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Aspromonte. Punta della Croce, Cristo di Zerbò. Foto di gruppo con tutti i partecipanti al campo di Libera Illuminiamo la salute.

Sì quello che mi guida è l’ossessione per la ricerca della cura di un territorio, l’ossessione per il bene“. Antonio Napoli, contadino-filosofo, socio fondatore della Cooperativa della Valle del Marro che ha ospitato il campo tematico di Libera – Illuminiamo la Salute, contro la corruzione in sanità, a Polistena dall’1 all’8 agosto, è risoluto. Come si può liberare questa terra dalla ‘ndrangheta? Lo si fa divertendosi, ridendo di chi ci osserva da dietro le tende, mentre noi lavoriamo la nostra terra con entusiasmo. La bellezza della legalità ci aiuta non solo a cancellare l’orrore del passato, quello della ‘ndrangheta dei sequestri, ma anche quello del presente, dei diritti che restano ancora favori“. Un messaggio chiaro e semplice, che arriva da una terra bellissima, dalla rigogliosa piana di Gioia Tauro contesa tra il verde dell’Aspromonte e il  turchese dei due mari Ionio e Tirreno, ostaggio ancora di illegalità e soprusi, ma dove lavorare con onestà, manifestare contro le minaccie mafiose, compiere il proprio dovere in ogni ambito professionale, da quello giornalistico a quello medico fino alla tutela del territorio, non è più l’eccezione.

Aspromonte. Punta dele Corce - Cristo di Zerbò. Michele Albanese con Rocco Lupini, Andrea Marino e Lino Licari racconta la storia dell'Aspromonte

Aspromonte. Punta dele Croce – Cristo di Zerbò.
Michele Albanese con Rocco Lupini, Andrea Marino e Lino Licari racconta la storia dell’Aspromonte (foto Rosy Battaglia)

Gli esempi di coloro che sono in prima linea, in questa lotta quotidiana vanno raccontati e ricordati. Da Michele Albanese, giornalista del Quotidiano del Sud sotto scorta da due anni,  misura di sicurezza dovuta dopo le minacce ricevute per aver denunciato, nei suoi articoli, le vicende delle cosche della Piana di Gioia Tauro e il primo a dare la notizia dell’inchino della Madonna delle Grazie durante la processione di Oppido Mamertina, davanti all’abitazione del boss Giuseppe Mazzagatti.  E’ lui che ci ha guidato alla scoperta della “libera Calabria” quella fatta di testimonianze concrete e di storie di vera riscossa civile. Perchè c’è chi scelto di non scappare o di non essere esiliato dalla propria terra, ma di restare o tornare per renderla migliore. “La mia gente non si deve girare dall’altra parte, ma ascoltare le testimonianze concrete di chi agisce per cambiare. Come i ragazzi della cooperativa della Valle del Marro che con le mani dei contadini stanno forgiando i sogni e il riscatto di questa terra e tutti coloro che rimangono presidio di legalità“.

E’ il caso di Rocco Lupini, ora Commissario Capo del Comando Provinciale Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria, in prima linea nella lotta contro le ecomafie. Laureato in Giurisprudenza, ex – agricoltore, mai riconosciuto dallo Stato come vittima dei sequestri nonostante abbia subito, nel 1983, all’età di nove anni, oltre sette mesi di sequestro insieme alla madre Fausta, medico condotto di Melochio. “Non ho odio per coloro che mi sequestrarono e dopo una vita di studio e affetti tra Modena e Bologna, ho scelto di abbandonare tutto e tornare in Calabria a lottare“.
Da Catania, invece, arriva il maresciallo Andrea Marino, comandante dei Carabinieri di Oppido Mamertina, che non ha chinato la testa davanti al boss, abbandonando la processione della Maria Vergine delle Grazie che si era fermata davanti alla casa  di Mazzagatti. “Mi appello agli oppidesi onesti e a tutti voi, non dobbiamo sentirci soli, non dobbiamo avere paura di vivere liberi”.

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Polistena. Il medico Domenico Cordopatri con i futuri medici partecipanti al campo di Libera Illuminiamo la Salute.

Se fai il tuo dovere qui in Calabria, vieni ritenuto un dio, ricevi un grande consenso popolare” ha raccontato con passione Domenico Cordopatri, medico radiologo dell’Ospedale pubblico di Polistena, ai giovani futuri medici del campo di Libera – Illuminiamo la salute. Un racconto accorato di una professione volta con amore viscerale, che lo porta a coprire turni su turni, per garantire il diritto alla sanità pubblica e alla prevenzione, ai suoi concittadini, attraverso TAC e esami di screeening. Ma anche a denunciare le infiltrazioni delle massoneria in ambito sanitario. “Proprio perchè siamo medici non possiamo lasciare che siano altri a decidere della nostra vita”.

Queste sono solo alcune delle storie che si sono alternate nella settimana del campo tematico coordinato da Massimo Brunetti di Illuminiamo la salute e Antonio Napoli della Cooperativa della Valle del Marro, sui diritti negati  e corruzione in ambito sanitario,  che ha visto le testimonianze di Don Pino Demasi, referente di Libera per la piana di Gioia Tauro (che ha poi guidato spiritualmente la comunità di Polistena, domenica 7 agosto alla bella processione dedicata a Santa Marina, patrona della cittadina, a testa alta contro l’illegalità) ; Gaetano Calogero Paci, il Procuratore aggiunto della Procura di Reggio Calabria, Anna Maria Torre, Vincenzo Frangella, Matteo Iuzza, i familiari delle vittime di mafia Marcello Torre, Luigi Inoculano e Giuseppe Lizza (le loro storie nello speciale memoria di Illuminiamo la salute)  i medici e i volontari di Emergency che lavorano al Poliambulatorio per l’assistenza sanitaria ai migranti della piana. Fino alla testimonianza del sindaco Michele Tripodi, in prima linea per la lotta contro la chiusura dell’ospedale della città e il suo depotenziamento, rappresentante di Avviso Pubblico, associazione che ha deciso di far partire, proprio da Polistena, la marcia nazionale degli amministratori sotto tiro, lo scorso 24 giugno.

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Aspromonte. Piani di Marco tra Via delle Fortezze e la Via della Fruria. Da destra la guida del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Lino Licari.

Un alternarsi fitto di racconti di coraggio quotidiano, di sfida alla violenza che hanno avuto il loro momento più alto proprio sull’Aspromonte, al monumento del Cristo di Zerbò, al centro di quelle montagne bellissime, usate dagli ‘ndranghetisti per oltre vent’anni come luoghi per nascondere le vittime dei rapimenti, che hanno colpito indistintamente al nord e nella stessa Calabria. “Ancora oggi  è in atto uno scontro culturale, tra chi ha violentato questa terra e i suoi cittadini onesti e chi invece, chi ha avuto il coraggio di denunciare–  ha ricordato il giornalista Michele Albanese ricostruendo con Rocco Lupini e Andrea Marino le vicende di quegli anni di ‘ndrangheta che hanno segnato  luoghi di natura incontaminati. “La nuova Calabria può ripartire proprio dalla bellezza di questo parco– racconta Lino Licari, guida naturalistica del Parco nazionale dell’Aspromonte che già accompagna frotte di turisti e viaggiatori tra cascate, piani e sentieri storici.

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Polistena agosto 2016. Foto di gruppo dei partecipanti al campo di Libera – Illuminiamo la salute

L’augurio, quindi, è quello di ritornare a Polistena e di far ripartire da qui buone pratiche nazionali legate all’etica civile e alla deontologia professionale. “Un percorso che è possibile solo attraverso la conoscenza dei meccanismi  che portano alla corruzione e all’insediarsi delle mafie. Insieme alla memoria, necessaria per non dimenticare chi ha pagato il prezzo della propria onestà – conclude Massimo Brunetti- e l’impegno fondamentale per diventare costruttori di futuro migliore, in grado di riportare i cittadini al centro dell’interesse pubblico, qui e nel resto d’Italia“.
L’appello di Antonio Napoli ai giovani medici che hanno vissuto, ascoltato e toccato con mano la bellezza della legalità per una settimana è  esplicito. “Azzardatevi a cambiare le cose, adottate un pezzo di Calabria con noi”.

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