I dati ci dicono che,  in media, ognuno degli 8092  comuni italiani ha, sul proprio territorio, almeno due siti da bonificare. A completa definizione di questo quadro non possiamo dimenticare  l’amianto,  che a 20 anni dal suo bando insiste ancora in ben 34.148 siti da bonificare (rapporto Legambiente Liberi dall’amianto, 2012) in tutto lo stivale (tra cui edifici pubblici, scuole, ospedali e in 6 dei Siti di Interesse Nazionale: Casale Monferrato, Balangero, Emarese, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla) con il dramma di 15.845 casi di mesotelioma maligno dal 1993 al 2008, una media di 2000 morti l’anno, ed il picco di mortalità previsto tra il 2020 e il 2025 dallo stesso Ministero della Salute, lo scorso novembre

Numeri che accostati a quelli emersi dalle indagini epidemiologiche che hanno confermato l’eccesso di mortalità nella popolazione residente in 44 SIN (Siti di interesse Nazionale, da bonificare), resi noti con lo studio SENTIERI, (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio inquinamento),  siti contaminati  da inquinanti cancerogeni (amianto , diossine, PCB, oltre fenoli, arsenico, cromo esavalente, mercurio, pesticidi e idrocarburi), non possono che destare allarme e preoccupazione.

Non ultimo l’aggiornamento dello studio Sentieri su SIN Brescia – Caffaro presentato lo scorso 22 marzo, da Pietro Comba dell’Istituto Superiore di Sanità e Paolo Ricci di AIRTUM, dell’Osservatorio Epidemiologico ASL di Mantova, che ha evidenziato l’aumento nella popolazione bresciana dell’incidenza di tumori al fegato +58% , alla tiroide +49%, al seno +26% e l’ aumento del Linfoma Non Hodgkin + 20%, dovuta all’assunzione attraverso la catena alimentare e il latte materno di PCB (policlorobifenili) da poco accertati dallo IARC come cancerogeni in classe 1.

 

Eppure anche in una situazione così drammatica è fondamentale l’informazione per i cittadini. Sia sui possibili rischi venendo a contatto con ambienti e sostanze contaminanti, che rispetto ai dati su ambiente e salute che ancora non sono di dominio pubblico. L’intervista al dott. Pietro Comba, Direttore del Reparto Epidemiologia Ambientale,. Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell’ Istituto Superiore di Sanità, già curatore del Rapporto SENTIERI, stabilisce un punto sul dialogo indispensabile e necessario tra ricercatori, medici e popolazione.