ciò può voler dire per il mondo, che già soffre per quello che l’ uomo ha fatto nell’ ultimo secolo con l’esagerata industrializzazione che ha coinvolto ormai quasi ogni angolo del Pianeta.

Purtroppo c’è anche da dire che pochissima considerazione è stata data al disboscamento sempre più massiccio che sta distruggendo le più importanti foreste e zone umide del mondo, imposto da società che cercano di sfruttare fino all’osso tutte le risorse che la terra ci può dare (vedasi il recente disastro in Brasile o i continui allarmi che arrivano dalla Cina, per non parlare della povera Africa, sfruttata a più non posso).

Se si vuole che l’inquinamento non cresca più, bisogna spegnere ciò che inquina, non dire che lo aumentiamo anche se di poco.

E poi, ormai, anche i bambini sanno quanto poco controllo l’uomo può avere sul clima mondiale, basta che un vulcano abbastanza grosso erutti che la temperatura può salire; le mini-ere glaciali e i surriscaldamenti sulla terra ci sono sempre stati, e solo nell’ ultimo secolo noi la abbiamo inquinata.

Questo non vuol dire che niente possiamo fare, anzi, se calassimo in maniera forzata e obbligata l’uso dei combustibili fossili, potremmo anche a breve risentire di un miglioramento dell’ aria che respiriamo; sarà poco, ma ci gioverebbe solamente.

Ricordiamo il recente nulla di fatto di Doha, nel quale nessun accordo era stato raggiunto, e il totale fallimento del Protocollo di Kioto nel ’97, nel quale accordi furono sì raggiunti, ma poi la troppa necessità di crescita delle nazioni, ed il totale menefreghismo delle stesse in materia ambientale lo fecero abissare.

Parigi perciò può essere considerata un nuovo punto di partenza per la rinascita di una nuova rivoluzione ambientalista tra le popolazioni, ma sicuramente ancora tantissimo ci sarà da fare; noi in prima persona dovremo impegnarci sotto ogni punto di vista, e i nostri governanti dovranno darci ogni tipo di risposte.
Dobbiamo proteggere Gaia, perché sicuramente nei prossimi anni tanti ne vorranno, negativamente, approfittare prima dell’ entrata in vigore di questo accordo, che, se non tenuto in piena considerazione, rischierà di naufragare come i suoi predecessori, facendo piombare la terra ad un ennesimo punto di non ritorno…

Ivano Ghezzi