FireShot Screen Capture #132 - 'Fino in Fondo - Per chi non si ferma davanti a una porta chiusa' - finoinfondo_it_proQuanto è facile ottenere informazioni dalla Pubblica Amministrazione? Come abbiamo testimoniato già dalla nostra prima inchiesta nel 2013, non è semplice in Italia, neppure sui dati ambientali per cui esiste già la legge 195/2005, ribadita nel decreto 33/2013 che obbliga la Pubblica Amministrazione alla loro pubblicazione.

Un motivo in più per sostenere ogni iniziativa a sostegno della libertà di accesso alle informazioni. Come Fino In Fondo che ​nasce per sostenere cittadini, giornalisti e attivisti a cui è stato ingiustamente negato l’accesso a documenti, dati o informazioni dalle pubbliche amministrazioni. Lanciato dai colleghi di Diritto di Sapere, è il primo crowdfunding destinato a correre in aiuto a chi non vuole fermarsi sulla strada della trasparenza.

Nell’attesa, infatti, che anche l’Italia abbia una vera legge sul diritto all’accesso alle informazioni detenute dalla Pubblica Amministrazione, (vicende che anche Cittadini Reattivi sta seguendo con il coordinamento FOIA4Italy) non c’è molto altro da fare se non perseverare davanti a dinieghi illegittimi e non motivati.

Purtroppo in molti casi il ricorso giudiziale – prima davanti ai Tribunali Amministrativi Regionali (Tar) e poi al Consiglio di Stato – rappresenta spesso l’unica soluzione per ottenere qualche risultato.

È questo il caso dell’associazione Cittadinanzattiva: dopo aver incassato nel 2013 il rifiuto da parte del Miur di fornire alcune informazioni sullo stato di sicurezza delle scuole italiane (informazioni assenti nell’anagrafe dell’edilizia scolastica) ha deciso di fare ricorso al Tar che ha dato ragione all’associazione. Servirà ancora una vittoria al Consiglio di Stato e un terzo ricorso per ottemperanza, ma alla fine Cittadinanzattiva ottiene i dati richiesti.

Tuttavia, la via giudiziaria è costosa e impegnativa. Solo la presentazione del ricorso comporta il pagamento del contributo unificato (circa 600€), a cui va aggiunta, l’assistenza di un avvocato. Pochi sono, quindi, in grado di sobbarcarsi l’onere e l’impegno di un procedimento giudiziario davanti a un accesso rifiutato. Con la riforma del Decreto Trasparenza – presentata dal Premier Renzi e dal Ministro Madia come il Foia italiano – la situazione non sembra migliorare. Anzi. Tra eccezioni vaghe e la possibilità delle PA di negare una risposta senza dover fornire alcuna motivazione o rischiare di pagare alcuna sanzione, il ricorso al TAR rimane ancora l’unico (costoso) rimedio.

Anche per questo Cittadini Reattivi ONG sostiene ed è tra i partner di Fino In Fondo, insieme a Access Info, CILD (Coalizione Italiana per i Diritti Civili), Riparte il Futuro, Transparency Italia, Cittadinanzattiva, The Good Lobby,  per promuovere il primo fondo permamente per sostenere cittadini, giornalisti e attivisti che, incassato un rifiuto ingiusto a una richiesta di accesso vogliano seguire la via del ricorso. Lo scopo è quello di promuovere il ricorso di una selezione di casi di grande interesse pubblico insieme a chi non intende arrendersi davanti a una porta chiusa ma ritiene che la trasparenza sia un dovere dello Stato e un diritto di ogni cittadino.

Solo con una maggiore trasparenza possiamo promuovere una società più giusta e democratica, una cittadinanza partecipata e sostenere un giornalismo di inchiesta di qualità in grado di andare #finoinfondo.

E poichè la trasparenza non è uno sport per spettatori...per donare cliccate qui!