Le cronache degli ultimi anni hanno portato alla luce una scomoda verità che riguarda il territorio bresciano. La crisi economica ha tolto il velo al “benessere” che la pesante industrializzazione della città di Brescia e della sua provincia ha portato ai suoi abitanti e oggi ci presenta il conto attraverso la realtà di un territorio devastato. In particolare, la situazione sanitaria ci appare oggi nella veste di una vera e propria emergenza non più tollerabile né sostenibile. Basti pensare che nel 2009 Brescia ha ottenuto il record nazionale di decessi per tumore e numerosi studi epidemiologici la collocano ai primi posti per l’incidenza di numerose patologie tumorali, soprattutto di quelle infantili.

Pur mancandoci ancora i numeri esatti di questo disastro in termini di costi sociali e di vite umane, la realtà che ci si palesa davanti agli occhi ci appare pesantemente compromessa anche per tutte le generazioni che verranno. Proprio per meglio comprendere e descrivere la gravità di questa situazione abbiamo deciso di riprendere il termine utilizzato dai comitati campani della Terra dei Fuochi: biocidio. Con questo concetto vogliamo indicare il prodotto storico della devastazione che il territorio di Brescia ha subito a seguito della sua industrializzazione selvaggia. Un termine con il quale vogliamo individuare il responsabile del disastro: un modello economico disumano che ha trattato cose e persone come meri strumenti per il raggiungimento del massimo profitto; un modello economico che oggi, oltre che a continuare a devastare e ad avvelenare le nostre terre, è anche causa di una sempre più crescente povertà e marginalità sociale.

In questi anni a centinaia tra cittadini, comitati, studiosi, giornalisti è toccato il duro compito di far emergere e testimoniare questa scomoda verità. Ed è solo attraverso una lotta quotidiana fatta di convegni, presidi, assemblee, scioperi della fame, occupazioni, denunce, blocchi che si sono percorsi i primi passi verso la complessa strada delle bonifiche, per ridare un futuro dignitoso a questo territorio. Ma ancora una volta ci troviamo costretti a constatare l’atteggiamento miope delle istituzioni, chine a preservare gli interessi di chi con questo modello economico si è arricchito a dismisura. Minimizzare e negare la realtà di questo disastro è diventato il pericoloso gioco a cui in molti si sono prestati, dal Comune di Brescia alla Provincia e alla Regione, dall’ Asl, all’ARPA ai vertici di A2A. E, soprattutto, marginalizzare e delegittimare chi con determinazione si oppone e si continua a battere per nuovi modelli di gestione del nostro territorio.

I vari comitati in questi anni hanno saputo raccogliere un enorme patrimonio di informazioni confluito in un sapere tecnico-scientifico che è già in grado di tracciare nuovi e alternativi percorsi per il futuro (basti pensare al referendum sull’acqua, alla legge sui rifiuti zero, alle proposte per contrastare il consumo di suolo, eccetera). È per questo motivo che non vogliamo più aspettare ma pretendiamo che queste strade alternative vengano percorse fin da subito.  Inoltre, le risorse per avviare le bonifiche ci sono, ma sono bloccate e sperperate nella realizzazione delle grandi e inutili opere come Tav, Bre-Be-Mi o la nuova diga del Lago d’Idro, che aggiungono ulteriore devastazione al nostro territorio.

È per questo motivo che combattiamo le politiche di austerità propugnate dalla troika (Commissione europea, BCE e FMI) e dai governi italiani che impediscono i necessari interventi pubblici di salvaguardia ambientale, di monitoraggio e assistenza sanitaria e sociale, di investimenti nella tutela del bene acqua, di bonifica, eccetera.

PRINCIPALI CRITICITA’

–          Sito Caffaro. PCB, diossine, arsenico, mercurio … tutto ciò che è cancerogeno qui lo troviamo. L’aggiornamento recente dello studio Sentieri  osserva un incidenza per i nuovi casi di tumore insorti tra il 1996 e il 2005 eccessi di rischio statisticamente significativi per le seguenti sedi: tutti i tumori +12%, fegato +58%, laringe +30%, polmone +8%, mammella +26%, melanoma +25%, rene +25%, tiroide +49%, emolinfopoietico +10%, linfoma non Hodgkin +20%, leucemia mieloide cronica +61%. Il tutto ha causato, a Brescia in 10 anni, 791 casi di tumore in più rispetto alla popolazione di riferimento sulla quale è stato effettuato il confronto. Inoltre nei ragazzi di età 20-24 anni si registra un eccesso di tumori statisticamente significativo del 42% e del 22% nella classe di età 0-24 anni. Un miliardo e mezzo il costo della bonifica certificato da ISPRA. Briciole, 7-8 milioni le risorse messe a disposizione da Stato e Regione.

–          Inquinamento acque. La prima falda acquifera di Brescia è inquinata.  La seconda , da cui si attinge per dare da “bere” alla città è quindi particolarmente importante e deve essere salvaguardata. Innanzitutto dalle sostanze cancerogene che si trovano sotto la Caffaro. Per fare questo 10 milioni di metri cubi di acqua vengono aspirati ogni anno per evitare la contaminazione della falda più profonda.  Ma nonostante le rassicurazioni di ASL, ARPA E A2A l’acqua di Brescia non può essere considerata di buona qualità. Recentemente alcune analisi fatte da privati hanno certificato la presenza di inquinanti (in particolare cromo esavalente) al di sopra dei limiti stabiliti dalla legge, rendendo quest’acqua non potabile.

–          Grandi Opere. TAV, BRE-BE-MI, DIGA SUL LAGO D’IDRO, AUTOSTRADA DELLA VALTROMPIA. Opere faraoniche, inutili, dannose e costose. Tolgono risorse ai servizi pubblici essenziali (sanità, scuola, TPL …). Tutti progetti sui quali la magistratura è dovuta intervenire a più riprese: basti pensare al recente scandalo che ha riguardato i vertici di Infrastrutture Lombarde e la conseguente inchiesta che tocca anche le future opere sul lago d’Idro. Particolarmente devastante è l’inutile tratta dell’alta velocità Brescia –Verona, proseguimento della Treviglio – Brescia attualmente in costruzione,  che attraversando il Basso Garda, ne stravolgerà il paesaggio e l’economia, consumando 2 milioni e 245 mila metri quadrati di territorio e facendo perdere per sempre il 20% della produzione dei rinomati vini del Lugana.

–          Siti contaminati e sversamenti illegali. Quello della Caffaro è solo la punta dell’iceberg di un territorio che in totale conta 271 siti contaminati  conosciuti. Tantissimi quelli illegali, che fanno della nostra Provincia la “Terra dei Fuochi” del Nord Italia. Basti pensare ai sette ritrovamenti di scorie industriali nocive avvenute in poco più di 2 km di Tav in costruzione tra Travagliato e Castegnato. In pratica ogni volta che si scava si trova terra contaminata. Secondo l’ARPA sono ben 460 gli ettari disseminati in tutta la Provincia occupati da discariche abusive.

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