La centrale ENEL “Eugenio Montale” di La Spezia è stata costruita nel 1962 con 4 gruppi a carbone.
Nel 1990 c’è stato un referendum per la conversione a metano: ha vinto il sì e la centrale è stata chiusa diversi anni per la riconversione. E’ stato lasciato 1 gruppo a carbone e costruiti 2 gruppi a metano che doveva essere il combustibile prevalente.
In realtà il metano è stato sempre sottoutilizzato per i maggiori costi della materia prima e negli ultimi anni praticamente il 95% della produzione è stata fatta bruciando carbone, circa 1.200.000 tonnellate (sì, un milione e duecentomila) all’anno.
La vetustà dell’impianto ha sempre creato problemi di malfunzionamenti ed incidenti con ripercussioni sull’ambiente.
I principali impatti sono:
– i fumi della ciminiera
– le polveri generate dalla movimentazione del carbone che arriva via nave e percorre 3 km di nastro trasportatore per poi venire stoccato in carbonili a cielo aperto
– l’utilizzo di acqua di mare per il raffreddamendo, acqua che viene trattata con antivegetativi per evitare che danneggi l’impianto e viene ributtata in mare a temperatura più alta
– il rumore
– gli scarti della combustione, ovvero le ceneri che negli anni sono andati a finire in discariche abusive
Nel 2013 scadeva l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria all’impianto per continuare a produrre. Il nostro concittadino ed all’epoca Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando l’ha rinnovata per ben 8 anni consentendo ad ENEL di continuare a bruciare carbone, seppur rispettando una serie di migliorie e prescrizioni.
Nel frattempo ENEL ha dato via al proprio piano nazionale di dismissione delle centrali a minor resa e tra queste ha deciso di includere i 2 gruppi a metano della centrale spezzina, pertanto adesso la produzione è al 100% a carbone.
In questo contesto ASL e ARPAL non hanno abbastanza risorse per monitorare ed il Comune ha firmato una convenzione con ENEL che riconosce alla città 1 milione di euro all’anno a titolo di investimento per miglioramenti della qualità della vita. In realtà questi soldi, che sono spiccioli, vengono impiegati in tutt’altri modi.
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