muos-2Accade in Sicilia. Per effetto  della sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, si è acceso per la prima volta dal 9 all’11 marzo il M.U.O.S  (Mobile User Objective System), sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare degli Stati Uniti d’America (US Navy), posizionato all’interno della Riserva naturale Sughereta di Niscemi, proprio per verificare il possibile effetto delle radiazioni sulla salute della popolazione. Mentre l’impianto è stato acceso,  a ribadire che i lavori del Muos sono stati realizzati senza la necessaria autorizzazione in un’area di inedificabilità assoluta e in violazione del decreto che ha istituito la riserva Sughereta di Niscemi, è stata la Procura di Caltagirone, che il 7 marzo 2016 ha chiuso le indagini preliminari, citando in giudizio sette persone. Nelle stesse ore, la Corte di Cassazione di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza di sequestro dell’impianto con cui aveva rigettato il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero della Difesa, contro la decisione del gip di Caltagirone che, a inizio aprile 2015, accettò la richiesta della Procura di apporre i sigilli all’impianto satellitare di Niscemi.

Vicenda complicata e intricata, su cui però è necessario fare luce.  Oggetto del contendere tra Ministero della Difesa da una parte, Comune di Niscemi, associazioni come Legambiente e Movimento No MUOS dall’altra (e Regione Sicilia), sono le 46 antenne NRTF a bassa frequenza, più tre antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari e di due trasmettitori elicoidali in banda UHF (Ultra High Frequency), di 149 metri d’altezza, per il posizionamento geografico. Antenne posizionate, secondo la sentenza,  senza un’accurata verifica dell’impatto ambientale e sanitario, in una delle infrastrutture militari più estese del territorio italiano: 1.660.000 metri quadri di terreni boschivi e agricoli in contrada Ulmo, che coincidono con il Sito di Interesse Comunitario, la riserva della Sughereta di Niscemi, appunto.

muos-1“Un’infrastruttura ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi, grazie ad un’Accordo tecnico tra il Ministero della difesa e il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America riguardante le installazioni in uso alle forze USA di Sigonella, firmato a Roma il 6 aprile del 2006 dall’ammiraglio N. G. Preston, comandante US Navy per la regione europea e dal generale Mario Marioli dell’esercito italiano”, come riporta la scheda di Antonio Mazzeo, peace researcher per conto della Delegazione di sindaci e rappresentanti dei Comitati No MUOS, preparata in occasione dell’audizione a Roma, 11 settembre del 2012 davanti alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati e del Comitato d’inchiesta sull’uranio impoverito del Senato della Repubblica.

Accordo preso senza consultare i sindaci, cittadini e le istituzioni dell’isola che in questi anni hanno dato vita al Movimento Muos che è ricorso anche alle vie giudiziarie per dimostrare le fortissime irregolarità che hanno portato la costruzione di un opera militare, in disprezzo delle norme di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini siciliani. Battaglia legale che portato al sequestro dell’impianto e allo scontro, a colpi di ricorsi ai massimi gradi di giudizio.

A ribadire che i lavori del Muos siano stati realizzati senza la necessaria autorizzazione in un’area di inedificabilità assoluta e in violazione del decreto che ha istituito la riserva Sughereta di Niscemi è stata, appunto, la Procura di Caltagirone, che il 7 marzo 2016 ha chiuso le indagini preliminari, citando in giudizio sette persone, tra cui il dirigente della Regione Sicilia, Giovanni Arnone, cioè colui che ha messo la firma sulle due autorizzazioni del giugno del 2011 che hanno dato il via alla realizzazione dell’impianto satellitare statunitense (fonte MeridioNews). Parte offesa nel procedimento, oltre il Comune di Niscemi, la stessa Regione Sicilia, l’Associazione Rita Atria, Legambiente e il Movimento No Muos Sicilia.

Nella stesse ore, anche la Corte di Cassazione di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza di sequestro dell’impianto, con cui aveva rigettato il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero della Difesa, contro la decisione del gip di Caltagirone che, a inizio aprile 2015, accettò la richiesta della Procura di apporre i sigilli all’impianto satellitare di Niscemi. Come si legge nella sentenza, il sequestro è stato disposto con finalità di salvaguardia dell’ambiente e della salute degli abitanti, perché «l’ambiente non costituisce solo un valore estetico da salvaguardare nella sua staticità, ma luogo nel quale l’uomo esprime la propria personalità individuale e sociale senza pregiudizio per la salute, elevata a diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività».

Lo scorso 13 gennaio proprio il Prefetto di Caltanissetta, alla vigilia dell’accensione del M.U.O.S. per effettuare le misurazioni aveva dichiarato che  era “emersa l’impossibilità da parte dell’Amministrazione locale e degli organi tecnici sopra richiamati di indicare alcuna precauzione da adottare” arrivando quindi a chiedere “di volere posticipare la data delle suddette operazioni al fine di garantire la tutela dell’incolumità e della salute pubblica”.

Data posticipata tra l’9 e 11 marzo, tra le proteste della popolazione di Niscemi, del Movimento e delle Mamme No Muos   e le richieste di Legambiente Sicilia nella mancanza di certezze assolute proprio da parte degli enti a tutela della salute dei cittadini. Lo stesso Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità del 2013, contestato dagli attivisti No Muos e oggetto di contesa in dibattimento, è stato effettuato in base a misurazioni teoriche, da parte di ISPRA, rimandando ad una verifica ad impianti accesi, come riportato nelle sue conclusioni: (…)l’installazione del Muos non impatterebbe negativamente sulla salute della popolazione, ma rilevano contemporaneamente la necessità di un’attenta e costante sorveglianza sanitaria della popolazione delle aree interessate oltre che dell’attuazione di un monitoraggio dei livelli di campo elettromagnetico successivamente alla messa in funzione delle antenne Muos, anche in considerazione della natura necessariamente teorica delle valutazioni effettuate su queste specifiche antenne”.

Sulla carta gli impianti non dovrebbero superare i livelli consentiti dalla legislazione italiana in materia di campi elettrici,, magnetici ed elettromagnetici. Ma allo stato dei fatti, ricostruiti dalla magistratura, l’impianto è stato costruito illegalmente, su misure teoriche mai verificate. Da qui l’accogliemento delle verifiche di misurazione. Da qui la rivolta delle popolazioni locali che non accettano di essere “cavie umane”.

“Abbiamo esultato quando il Tribunale ha sequestrato l’opera, abbiamo brindato quando la Cassazione ha confermato il sequestro. Ora ci troviamo un’altra parte dello Stato che agisce come se quel sequestro non esistesse trovandoci coinvolte in questa assurda guerra tra organi dello Stato” hanno scritto al Prefetto di Caltanissetta le Mamme No MUOS di Caltagirone, chiedendo di avvalersi del principio di precauzione e di non accendere gli impianti.

Intanto in Contrada Olmo, sulla collina di Niscemi continua il presidio degli attivisti, davanti al M.U.O.S che dal 10 marzo è ufficialmente sotto sequesto. Le prove di misurazione si sono compiute non alla massima potenza prevista dall’impianto a regime. Le parabole sono state accese una alla volta ad una potenza di 200W (anzichè 1.600W come da progetto originario) e le antenne elicoidali ad una potenza di 50W anziché 200W.  Chissà, quindi, con quali esiti.

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