notriv_cittadinireattivi_by_vincecammaIl referendum del 17 aprile sulle trivellazioni riguarda le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel mare italiano entro le 12 miglia marine dalla costa. Il quesito interessa tutti i titoli abilitativi all’estrazione e alla ricerca di idrocarburi già rilasciati e interviene sulla loro data di scadenza. Semplificando, come ci ricorda Pietro Dommarco, “saremo chiamati a decidere se cancellare o meno la norma che oggi permette alle compagnie petrolifere di ricercare ed estrarre gas e greggio in mare, entro il limite delle 12 miglia dalla costa (poco più di 22 chilometri), senza alcun limite di tempo”.

Secondo i dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico, rielaborati da Legambiente e resi in mappa interattiva da Riccardo Saporiti per Cittadini Reattivi, sono 92 le piattaforme presenti entro il limite delle 12 miglia, che corrispondono a 35 concessioni e 43 quelle oltre il limiteIn totale 135 piattaforme, di cui attive sono 79 a cui corrispondono 463 pozzi. 

Come ribadisce sempre Legambiente “nel nostro mare, entro le 12 miglia, ci sono ad oggi 35 concessioni di estrazione di idrocarburi (coltivazione). Tre di queste sono inattive, una è in sospeso fino alla fine del 2016 (è quella di Ombrina Mare, al largo delle coste abruzzesi), cinque erano non produttive nel 2015. Le altre 26 concessioni, che sono produttive, sono distribuite tra il mare Adriatico, il mar Ionio e il canale di Sicilia”.

Queste piattaforme, soggette a referendum, oggi producono il 27% del totale del gas e il 9% del greggio estratti in Italia (il petrolio viene estratto nell’ambito di 4 concessioni dislocate tra Adriatico centrale – di fronte a Marche e Abruzzo – e nel Canale di Sicilia). La loro produzione nel 2015 è stata di 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di Smc (Standar metri cubi) di gas.

I consumi di petrolio in Italia nel 2014 sono stati di circa 57,3 milioni di tep (ovvero milioni di tonnellate). Secondo i calcoli di Legambiente, quindi l’incidenza della produzione delle piattaforme a mare entro le 12 miglia è stata di meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale (0,95%).

Per il gas, i consumi nel 2014 sono stati di 50,7 milioni di tep corrispondenti a 62 miliardi di Smc; l’incidenza della produzione di gas dalle piattaforme entro le 12 miglia è stata del 3% del fabbisogno nazionale.   Secondo i dati forniti dall’Ufficio minerario per gli idrocarburi e le georisorse del Ministero delle Sviluppo Economico, e da Assomineraria, si stimano riserve certe sotto i fondali italiani sufficienti (nel caso dovessimo contare solo su di esse) a soddisfare il fabbisogno di petrolio per sole 7 settimane e quello di gas per appena 6 mesi.

“E’ importante ricordare – sottolinea Rossella Muroni, presidente di Legambiente – che mettere una scadenza alle concessioni date a società private, che svolgono la loro attività sfruttando beni appartenenti allo Stato, non è una fissazione delle associazioni ambientaliste o dei comitati, ma è una regola comunitaria. Non si capisce – prosegue Muroni – perché in questo caso, le compagnie petrolifere debbano godere di una normativa davvero speciale, che non vale per nessun’altra concessione, togliendo ogni scadenza temporale e lasciando la possibilità di appropriarsi di una risorsa pubblica a tempo indeterminato. E ci preoccupa molto – aggiunge la presidente di Legambiente – che il governo, invece di spiegare come intende portare l’Italia fuori dall’era dei fossili, in linea con gli impegni presi a Parigi alla Cop21, mandi segnali contrari quali togliere la scadenza alle attività estrattive in mare entro le 12 miglia”.

Occorre ricordare che già nel 2014, ad un anno dal varo della discussa Strategia Energetica Nazionale e della discussione degli articoli 36 e 38 dello Sblocca Italia, in una lettera al Premier Renzi, un pool di scienziati e ricercatori italiani capitanati da Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna, coordinatore del Comitato Energia per l’Italia avevano ribadito che “le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.

La proposta, proveniente quindi non solo dal mondo ambientalista ma anche da quello scientifico era ed è quella di “un cambio di passo, che guardi al risparmio e all’innovazione e non alla “fossilizzazione” del problema energetico”. Il vero tema in gioco con il quesito referendario del 17 aprile 2016.

Rosy Battaglia in collaborazione con Riccardo Saporiti (dataviz) e Vince Cammarata (copertina)

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