Trasparenza. Abbiamo apprezzato molto che il nuovo ministro della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone, abbia ripreso ad utilizzare questa parola che applicata alla Pubblica Amministrazione italiana, a tre anni dall’approvazione del Freedom Information Act, ha ancora un che di rivoluzionario. 

Open Government Partenership Forum, incontro della società civile con la ministra Fabiana Dadone, 29 gennaio 2020

Il 29 gennaio 2020, Cittadini Reattivi ha partecipato, come molte altre associazioni nazionali impegnate sui temi della trasparenza e del diritto di sapere, alla riunione plenaria dell’Open Government Partnership Forum presieduto dalla stessa ministra Dadone. Organismo costituito come luogo di dialogo e confronto tra amministrazione pubblica e società civile sul processo partecipato del governo aperto. Cioè di tutte quelle trasformazioni che possono avvicinare cittadini alle istituzioni, a partire dall’accesso alle informazioni di patrimonio pubblico. Come i dati su ambiente, già in obbligo di pubblicazione, salute, appalti, gestione della spesa pubblica.

Fabiana Dadone ha ricordato come la comunicazione per e verso i cittadini debba essere chiara, accessibile e uniformata per tutti i siti della PA e come, invece, ancora oggi, l’accesso ad un sito istituzionale per i comuni mortali si possa rivelare un’impresa. Quella che si è respirata durante l’incontro è stata, di certo, un’atmosfera diversa rispetto a quella che era stata instaurata dalla sua predecessora, Giulia Bongiorno, a cui dovemmo ricordare due anni fa, a cosa servisse, la trasparenza della PA. 

Due anni in cui, però, i processi di apertura delle informazioni hanno subito alcune battute di arresto, come dalle segnalazioni e criticità raccolte dalla nostra associazione, anche proprio nell’applicazione della nuova legge 97/2016 il cosiddetto Freedom of Information Act. 

Se non possiamo non apprezzare alcuni degli sforzi fatti, sia da una parte degli enti e amministrazioni centrali, regionali e locali, per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, (un esempio la nascita del portale partecipa.gov.it, quello del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale o gli OpenData di regione Lombardia o quelli di Regione e Arpa Piemonte) molto resta da fare.

Questi i punti principali che abbiamo condiviso con la ministra Dadone e i colleghi delle altre associazioni intervenuti. 

  1. Non ci può essere un governo aperto senza banche dati aperte e efficienti. Ma il tema open data, nel nostro Paese, aveva già aveva subito diverse battute di arresto. Eppure costituisce la prima azione del IV Piano di OpenGov del governo italiano, da noi monitorata. Come appreso dalla stessa ministra Dadone,  in questa fase di riorganizzazione tra dicasteri, la competenza sugli open data è passata al ministero della Trasformazione Digitale, presieduto da Paola Pisano, ministero ora in fase di completa riorganizzazione. Ma come giustamente ricordato anche da Francesco Piersoft Paolicelli, “la trasparenza senza dati aperti è monca”. Nel nostro piccolo vigileremo su ciò che avverrà nei prossimi mesi. 
  2. Criticità nell’applicazione del Freedom of Information Act. Dalle segnalazioni arrivate alla nostra associazione da tutta Italia, ci sono ancora gravissimi ostacoli ai cittadini, alle associazioni e ai giornalisti che ricorrono alle richieste di accesso all’informazione anche con la legge 97/2016 per chiedere trasparenza su dati ambientali e amministrativi che stiamo raccogliendo in un dossier. Cittadini Reattivi ha rilevato e denunciato, anche in sede istituzionale, già dal 2019  la mancanza della tutela della privacy per i giornalisti. Tema su cui anche Trasparency Italia si è pronunciata più volte e alla quale ci uniamo. Abbiamo inviato segnalazione all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia perché si intervenga anche presso l’Autorità competente. 
  3. Occorrono più spazi di confronto digitali e biunivoci tra la società civile impegnata nel OGP Forum e le Pubbliche Amministrazioni coinvolte. Così come occorre una regia, un coordinamento nel flusso delle informazioni. 

Insomma la strada verso la trasparenza, in Italia, è ancora lunga. Ma come le inchieste giornalistiche, giudiziarie e i report delle diverse Ong impegnate sul tema, il suo esercizio resta  fondamentale per la democrazia italiana e per la risoluzione dei conflitti tra cittadini e istituzioni. Per non lasciare spazio a mafie e corruzione, occorre che ognuno faccia la sua parte.

Rosy Battaglia, giornalista civica e d’inchiesta e presidente di Cittadini Reattivi APS