La manifestazione a Casale Monferrato il 21 novembre 2014

La manifestazione a Casale Monferrato il 21 novembre 2014

Dalla sentenza Eternit dove il diritto ha cancellato la richiesta di giustizia per la comunità di Casale Monferrato lo scorso 26 novembreAll’assurdo “il fatto non sussiste” del dispositivo di sentenza di Bussi al Tirino e della Val Pescara, con i dirigenti Montedison  assolti dal reato di avvelenamento delle acque e con il reato di disastro ambientale derubricato in disastro colposo, (qui i documenti che attestano il disastro) .

Non è un “Buon Natale” per i cittadini che hanno riposto la loro fiducia nello Stato e nelle Istituzioni, proprio per chiedere che chi ha inquinato debba pagare.  Tanto più se pensiamo che ancora ad oggi il disegno di legge  1345 che introduce il reato di disastro ambientale nel codice penale è fermo, da febbraio, al vaglio del Senato.

Senza dimenticare l’elenco di processi in corso e a rischio prescrizione in cui danno ambientale, sociale e sanitario si sommano in un unicuum drammatico (qui nell’analisi di Legambiente nel dossier Disastri impuniti), la drammatica situazione dell’Ilva di Taranto proprio in queste ore oggetto di un nuovo decreto che mette al palo la tutela della salute della comunità tarantina, come denuncia Peacelink.

O il decreto Sblocca Italia, varato attraverso il voto di fiducia il 5 novembre.  che sempre in tema di bonifiche, tutela del territorio e politica energetica ha introdotto norme a dir poco discutibili (si veda qui e l’analisi di Altreconomia).

Per chi come noi ha seguito e segue ogni giorno le vicessitudini delle popolazioni che vivono intorno ai siti inquinati (che non sono solo i 57 siti di interesse nazionale peraltro, come avevamo raccontato nella nostra prima inchiesta,) questo periodo di festività non riuscirà purtroppo a placare  la fame di giustizia.

Anche per questo non resta che la mobilitazione civile, il monitoraggio civico, la richiesta incessante di trasparenza e accesso ai dati ambientali e sanitari (che vanno a braccetto con la richiesta di una nuova legge sul diritto di accesso ai dati della PA, vedi la campagna sul FOIA Freedom Information Act per mettere alle strette coloro che hanno la responsabilità del dramma ambientale, sanitario, e quindi sociale, in opera in questo Paese.

Dallo sciopero della denuncia messo in atto dal Forum Abruzzese per l’Acqua Pubblica alle denunce e i ricorsi alla Corte Europea. Alla raccolta di firme “In Nome del Popolo Inquinato, alle mobilitazioni sui territori, da Casale Monferrato a Casal di Principe. Passando per Brescia, Brindisi, Milazzo.

Quanto ci costa la mancanza di una vera politica che sostituisca il deserto dell’Italia post industriale all’Italia possibile attraverso la realizzazione della vera Green Economy? Quanto ci costa in termini economici e sanitari non investire in un Paese migliore degno del futuro dei nostri figli?

Pensiamo al caso di Matera, futura capitale europea della cultura, circondata da trivellazioni alla ricerca di petrolio. Almeno 64 comuni sono insorti contro la politica fossile, ma davvero, qual’è il vero oro del nostro Paese?

Sono domande che ci stiamo ponendo in tanti e in maniera sempre più articolata e complessa. forse sarebbe ora che qualcuno rispondesse e decidesse, con coraggio, davvero il cambiamento necessario per questa Italia tutta da bonificare. In tutti i sensi.

I cittadini reattivi e resilienti vanno avanti. E noi andremo avanti a raccontarli.

Rosy Battaglia