Daniela Vellutino, ricercatrice e docente all’Università degli Studi di Salerno, insegna “Comunicazione Pubblica e Linguaggi Istituzionali”. E’ l’ideatrice e curatrice del progetto di didattica sperimentale Diritto di accesso civico che ha l’obiettivo di sperimentare l’uso degli open data nelle differenti forme di scrittura per l’informazione istituzionale e la comunicazione pubblica, insieme all’Osservatorio per la Comunicazione e l’Informazione nella PA in Italia e in Europa (OCIPA) E’ autrice del libro, “L’italiano istituzionale per la comunicazione pubblica“, edito da Il Mulino, 2018. 

Daniela Vellutino

I cittadini per la PA non devono solo essere utenti-consumatori o contribuenti. È tempo che siano sempre più cittadini monitoranti e così reattivi. Cittadini che chiedono informazioni, dati edocumenti alle PA per essere consapevoli, responsabili, cooperanti. Per rispondere a questi cittadini le PA devono avere comunicatori pubblici, vale a dire professionisti capaci di dare informazioni, dati e documenti per far favorire la partecipazione e il controllo della PA (Art. 97 Costituzione) e promuovere, così, nuove forme di socialità e di sviluppo economico.

Tra pochi giorni la Ministra per la PA Fabiana Dadone presenterà il documento del gruppo di lavoro a cui ho partecipato sulla riforma della legge 150/00 che definisce le finalità e le attività d’informazione e comunicazione delle PA e che abbiamo consegnato poco più di un mese fa. Riforma che ritengo indispensabile per migliorare il dialogo con i cittadini e su cui vorrei tenervi informati.

Dal mio canto, dal 2013 ho dato vita al laboratorio didattico “Diritto di Accesso civico” per la comunicazione pubblica e la gestione dei dati pubblici in formato aperto. È un’attività didattica del mio corso «Comunicazione pubblica e linguaggi istituzionali», insegnamento del corso di laurea magistrale Corporate Communication e Media del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

Ogni anno gli studenti monitorano la gestione dei rifiuti urbani del proprio Comune, cercano le informazioni per rispondere a queste semplici domande:

Con la mia TARI in che modo contribuisco ai costi di gestione del servizio di raccolta dei rifiuti? Dove vanno a finire i rifiuti raccolti nel mio Comune? Quanto guadagna il mio Comune dalla loro vendita? Come smaltisce il mio Comune i rifiuti COVID?

Informazioni che tutti noi vorremo trovare nell’Avviso di pagamento della TARI e che invece non troviamo neanche nel sito web istituzionale del Comune, nella sottosezione “Informazioni ambientali” della sezione “Amministrazione Trasparente”. Dove obbligatoriamente dovrebbero essere tutte le informazioni ambientali, non solo per l’articolo 40 del decreto legislativo 33/13, ma anche per il decreto legislativo 152/06 (Testo Unico Ambiente) che in precedenza ha già istituito il diritto di accesso alle informazioni ambientali.

Gli studenti, non trovando informazioni e dati sui siti web comunali, diventano cittadini monitoranti, esercitano il loro Diritto di Accesso Civico e presentano al proprio Comune una richiesta per ottenere queste informazioni ai sensi degli articoli 5 e 40 del Dlgs 33/2013, che, nei fatti, dovrebbe poi obbligare i Comune a rendere note queste informazioni, dati e documenti sul proprio sito istituzionale.

Gli studenti – cittadini monitoranti chiedono quello che ogni cittadino contribuente e utente del servizio vorrebbe conoscere per pagare la TARI con consapevolezza, responsabilità e senso civico. Ottenuti dati, informazioni e documenti dal proprio Comune li gestiscono come dovrebbe fare un comunicatore pubblico: creano una scheda-notizia con le informazioni e i documenti sulla gestione del servizio, creano dataset nel più semplice formato aperto (CSV).

Con questi dati realizzano infografiche dinamiche per spiegare facilmente i costi del servizio, i ricavi delle vendite, quanti rifiuti indifferenziati vengono prodotti e finiscono in discarica o negli inceneritori, tante altre informazioni che un cittadino vorrebbe sapere dal proprio Comune.

In questi anni con gli studenti dell’Osservatorio per la Comunicazione e l’Informazione nella PA in Italia e in Europa (OCIPA) abbiamo elaborato questi format per la comunicazione pubblica, che sono strumenti ipermediali, che poi utilizzano per lo storytelling del servizio della gestione dei rifiuti del proprio Comune. In questo modo gli studenti apprendono le tecniche di scrittura dei linguaggi istituzionali operando come un/a vero/a professionista della comunicazione pubblica.

Ogni anno con i dati ottenuti – o meglio spesso non dati – dai Comuni redigiamo il rapportoannuale sul monitoraggio civico della gestione dei rifiuti urbani comunali: Rapporto «Chi ha dato ha dato!». Come abbiamo questi dati “spesso non dati dai Comuni”? Intanto, i dati ci sono. Sono comunicati dai Comuni ad altre PA. Sono sparsi in tanti documenti amministrativi.

Sono nei Formulari dei Rifiuti (FIR) che sono i documenti di accompagnamento del trasporto dei rifiuti gestiti dai Comuni, sono nei MUD (Modello Unico Dichiarazione Ambientale) che i Comuni annualmente devono inviare alle Camere di Commercio (quest’anno devono presentarlo il 30 giugno). I dati sono dati dai Comuni a tante altre PA ma non ai cittadini.

La scorsa settimana sono partite 76 richieste di Accesso civico, presentate dagli studenti monitoranti ai loro Comuni in Campania, Basilicata, Calabria. Aspettiamo i 30 giorni indicati dal decreto legislativo 33/2013 per le risposte dei Comuni. Già da adesso, però, posso dire che sono molti i Comuni che non sono reattivi. Vi aspetto venerdì 5 giugno alle 18.00, ve ne parlerò nel corso della nostra diretta live.

Daniela Vellutino, sarà nostra ospite venerdì 05/06/2020 alle ore 18.00, in occasione del lancio della nostra newsletter settimanale #Liberaecivica nell’incontro live sulla nostra pagina Facebook, insieme all’avvocata Paola Ferrari, per parlare di cosa possono fare i cittadini per sollecitare le istituzioni alla trasparenza e alla tutela su ambiente e salute.