Silenzio di Stato“. Si intitola così il primo rapporto nazionale sull’accesso all’informazione della Pubblica amministrazione in Italia lanciato dalla campagna Diritto di sapere, a cui hanno aderito cittadini e giornalisti, presentato l’anno scorso al Festival del giornalismo di Perugia.

A Guido Romeo, cofondatore del progetto nato in collaborazione con Access-Info Europe e grazie al sostegno dell’Open society foundations, abbiamo fatto qualche domanda sulla trasparenza amministrativa in Italia.

Qual è lo scopo dell’alleanza fra cittadini e giornalisti che c’è dietro Diritto di sapere?

Quello che facciamo è promuovere e cercare di espandere il diritto all’informazione e quello all’accesso civico. Significa poter conoscere quello che lo Stato raccoglie sulla nostra vita, con le nostre risorse. Sono dati, atti, informazioni. Sono cruciali per la vita democratica e per fare scelte opportune in ogni campo. Se sappiamo come funziona la nostra sanità possiamo evitare scelte infauste, così per l’ambiente e ogni spesa pubblica.

Se un cittadino vuole accedere ai dati sull’ambiente, sulla salute e sulle spese della Pubblica amministrazione a quali leggi deve fare riferimento?

Grazie al decreto “Trasparenza” in vigore dal 20 aprile 2013, in Italia ci sono già molti dati pubblici disponibili online. In generale, ricorrendo alla legge 241/1990, che è pero vista come una delle più restrittive a livello europeo, ognuno di noi può effettuare una richiesta alla Pubblica amministrazione. Ma in tema di dati ambientali il cittadino può e deve fare riferimento alla Convenzione di Aarhus, ancora poco usata nel nostro paese, ma che in realtà è un vero “Freedom information act” a tutela dell’ambiente e per la partecipazione dei cittadini alle scelte in questo campo.

Diritto di sapere ha presentato lo scorso anno il primo rapporto di monitoraggio sull’accesso ai dati in Italia. Lo avevate intitolato Silenzio di Stato, perché?

Soltanto un quarto delle richieste del nostro monitoraggio aveva ricevuto risposta (27%) e solo il 13% delle richieste ha avuto un riscontro pienamente soddisfacente per chi aveva effettuato la richiesta. Ma la cosa più preoccupante è che il restante 73% delle risposte non può essere considerato conforme agli standard internazionali del diritto all’accesso. La legge italiana prevede una risposta entro 30 giorni. In realtà, nel nostro campione la mancata risposta da parte delle istituzioni interpellate è stata estremamente alta, ben il 65%.

Davanti a questi dati sconfortanti cosa possiamo fare?

Possiamo essere una miccia per innescare il cambiamento, continuando a esercitare il nostro diritto alla trasparenza. Dal canto nostro abbiamo redatto il manuale Legaleaks in creative commons, disponibile online, che è una “cassetta per gli attrezzi” per i cittadini e i giornalisti. Al Festival del giornalismo di Perugia (in programma dal 30 aprile al 4 maggio, nda) a un anno dell’entrata in vigore del decreto “Trasparenza”, ne presenteremo l’aggiornamento.

a cura di Rosy Battaglia per La Nuova Ecologia – Cittadini Reattivi

Scarica l’articolo in pdf e l’inchiesta Veleni Occulti su La Nuova Ecologia di aprile 2014