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Taranto, febbraio 2016 foto di Rosy Battaglia

Nel 2018 a Taranto più di mille persone, dopo le analisi, scopriranno di avere il cancro. Dalle due alle tre persone al giorno il prossimo anno torneranno a casa disperate. A loro non potremo augurare con scanzonata felicità un “buon 2018” e agli altri non sentiamo di poter dire buon anno per lo scampato pericolo all’interno di questa lotteria della morte e della sofferenza che vede i bambini di Taranto ammalarsi di tumore con un drammatico +54% rispetto agli altri bambini pugliesi.”

Con queste parole l’associazione PeaceLink presenta il calendario 2018 dedicato all’ILVA, un calendario che mostra cieli oscurati dalle polveri tossiche e persone ammalate. Un’iniziativa volutamente dura cui però viene contrapposto un calendario dedicato alla speranza e all’impegno civico, con alcune iniziative a cui parteciperà associazione nel corso dell’anno. Queste sono anche le prospettive con cui la città di Taranto si prepara a vivere il 2018, l’ennesimo anno di inquinamento, di battaglie politiche e giudiziarie, ma anche un anno di mobilitazione, di lotta e di speranza di cittadini che non si arrendono. Sono battaglie che Cittadini Reattivi segue da tempo e a cui continua a dare voce con articoli e inchieste, come quella realizzata per Mani tese, I bambini di Taranto vogliono vivere, che ha documentato una delle più gravi ingiustizie ambientali d’Europa.

FireShot Screen Capture #156 - 'I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE_ L’INCHIESTA SU GIUSTIZIAMBIE_' - www_manitese_it_bambini-Il 2018 si apre quindi esattamente come si è chiuso il 2017, con il braccio di ferro sul decreto ILVA tra Regione Puglia e Comune di Taranto da un lato e Governo, con l’aggiunta recente della Provincia di Taranto, dall’altro e con la mobilitazione di cittadini e associazioni a favore del ricorso.

Cittadini che il 28 dicembre hanno indetto una conferenza stampa in cui hanno lanciato la campagna #STOPALDECRETOILVA, una raccolta firme per appoggiare il ricorso al TAR. Il motivo? E’ presto detto: la Corte Costituzionale aveva consentito l’uso degli impianti dell’area a caldo dell’ILVA (sottoposti ancora oggi a sequestro penale) a condizione che venisse eseguita la messa a norma di tutti gli impianti entro il 2015, ma il governo con l’ultimo decreto ILVA del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM 29/9/2017) ha spostato il termine al 2023. Per il Governo è stata la decisione di venire incontro alle richieste della cordata guidata dal colosso dell’acciaio Arcelor Mittal che è disposta a investire nell’ILVA oltre 2 miliardi. Per i cittadini di Taranto sono però altri 5 anni di lento avvelenamento.

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Le reti installate per fermare le polveri, stabilimento Ilva maggio 2017 foto Rosy Battaglia

“Il Governo garantisce ad Arcelor Mittal un trattamento di favore che calpesta i diritti costituzionali dei cittadini” viene spiegato nel comunicato della campagna #STOPALDECRETOILVA . “Il Governo toglie ogni garanzia per i cittadini e i lavoratori. Ad Arcelor Mittal viene consegnata una città priva di tutele, garantendo un trattamento di massimo favore. Quella che si profila è un’operazione dalle caratteristiche neocoloniali in cui il Governo si inchina alla più grande multinazionale mondiale dell’acciaio. Il Governo spoglia la città di Taranto dalle tutele più elementari e la trasforma in una zona franca dove si possa produrre senza il rischio di un intervento della magistratura e senza l’interferenza degli enti locali.”

Da qui nasce il ricorso di Regione e Comune contro il decreto, azione che ha portato a uno scontro istituzionale molto forte col Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Secondo il Governo, infatti, il ricorso mette in pericolo la cessione dell’ILVA e col rischio di dismissione degli impianti e di perdita del posto per oltre 14.000 lavoratori. I toni si sono fatti via via più esasperati per l’avvicinarsi scadenza del 9 gennaio: secondo il Ministro dello sviluppo economico Calenda entro tale data la richiesta di sospensiva legata al ricorso avrebbe implicato la chiusura dell’impianto.

Il governatore della Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci sono stati aspramente criticati, ritrovandosi contro anche i sindacati e rimanendo di fatto isolati dal punto di vista mediatico e istituzionale. I due non si sono però trovati isolati dai cittadini (re)attivi di Taranto e del resto della Puglia che con le loro iniziative hanno dato sostegno al ricorso facendo sentire una voce dissonante rispetto alla narrazione governativa.

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Taranto, quartiere Tamburi, scuolabus – foto Rosy Battaglia

E’ la voce di chi non ne può più di respirare polveri e sostanze tossiche ogni giorno; di chi non ne può più di doversi chiudere in casa ogni giorno che soffia il maestrale perché i parchi minerari non sono stati ancora coperti; di chi non ne può più di sapere che i propri figli hanno un’alta probabilità di sviluppare tumori oltre al rischio di avere danni neurologici permanenti a causa della contaminazione da metalli; di chi non ne può più di scadenze per la messa in sicurezza che vengono rimandate di anno in anno.

E’ la voce di chi non accetta più decisioni calate dall’alto, di chi vuole partecipare all’amministrazione del territorio in cui vive e vuole essere artefice del proprio destino pretendendo il diritto a vivere in un ambiente sano. Sono ormai molti anni che si fanno sentire e la loro voce si fa sempre più forte. I cittadini di Taranto non accettano più che il loro futuro venga deciso in base a logiche che non tengono conto delle necessità della popolazione.

Il 29 dicembre Emiliano e Melucci hanno ritirato la sospensiva non rinunciando comunque al ricorso e ribattendo che la loro iniziativa è legittima e non mette a rischio gli investimenti. La scelta è stata fatta nell’interesse della trattativa con la Am Invest Co, ma la spada di Damocle del pronunciamento del TAR rimane, solo con tempi più lunghi. A conferma della difficoltà e complessità della situazione il nuovo anno si è aperto con l’ingresso in scena di un nuovo attore, Martino Tamburrano, presidente della Provincia di Taranto.

Intorno al perimetro dell'Ilva foto Rosy Battaglia

Intorno al perimetro dell’Ilva foto Rosy Battaglia

Il 6 gennaio, infatti, Tamburrano ha annunciato un ricorso “ad opponendum” contro quello fatto da Regione e Comune asserendo che la legittimazione della Provincia a intervenire “deriva dalla sua rappresentatività del territorio e delle popolazioni ivi residenti”. Con una lettera aperta, però, il gruppo dei Genitori Tarantini si è opposto all’azione del presidente con queste richieste: “chiusura delle fonti inquinanti e restituzione del territorio inquinato ai comuni di pertinenza dopo bonifiche con spese a carico dei responsabili dei delitti contro l’ambiente e gli uomini.” Nella trattativa tra Governo, investitori ed enti locali la partecipazione dei cittadini sarà importante per spostare l’ago della bilancia.

Cittadini Reattivi continuerà a seguire la questione, nei termini più precisi e accurati sul piano della salute e ambientale, oltre a riportare le voci di chi lotta per un futuro migliore e come già assicurato al coordinamento delle associazioni si metterà a disposizione per le iniziative che si lanceranno da Taranto, rispetto al rilancio del coordinamento nazionale delle comunità che vivono nei Siti di Interesse Nazionale e Regionale, grazie all’invito dei Genitori Tarantini.

Il 2018 sarà un altro anno nero per Taranto, ma con le battaglie di oggi si può far sì che non si debba arrivare al 2023 proponendo un calendario ancora peggiore.

 

Per approfondimenti:

Tutti gli articoli e le inchieste su Taranto in Cittadini Reattivi

Qui il reportage completo su Giustiziambientale.org

Inchiesta su Donna Moderna: “L’inquinamento uccide i nostri figli”: le denunce delle mamme d’Italia