Che siano cittadini reattivi è un fatto assodato. In un territorio fortemente inquinato come quello della Valle del Sacco, tra la provincia di Roma e Frosinone, costellato di impianti di incenerimento oltre che di siti da bonificare, dove l’inquinamento da Beta-Esaclorocicloesano ha lasciato un segno indelebile in buona parte della popolazione, come abbiamo raccontato nella nostra inchiestal’incendio dell’impianto ACEA A.R.I.A. per la preselezione di CDR -Combustibile Derivato da Rifiuti- nell’ex area industriale Snia a Paliano (FR), non è passato inosservato. Moltissimi cittadini hanno documentato con foto e video la fumata e la nube nera che ha avviluppato buona parte della valle, dopo l’incidente accaduto tra il 18 e il 19 giugno.

Il passaparola dai social network ha portato alla mobilitazione con un flashmob nella piazza di Colleferro. Mobilitazione attuata per chiedere alle istituzioni trasparenza comunicativa sull’incidente e allo stesso tempo sensibilizzare sui possibili rischi di esposizione alle nube anche quella parte di popolazione meno “social media addicted”-

Come dicono i responsabili di Reteuvasaun dato evidente è che la cittadinanza attiva è stata molto più reattiva delle amministrazioni e ha avuto un ruolo importante nella divulgazione delle informazioni, aggiornate in tempo reale. I Comuni hanno lanciato tardivamente ordinanze precauzionali di prevenzione giunte ai più attraverso la Rete internet; quello di Colleferro addirittura dapprima si è giustificato dicendo che la colpa non era degli inceneritori – quindi il problema non esiste – e poi ha tranquillizzato tutti affermando che non c’era pericolo alcuno. Le foto a noi pervenute affermano il contrario e cioè che la nube era anche sopra le teste dei cittadini di Colleferro oltre che di Paliano, Anagni e supponiamo anche dei Comuni dell’Alta Valle”.

Ma non solo, dai cittadini oltre la richiesta di misure di tutela della salute, arrivano anche proposte per avvisare per tempo la popolazione nelle situazioni di emergenza, come l’istituzione di un Green Point, con pannelli luminosi che potrebbero essere ancora necessari in un area con 21 aziende ad alto rischio rilevante, secondo la legge Seveso Bis, su 69 della regione Lazio, di cui ben 7 solo nel paese di Anagni.

Intanto per ogni altra informazione vi rimandiamo al sito di Retuvasa. I cittadini continuano a vigilare.