Foto dal gruppo Facebook Gli Amici dell’Olona

Le immagini della moria di pesci sul fiume Olona, avvenuta nello scorsa settimana, a partire dal 4 luglio ha lasciato sgomenti cittadini e attivisti, da sempre impegnati nella lotta alla tutela di uno dei fiumi più inquinati d’Italia. La notizia dello sversamento di veleni che ha portato all’avvelenamento dell’ecosistema fluviale nel tratto tra Fagnano Olona e Legnano, non ha avuto molta eco sulla stampa nazionale, a differenza di quanto è successo, solo ai primi di maggio con il fiume Sarno, in Campania.

Legambiente Valle Olona e Legambiente Lombardia, attraverso Flavio Castiglioni, tra i fondatori di Cittadini Reattivi, hanno subito denunciato alle autorità il fatto. Ma, fatte le dovute segnalazioni agli organismi preposti – da Ats a Arpa Lombardia, da società Alfa alla Provincia di Varese, dalla polizia provinciale ai Carabienieri forestali, – ancora nessuno ha dato risposte sulle cause che hanno portato alla morte della fauna ittica. Cosa sia successo rimane un mistero che fa infuriare chi ha a cuore le sorti del fiume, a maggior ragione essendo venuti a conoscenza di sopralluoghi effettuati sopra Varese dopo segnalazioni di acque biancastre. 


Vogliamo capire cosa è successo – tuonano da Legambiente – e di chi è la responsabilità di questo scempio. E’ evidente la debolezza del controlli e di tempestività nell’affrontare le emergenze. Abbiamo l’impressione che, ancora una volta si giochi al rimpallo tra le competenze dei vari enti in campo dimenticando che quelli che vengono spesi per il risanamento del fiume sono soldi pubblici. Anzi gli enti che si adoperano per far ritornare il fiume in buona salute dovrebbero essere i primi a segnalare le anomalie e a picchiare i pugni”.

I fatti risalgono a giovedì scorso quando è stata segnalata la presenza di un materiale non identificato che ha colorato le acque di bianco sopra Varese, in corrispondenza di un cantiere che utilizza bentonite per le perforazioni. Qualche giorno dopo, a valle, tra Fagnano Olona e Legnano, si è assistito a una consistente moria di pesci, oggi in fase di rimozione. 

Non sappiamo come siano andati i fatti, certo è che ancora una volta a soffrirne è l’Olona. Se qualcosa ha operato non in conformità con le normative vigenti deve essere scoperto e punito perché episodi del genere non si verifichino più. Lungo il fiume permangono troppe fonti di inquinamento delle acque dovute ad aziende fallite e mai bonifiche o a scarichi non collegati. E’ ora di dire Basta!”

Nonostante, come abbiamo raccontato da queste pagine sin dal 2013, le comunità stiano cercando di riappropriarsi della natura intorno al fiume, lungo la pista ciclopedonale attraversata anche dalla Via Francisca del Lucomagno, l’incuria di istituzioni e imprese, ad oggi ha compiuto l’ennesima strage, in una regione con fortissime pressioni ambientali e al centro della pandemia da Covid-19.

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